Disegno di legge per la regolamentazione e
prevenzione dei conflitti collettivi di lavoro con riferimento alla
libera circolazione delle persone.
Articolo 1
(Revisione della legge 146/1990 e successive
modifiche in settori o attività che incidano sul diritto alla
mobilità e alla libertà di circolazione)
1. Al fine di favorire
il funzionamento di un libero e responsabile sistema di buone
relazioni industriali, il Governo è delegato a emanare, entro
un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge e
sentite le parti sociali, uno o più decreti legislativi
diretti a realizzare un migliore e più effettivo
contemperamento tra esercizio del diritto di sciopero e il diritto
alla mobilità e alla libera circolazione delle persone. 2. La
delega di cui al comma 1 deve uniformarsi ai seguenti principi e
criteri direttivi da valere altresì come principi ispiratori
per gli accordi e codici di autoregolamentazione ovvero nelle
regolamentazioni provvisorie sui servizi minimi da garantire in caso
di sciopero nei settori o nelle attività che incidano sul
diritto alla mobilità e alla libertà di circolazione:
a) previsione della necessità di proclamazione dello sciopero
da parte di organizzazioni sindacali complessivamente dotate, a
livello di settore, di un grado di rappresentatività superiore
al 50 per cento. Per le organizzazioni sindacali che non superano la
soglia del 50 per cento, previsione dell’istituto del
referendum preventivo obbligatorio tra i lavoratori dei settori o
delle aziende interessate dallo sciopero, a condizione che le
organizzazioni sindacali che indicono il referendum siano
complessivamente dotate, a livello di settore, di un grado di
rappresentatività superiore al 20 per cento. In quest’ultimo
caso la legittimità dello sciopero è condizionata al
voto favorevole del 30 per cento dei lavoratori interessati dallo
sciopero; b) previsione per via contrattuale o, in assenza di accordo
o contratto collettivo, nelle regolamentazioni provvisorie della
dichiarazione preventiva di adesione allo sciopero stesso da parte
del singolo lavoratore almeno con riferimento a servizi o attività
di particolare rilevanza; c) previsione per via contrattuale
dell’istituto dello sciopero virtuale, inteso come
manifestazione di protesta con garanzia dello svolgimento della
prestazione lavorativa, che può essere reso obbligatorio per
determinate categorie professionali le quali, per le peculiarità
della prestazione lavorativa e delle specifiche mansioni, determinino
o possano determinare, in caso di astensione dal lavoro, la concreta
impossibilità di erogare il servizio principale ed essenziale;
d) predisposizione di adeguate procedure per un congruo anticipo
della revoca dello sciopero al fine di prevenire i pregiudizi causati
dalla diffusione della notizia dello sciopero e di una più
efficiente disciplina delle procedure di raffreddamento e
conciliazione in ragione della specificità dei singoli settori
oggetto della presente delega; e) semplificazione delle regole
relative agli intervalli minimi tra una proclamazione e la successiva
anche in funzione del grado di rappresentatività dei soggetti
proclamanti, nonché di una revisione delle regole sulla
concomitanza di scioperi che incidano sullo stesso bacino di utenza;
f) disciplina del fermo dei servizi di autotrasporto con specifico
riferimento alle prestazioni essenziali da garantire e alla durata
massima della astensione; g) attribuzione di specifiche competenze e
funzioni di natura arbitrale e conciliativa, anche obbligatorie per i
conflitti collettivi, alla Commissione per le relazioni di lavoro di
cui al successivo articolo 3 la quale può avvalersi, a questo
specifico fine e ferma restando l’esclusione di oneri
aggiuntivi per la finanza pubblica, di strutture e personale del
Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali
nell’ambito delle loro competenze istituzionali;
h) migliore e più
effettivo raccordo e scambio di informazioni tra la Commissione per
le relazioni di lavoro e le autorità amministrative competenti
per l’adozione della ordinanza di precettazione;
i)
potenziamento del coinvolgimento delle associazioni degli utenti e
della corretta informazione all’utenza dei servizi essenziali
anche attraverso le televisioni e gli strumenti e gli organi di
comunicazione di massa;
j) divieto di
forme di protesta o astensione dal lavoro in qualunque attività
o settore produttivo che, per la durata o le modalità di
attuazione, possono essere lesive del diritto alla mobilità e
alla libertà di circolazione;
Articolo 2
(Revisione e potenziamento del sistema sanzionatorio
di cui alla legge 146/1990 e successive modifiche)
1. Il Governo è
altresì delegato a emanare, entro un anno dalla data di
entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti
legislativi diretti a rivedere e aggiornare il regime sanzionatorio,
per tutti i servizi pubblici essenziali, nel caso di violazione delle
regole sul conflitto da parte dei promotori del conflitto, delle
aziende che tengono comportamenti sleali e dei singoli lavoratori con
specifico riferimento al fenomeno degli scioperi spontanei, sulla
base dei seguenti principi e criteri direttivi: a) aggiornamento e
rivalutazione della entità economica delle sanzioni nei
confronti delle imprese o amministrazioni che erogano i servizi e
delle organizzazioni sindacali proclamanti in considerazione della
gravità della violazione e della eventuale recidiva, della
violazione dell’invito della Commissione ai sensi dell’articolo
13, lettere c), d), e) e h), della legge 12 giugno 1990, n. 146, come
modificata e integrata dalla legge 11 aprile 2000, n. 83, nonché
della gravità degli effetti dello sciopero irregolare o
spontaneo sul servizio pubblico; b) previsione di illeciti
amministrativi con riferimento alle condotte dei lavoratori che si
astengono dal lavoro in violazione delle norme di legge o di accordo
o contratto collettivo, in alternativa alle condotte sanzionate
disciplinarmente di cui all’articolo 4 della legge 12 giugno
1990, n. 146, come modificata e integrata dalla legge 11 aprile 2000,
n. 83, da sanzionare, con riguardo alla gravità della
infrazione, alle motivazioni e alle modalità della astensione,
con il pagamento di una somma di denaro da un minimo di 500 euro a un
massimo di 5000 euro. c) estensione delle sanzioni previste dalla
legge n. 146/1990 alle violazioni di cui al comma 1, lett. i)
dell’articolo 1 della presente legge, anche se realizzate da
soggetti che operano in settori diversi dai servizi pubblici
essenziali d) affidamento alla Commissione per le relazioni di lavoro
del compito di irrogare le sanzioni di cui ai capi che precedono; e)
riscossione mediante ruolo delle sanzioni pecuniarie amministrative.
