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La piaga della pedofilia

Ogni atto volontario o involontario da parte di un adulto, che danneggi in modo grave lo sviluppo fisico, psichico, affettivo, intellettivo e morale del minore è abuso sull’infanzia.

Abusare di un bambino significa compromettere lo sviluppo armonico, non rispettandone i bisogni, condizionandone e destabilizzandone la crescita e le future relazioni che egli instaurerà con il gruppo dei pari e con i familiari.

L’abuso si manifesta in diverse forme: alcune sono più esplicite, poiché avvengono direttamente con l’uso della violenza, altre sono implicite, e quindi più celate e meno evidenti L’abuso solitamente viene negato e nascosto da colui che mette in atto l’azione, dalla vittima e spesso da chi ne viene a conoscenza (ci si riferisce all’abuso intrafamiliare). E’ indispensabile essere consapevoli che esso non ha una risoluzione spontanea ma tende al peggioramento nel tempo. Le diverse forme di abuso possono essere racchiuse all’interno di tre grandi categorie: maltrattamento, patologia delle cure e abuso sessuale.

Il maltrattamento fisico del bambino avviene quando i genitori, o chi per essi, commettono, o consentono che si eseguano, lesioni fisiche sul bambino. Benché questa tipologia è alquanto individuabili tra quelle più facilmente riconoscibili, non sempre chi la subisce palesa segnali evidenti. Infatti, anche quando si lascia una traccia visibile sul corpo della vittima, essa nega.

Il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM IV) annovera la pedofilia nella categoria diagnostica delle parafilie (disturbi sessuali e identità di genere). La pedofilia è “caratterizzata da fantasie, impulsi sessuali o comportamenti ricorrenti eccitanti sessualmente, che comportano attività sessuale con uno o più bambini pre­puberi (minori di 14 anni e comunque in età antecedente allo sviluppo fisico delle caratteristiche sessuali di genere)”.

Molto spesso si ritiene che un bambino oggetto di abuso sessuale sia colui su cui si è agito con violenza o che è stato indotto contro la sua volontà a partecipare ad un rapporto sessuale. Bisogna sottolineare che è di gran lunga più grave: abusare sessualmente di bambini e adolescenti, quindi di persone incapaci d’intendere e volere, significa coinvolgerli in attività che essi non riescono pienamente a comprendere e alle quali non sono in grado di acconsentire con totale consapevolezza.

Quali:

Gesti sessuali che necessitano di un contatto fisico violento

Gesti sessuali che consumano mediante contatto fisico non violento

Gesti sessuali dove non esiste contatto fisico (per esempio, mostrare a un minore immagini da un film hard, o rivista pornografica).

Tutto ciò si consuma in un rapporto non paritario, perchè il minore si trova, rispetto all’adulto, in una posizione di impotenza fisica, psichica e di gestione di potere che nessun adattamento passivo, può essere scambiato per consenso, può annullare o ridurre. Purtroppo è un fenomeno che permea trasversalmente tutte le fasce sociali e pertanto sia l’abusante sia la vittima possono essere dappertutto.

L’abuso intrafamiliare, cioè quello che si consuma nell’ambito domestico ed è la tipologia più frequente.

E’ il luogo in cui, da sempre e nel silenzio, si sono consumati le violenze più turpi e distruttive, perché è il luogo in cui il bambino per natura si fida e nei cui confronti non può attivare difese; perciò egli, con inganno, ubbidisce a ciò che gli viene richiesto e viene rassicurato come “buono” e per il suo “bene”.

L’abuso extrafamiliare è ciò che viene messo in atto da persone estranee alla famiglia o nucleo parentale. Solitamente il bambino conosce il proprio abusante e ha già costruito un rapporto particolare.

Per esempio l’ambito scolastico, dell’associazione sportiva, religiosa etc…. La scuola come area di socializzazione seconda solo alla famiglia, anche per l’abuso rappresenta il secondo luogo ove il bambino è a rischio di violazioni fisiche.

Ma la “strada” è per eccellenza il territorio dove i rischi si moltiplicano perché è il luogo in cui avvengono, anche in zone molto affollate, la violenza di gruppo. Oggi più che mai questo tipo di violenza è sempre più in voga tra i teen agers.

Lo sfruttamento sessuale si basa nell’uso del minore a fini di lucro, messo in atto da singoli o da gruppi organizzati. Tra queste vi è la pedofilia on-line: esiste una “fiaba metropolitana” sulla pedofilia, che sarebbe opportuno analizzare e sfatare, che si basa sulla convinzione che i frequentatori di quel settore non siano veri pedofili, ma soggetti che si limitano a guardare, ovvero una specie di pedofili voyeur o, addirittura, una categoria di pedofili platonici.

In realtà il pedofilo on-line, prima di essere nel web, è un pedofilo a 360°. Le statistiche sull’incidenza, l’utilizzo e la presenza assidua di persone parliamo (a livello internazionale) di centinaia di migliaia nei siti che offrono materiali pedopornografici a pagamento, ognuna delle quali scarica centinaia di foto e filmati di questo tipo, non si uniformano all’idea del semplice curioso e tantomeno alla tipologia dell’essere trasgressivo o perverso che cerca , mediante nuove emozioni e stimoli, di superare i limiti del lecito e del normale.

Invece si uniforma con l’idea del pedofilo cui l’evoluzione tecnologica ha fornito nuovi strumenti per l’approvvigionamento di materiali, che un tempo erano di difficile reperimento, ed evidenzia un soggetto che mostra apertamente la natura compulsiva e ossessiva della propria devianza sessuale, ovvero di un pedofilo del tutto classico, al quale internet ha solo reso più facile l’esercizio della propria pulsione. I siti settoriali quotidianamente accessibili in internet sono numerosissimi, essi forniscono, mediante corrispettivo da tariffario, materiali pedopornografici, utilizzando siti promozionali diretti che consentono l’ingresso ad altri siti più completi.

Mariagabriella CORBI

Dottoressa in Scienze dell’educazione – Consulente dell’educazione familiare – Mediatrice Familiare

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