CULTURA MUSULMANA E
ABORTO
E' la sola donna che ha
il diritto di scegliere l' aborto, se lo desidera, come previsto
dalle quattro disposizioni della Legge religiosa, rese pubbliche da
Abû Hâmid âlGhazâlî, l'eminente teologo
turco (1058-1111). Esse sono: 1) una nascita che potrebbe portare
pregiudizio alla salute della madre; 2) una nascita che portasse
nocumento al tono economico familiare, 3) una nascita il cui
concepimento è stato imposto con la forza; 4) una nascita che
potrebbe compromettere la bellezza della madre.
In virtù di tali
dictat i medici dell'Islàm studiarono e perfezionarono, più
di mille anni or sono, una variegata tipologia di contraccettivi,
sino ad arrivare a quelli contemporanei (Supposte Maltus, Coni
Randell) che si basano sui principi attivi dei contraccettivi comuni
nel mondo islamico.
Nell'ambito islamico
esiste comunque uno spazio di libero confronto tra gli studiosi che
si attengono al principio generale, che ammette deroghe solo in casi
molto limitati, e tra coloro che ritengono necessario tener conto di
tutti i parametri per enunciare un parere giuridico. In linea di
massima, l'aborto e' tollerato solo nei casi in cui la prosecuzione
della gravidanza prefiguri rischi fisici o di stabilità
mentale della madre (si pensi agli stupri etnici delle donne
musulmane della Bosnia), e comunque solo se eseguito in tempi molto
stretti. Per alcuni casi particolari, quando una donna o una coppia
affermano in coscienza di non poter far fronte ai bisogni futuri del
bambino, che gli scogli sono insormontabili, come può a volte
accadere in una situazione di handicap prevedibile, possono essere
emessi pareri giuridici che autorizzano il ricorso all'aborto.
L'aborto
In maniera chiara ed
inequivocabile il Corano condanna l'infanticidio. Nell'era
pre-islamica e in Arabia, era in voga l'usanza di uccidere le neonate
femmine seppellendole vive ed era molto diffusa. Contro diversi
popoli islamici i passi del Corano alza la voce contro un delitto
ritenuto frutto di un'epoca di ignoranza e di degradazione: "non
uccidete i vostri figli per motivi di indigenza poiché siamo
Noi a provvedere alla vostra sussistenza e alla loro. Uccidete solo
in tutta giustizia la vita che Dio ha reso sacra." VI-I 51.
Riferendosi a questo
verso e a un Hadith del profeta - che dice che lo sviluppo
dell'embrione conosce tre fasi di quaranta giorni ciascuna: l'uovo
fecondato, l'embrione e il feto ed è solo alla fine della
terza fase che l'Arcangelo Gabriele insuffla la vita e il destino del
bambino -, molti dottori del Fiqh consentono che l'interruzione di
gravidanza sia autorizzata solo per salvare la vita o la salute della
madre e se viene attuato prima della fine della terza fase di
gravidanza, perchè il bambino non ha ancora anima e destino.
E' severamente proibito l'aborto per motivi economici o in avanzato
stato di gravidanza. Benchè non tutti gli indirizzi ideologici
sono d'accordo su questa interpretazione, in diverse culture
islamiche l'interruzione di gravidanza viene attuata e in varie
regioni dell'Islam sono le strutture sanitarie pubbliche che la
praticano al fine di limitare o evitare il ricorso ai sistemi
popolari e agli aborti clandestini.
La valutazione nel corso
della storia della posizione femminile, secondo la dottrina islamica
e secondo le interpretazioni tradizionaliste o moderniste, c'inducono
a considerare che le regole religiose sono lo specchio del sistema
sociale e culturale nel quale si riflettono e che il credo islamico
ha ripetuto un modello modificato nelle forme ma non nell'essenza di
un sistema patriarcale e di una tipologia di organizzazione sociale
comunitaria.
Lo status subalterno
femminile nella società patriarcale deriva, secondo una
interpretazione conservatrice del Corano, dalla legittimazione
divina.
La specificità del
Corano e dei Hadith (i detti del Profeta Muhammad), che si
interessano in maniera specifica del rapporto fra donne e uomini (la
sessualità, il matrimonio, il rapporto di coppia, il divorzio,
la dote, ecc..), hanno agevolato la staticità e comunque
contribuito a ostacolare e/o sanzionare i vari tentativi di
evoluzione considerati e vissuti come peccati e violazioni del sacro.
Nonostante la presenza di
limiti e regole ferree molti Stati Islamici si sono avvalsi delle
Fetwa (responsi giuridici) nel momento in cui il potere lo
richiedeva. Nel caso particolare dei paesi del Golfo che, oggetto d'
"invasione straniera", mediante l'emissione di una fetwa
hanno permesso le sterilizzazioni. In nessun paese questo strumento è
stato usato per garantire alle donne COSE LECITE E PROIBITE
NELL`ISLAM .
Nel mondo islamico è
permesso ed è lecito tutto quello che non e' espressamente
proibito da un precetto rivelato. I confini ben precisi del campo
della proibizione hanno consentito ai Musulmani di raggiungere, nei
primi secoli dell'Islam, l'apogeo nei settori scientifici, culturali
e giuridici. Nell'Islam il credente è incoraggiato di continuo
ad essere creativo, intraprendente, curioso: mortificazione, ascesi,
penitenza, celibato sono concetti estranei alla religione musulmana,
che valuta l'ideale di perfezione non isolarsi dal mondo o sfuggire
ad esso, ma, al contrario, vivere con consapevolezza le proprie
responsabilità e razionalizzando i propri impulsi.
(Mariagabriella CORBI)
Dottoressa in Scienze
dell'educazione - Consulente dell'educazione familiare - Mediatrice
Familiare