Articolo 3
(Commissione per le relazioni di lavoro)
1. La Commissione di
Garanzia della attuazione della legge di regolamentazione del diritto
di sciopero nell’ambito dei servizi pubblici essenziali di cui
agli articoli 12 e 13 della legge 12 giugno 1990, n. 146, come
modificata e integrata dalla legge 11 aprile 2000, n. 83, è
denominata Commissione per le relazioni di lavoro. 2. Al fine di
contribuire a migliorare il funzionamento e l’effettività
del sistema di relazioni industriali e prevenire le forme esasperate
di conflitto sulle tematiche del lavoro, la Commissione per le
relazioni di lavoro ha il compito, oltre a quanto già previsto
dalla attuale legislazione e in funzione delle modifiche che si
renderanno necessarie per l’attuazione delle deleghe di cui
agli articoli 1 e 2, di verificare l’incidenza e l’effettivo
grado di partecipazione agli scioperi nei servizi pubblici essenziali
anche al fine di fornire al Governo, alle parti sociali e agli utenti
dei servizi un periodico monitoraggio sull’andamento dei
conflitti, sul loro reale impatto sui servizi essenziali e, in questa
prospettiva, sulla rappresentatività degli attori sociali tale
da garantire trasparenza e simmetria informativa nelle relazioni
industriali.
3. Nel valutare il grado di rappresentatività
dei soggetti proclamanti, anche ai fini di cui al comma 2, lett. a),
del presente articolo la Commissione utilizza, là dove
presenti, indici e criteri elaboratori dalle parti sociali ivi
compresa la certificazione all’INPS dei dati di iscrizione
sindacale. Nel settore pubblico resta ferma la disciplina vigente in
materia di rappresentatività sindacale.
4. La
Commissione per le relazioni di lavoro è composta da un numero
massimo di cinque membri scelti, su designazione dei Presidenti della
Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, tra esperti di
relazioni industriali e nominati con decreto del Presidente della
Repubblica. Per l’esercizio delle proprie funzioni la
Commissione per le Relazioni di Lavoro si avvale, oltre che dei
soggetti previsti dall’articolo 12 della legge 12 giugno 1990,
n. 146, come modificata e integrata dalla legge 11 aprile 2000, n.
83, delle strutture centrali e periferiche del Ministero del lavoro,
della salute e delle politiche sociali nell’ambito dei loro
compiti istituzionali. Per il funzionamento della Commissione per le
relazioni di lavoro è istituita, senza ulteriori oneri a
carico della finanza pubblica, una dotazione organica della
Commissione di 17 unità di personale, di cui 7 di area C ,9 di
area B e1 di area A, con attribuzione del trattamento giuridico ed
economico previsto per il personale dei ruoli della Presidenza del
Consiglio dei Ministri. In detta dotazione organica è
inquadrato il personale di area non dirigenziale, in comando presso
la Commissione di cui all’articolo 12 della legge 12 giugno
1990, n. 146, come modificata e integrata dalla legge 11 aprile 2000,
n. 83 alla data del 24 febbraio 2009, che opta per il trasferimento
nei ruoli della Commissione, con corrispondente riduzione della
dotazione organica delle amministrazioni di provenienza.
5. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2,3 e 4 si applicano dalla
data di scadenza del mandato dei commissari della Commissione di
Garanzia in carica all’atto dell’entrata in vigore della
presente legge.
Articolo 4
(Comunicazione della proclamazione di sciopero)
1. All’articolo
2, comma 1, della legge 12 giugno 1990, n. 146, come modificata e
integrata dalla legge 11 aprile 2000, n. 83, l’ultimo periodo è
sostituito dal seguente: «La comunicazione deve essere data
alle amministrazioni o imprese che erogano il servizio, all’apposito
ufficio costituito presso l’autorità competente ad
adottare l’ordinanza di cui all’articolo 8, nonché
alla Commissione di Garanzia di cui all’articolo 12».
Articolo 5
(Disposizione finale)
1. Nell’esercizio
delle deleghe di cui agli articoli 1 e 2 il Governo può tener
conto , nel rispetto di principi di cui alla presente legge, degli
eventuali avvisi comune resi al Governo da parte delle associazioni
dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più
rappresentative sul piano nazionale. 2. Entro dodici mesi dalla data
di entrata in vigore dei decreti legislativi di cui agli articoli 1 e
2, il Governo può emanare eventuali disposizioni modificative
e correttive con le medesime modalità e nel rispetto dei
medesimi criteri e princìpi direttivi. 3. Coerentemente agli
obiettivi e ai criteri di delega di cui alla presente legge, il
Governo è altresì delegato ad apportare all’ordinamento
vigente ogni ulteriore modifica e integrazione, con la possibilità
di redigere, entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore
della presente legge, un testo unico delle disposizioni in materia di
diritto di sciopero.