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La famiglia come ponte tra il mondo militare e la società

Anche se poco esplorato, poco conosciuto ma diffuso è il tema della famiglia del militare, psicodinamiche endogene e dello stretto rapporto che intercorre tra essa ed il quotidiano della Forza Armata.

Si può percepire il disagio che la famiglia del militare prova in conseguenza della capacità inglobante del sistema militare su di essa e degli impegni ed obblighi fondamentali che ne derivano, come i periodi di missione lontani da casa, l’obbligo di reperibilità quasi h24, i trasferimenti e/o pendolarismo tra la sede di assegnazione e la residenza della propria famiglia. Molto spesso, infatti vita familiare e vita militare, nei loro specifici ritmi, entrano in collisione perché il militare si trova al centro di due sistemi organizzativi che richiedono attenzione ed impegno.

La scelta della carriera militare non è più una scelta occupazionale ma diventa una vera e propria vocazione, di uno stile di vita che avvolge totalmente l’esistenza di un individuo e di coloro che lo amano.

Proprio per le varie difficoltà di sintonizzazione dei vari sistemi tante Nazioni hanno attivato varie tipologie di sostegno alle Famiglie dei militari per ridurre al minimo la sensazione di disagio cui vanno incontro ad ogni trasferimento di servizio. Queste oscillano dal: reperire alloggi e strutture scolastiche adeguate, reperire personale idoneo ad accudire i bambini nell’età pre-scolare, fornire informazioni utili per agevolare l’inserimento del nucleo familiare nella nuova città, fino ad arrivare ad un vero e proprio sostegno psicologico.

Questo perché la famiglia è considerata la principale agenzia di socializzazione che media e regola i percorsi fra condizioni, bisogni, aspettative, deprivazioni assolute e relative, rispetto ai rischi e alle esperienze di devianza che nelle varie fasi un individuo può andare incontro. Non è quindi incauto pensare di intervenire sulla famiglia con forme di progettazione centrate su un’ottica di tipo promozionale, ossia, non tanto con un’attenzione focalizzata sui rischi, quanto piuttosto attraverso l’offerta non specifica di risorse, competenze, abilità, favorendo il coinvolgimento della famiglia in attività solidaristiche e pro-sociali.

E’ innegabile che la struttura della famiglia degli ultimi trenta anni è molto diversa dal modello tradizionale della famiglia italiana di cinquanta anni fa. La famiglia moderna è composta dai genitori ed uno o due figli (raramente, almeno al Centro- e Nord-Italia, più di due), ed entrambi i genitori generalmente lavorano fuori casa.

In primo luogo, a livello della vita quotidiana, le famiglie italiane si riuniscono sempre, per almeno un pasto al giorno, intorno allo stesso tavolo. La cena è un momento di dialogo tra genitori e figli, uno dei pochi nei quali tutti i membri della famiglia hanno la possibilità di stare insieme salvo .

Un ulteriore elemento che lega ancora la famiglia di oggi a quella del passato è lo stretto legame affettivo che rimane tra i suoi membri, anche quando questi hanno formato nuovi nuclei familiari. Gli italiani sono, per esempio, sempre pronti ad aiutare i loro parenti, specie nel campo del lavoro o nelle difficoltà economiche.

E anche se vivono lontano i membri di uno stesso gruppo familiare cercano sempre di ritrovarsi tutti insieme in occasione delle feste religiose (Natale e Pasqua) o di quelle familiari (battesimi, prime comunioni, matrimoni), anche se alternate per i vari servizi cui il militare è chiamato. Negli ultimi anni tanti di loro si sono trovati lontani per missioni all’estero ed hanno delegato il compito di genitore a colui che è rimasto. I minuti interminabili, i giorni e……il conto alla rovescia della “STECCA” e finalmente il rientro. Ma quali sono le reazioni del rientro dei bambini? Proviamo ad analizzarne qualcuna.

I bambini provano tanti sentimenti quando ritorna a casa un genitore. Spesso sono forti di carattere, ma cambiamenti e insicurezze possono impaurirli e renderli vulnerabili. Il genitore che rimane con i bambini dovrebbe parlare quotidianamente del genitore lontano e disporre foto di lui/lei all’altezza degli occhi dei bambini. Incoraggiate i bambini a rimanere in contatto con l’altro genitore tramite e-mail, lettere, pacchi, videoregistrazioni e telefono. Usate un calendario per annotare il tempo trascorso e per celebrare avvenimenti speciali.

Bambini piccoli e in età prescolare probabilmente non capiscono il significato di termini come «dovere» e «missione». Bambini in età scolare e adolescenti sanno cosa significano ma sono comunque arrabbiati e impauriti, soprattutto se credono che la missione sia pericolosa. Simili reazioni possono talvolta presentarsi dopo il ritorno del padre o della madre andato/a in missione.

Come gli adulti anche i bambini hanno bisogno di tempo per abituarsi alle nuove situazioni – perciò i cambiamenti dovrebbero avvenire gradualmente. Il genitore che ritorna a casa dopo un lungo periodo di assenza deve saper accettare che all’inizio il bambino probabilmente si sentirà più vicino al genitore rimasto a casa.

Entrambe le parti dovrebbero mostrarsi molto interessate alla scuola, alle attività e agli interessi dei bambini. Chiedete ai bambini cosa stanno facendo e incoraggiate ogni loro idea. Ancor più importante è però capire cosa pensano o sentono i vostri bambini. L’azione coadiuvante del genitore cui è rimasto accanto è indispensabile anche perché sa che lo fa per l’uomo i cui ideali spesso lo portano anche a passare i giorni in cui tutti sono riuniti in famiglia, lontano da casa, ma ciò non compromette nessun rapporto, ciò non vuol dire che preferisce la caserma alla famiglia, vuol semplicemente dire che ha una persona Speciale accanto che in ogni singolo istante la pensa e la porta stretta dentro al cuore, con un immensa voglia di riabbracciarla presto.

Mariagabriella CORBI

Dottoressa in Scienze dell’educazione – Consulente dell’educazione familiare – Mediatrice Familiare

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