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Bulli con il fiocco rosa: come, perchè e qualche suggerimento per contrastarli

Chi ha detto che gli uomini sono più violenti delle donne? Chi non è mai stato oggetto di un pettegolezzo, o comunque di un'offesa verbale. Perchè è così che agiscono le donne: dove non arrivano con le mani, arrivano col cervello, specie quando hanno cattive intenzioni.

L'aggressività è uguale in entrambi i sessi, ma differiscono per modalità di esternazione. Le donne usano astuzia . Per noi la guerra non è mai fisica, ma psicologica: è un logoramento di nervi.

La forma di aggressività pret-à-porter è spesso il pettegolezzo. Non c'è niente di più facile che diffondere nell'ambito delle conoscenze ed oltre (mediante il passaparola) di voci negative su di una persona per metterla in cattiva luce con chi la circonda, distruggere la sua vita sociale e danneggiarla più di due volgari schiaffi.

Quali sono i motivi per cui si accende la competizione fra le donne? Gelosia, mancanza di autostima, non rispetto di sé, civetteria. Il fenomeno della competizione intrasessuale, pur con modalità diverse è sempre stato presente anche nelle donne, e secondo alcuni studiosi del fenomeno, dipende anche dal ciclo mestruale.

Teorie più recenti però suggeriscono che per gli esseri umani la concorrenza intrasessuale fra le donne, come nei maschi, può incidere sull’abilità nel ruolo che la donna può assumere nel gruppo sociale in cui si trova. La differenza nella competizione fra donne rispetto a quella maschile è nei modi. Solitamente le donne si evidenziano per il loro atteggiamento molto cooperativo e gentile. Non è nella loro natura la competizione diretta. L’aggressività femminile si palesa in maniera indiretta. Solitamente non arrivano alle mani per gelosia se un’altra donna ha guardato con occhi languidi il proprio partner. Ricorre ad evidenziare i difetti fisici della potenziale rivale per polarizzare di più a sé il partner. Si ha più concorrenza verso le altre donne nel periodo fertile perché si amplifica la paura di una potenzialità di pericolo di fronte alla conquista di un uomo desiderabile. Nel libro “Donne contro donne”, di Chesler Phyllis, si analizzano le differenze dell'aggressività che si sviluppa tra donne e quelle che si instaurano fra uomini. Le donne competono solo con le altre donne e non con i maschi; molte di loro sviluppano idee sessiste, nonostante di solito tendano a negarlo anche a se stesse. Il grado di oppressione di cui il gentil sesso è vittima nella nostra società si ripercuote sia nella sfera del pensiero che in quella comportamentale verso le proprie simili. Non è difficile individuare in certe tipologie di questi atteggiamenti un rapporto conflittuale tra madre e figlia o tra sorella e sorella.

I dati annuali raccolti dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Milano — ma la medesima situazione esiste anche in altre aree italiane — registrano un lieve calo dei reati commessi dagli adolescenti al di sotto dei 18 anni, ma l’incremento di quelli a carico delle «cattive» ragazze di nazionalità italiana è eclatante. Sino a 2 anni fa le statistiche redatte in questo periodo in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario di gennaio parlavano di rari episodi, ora per reati come le lesioni personali il 10% dei minori che vengono denunciati è di sesso femminile. Il bullismo è in crescita.

Le bulle non agiscono mai da sole ma non si uniscono in gruppo per divertirsi bensì per affermare la propria rabbia. Quando si conversa con loro si nota una mancanza di speranza, si sentono confuse, non hanno fiducia nel futuro e allora decidono di spaccare tutto. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno nuovo e l'attenzione dei servizi va puntata sulla famiglia. Un aiuto deve arrivare da una sinergia tra istituzioni, scuole, ricreatori e luoghi di lavoro. E' necessario creare una squadra che lavora attorno ai giovani, che intercetta i disagi, li segnala in modo da far scattare un'operazione di intervento. Il disagio tra i giovanissimi si rileva anche dai rapporti con uomini più grandi sbandati, pregiudicati,tossicodipendenti o alcolizzati .

Esse aggrediscono, picchiano e rapinano le coeta­nee per strada e a scuola. Le co­stringono a consegnare il giubbi­no, il cellulare, l'iPod o qualunque altra cosa focalizzi la loro attenzione "predatorio" incontenibile. Spregiudicate, sfrontate, spesso alticce, se non ubriache o perfi­no drogate, nelle tasche dei jeans alla moda o sotto le gonnine a vi­ta bassissima qual­che volta nascondo­no un arma bianca. Sono le ragazze violente, le protagoniste del «bullismo al femmi­nile », un fenomeno cittadino che, nascosto fi­no a qualche anno fa, ora si sta dilagando a macchia d'olio tra le giovanis­sime.

I genitori si preoccupano che le proprie figlie non siano prede di compagne aggressive, ma può succedere anche che la bulla pronta ad aggredire le coetanee sia proprio la dolce e tranquilla bambina di casa.

Alcuni consigli pratici.

Dare il buon esempio

Varie volte alla base del bullismo vi è l’educazione ricevuta in famiglia. Un atteggiamento aggressivo affiora dove è mancato affetto ed attenzione in tenera età, o se i rapporti in casa sono all'ordine dell'aggressività (anche tra fratelli e sorelle). Ha un'importanza rilevante anche il modo in cui i genitori hanno gestito il potere in casa. L’uso di punizioni fisiche, accompagnato dalla mancanza di dialogo induce i ragazzi a ripetere le stesse modalità apprese nell'ambito familiare come modello di relazionarsi per ottenere il rispetto all'esterno.

Verificare le amicizie

Non basta conoscere caratterialmente la propria figlia, perché molto spesso le influenze degli amici modificano alcuni tratti comportamentali. All’interno del gruppo c’è un indebolimento del controllo personale e si riduce la responsabilità individuale: l'emulazione di ragazze aggressive induce anche chi solitamente non lo è. Perciò è bene conoscere i componenti del gruppo che una figlia adolescente frequenta e com’è il suo atteggiamento/rendimento a scuola, luogo dove il bullismo si si palesa più facilmente.

Non concedere troppo

Chi ottiene tutto subito e facilmente ricatta i genitori se non ottiene ciò che si è prefissato, senza contare che può impostare su tale modello anche altre relazioni e cercare un’altra vittima tra le coetanee per imporle di fare quello che più le aggrada.

Cercare di valutare quanto più obiettivamente i propri figli

Tante volte sono proprio i genitori che non vogliono ammettere la realtà e anche di fronte alle segnalazioni degli insegnanti, ritengono che la figlia sia ingiustamente accusata . Anche se la ragazza è calma e ha voti ottimi, idealizzare è deleterio sia dal punto di vista educativo sia da quello psicologico: meglio essere ricettivi ai campanelli d’allarme.

Finalizzare l’aggressività dei figli

Nel momento in cui una bambina evidenzia atteggiamenti aggressivi, è positivo guidarla verso attività che le permettano di scaricarsi nel rispetto di norme. In questo intento troviamo un valido aiuto nelle attività sportive perché oltre a svolgere azione motoria insegna il rispetto delle regole..

Il fenomeno del bullismo tra ragazze, essendo poco palese è stato paragonato a una forma di mobbing. Questo atteggiamento, infatti, sviluppa un circuito dove la vittima non può dimostrare nulla di ciò che è accaduto. Se la vittima trova il coraggio di chiedere spiegazioni, si trova di fronte a smentite e spesso finisce per essere additata e accusata di narcisismo o di soffrire di manie di persecuzione. Così, spesso la vittima oltre che sentirsi frustrata vive sensi di colpa. Una sorta di persecuzione mentale

I maschi sono più violenti e magari si divertono a percuotere la loro vittima, diverse volte filmano la bravata per vantarsi con i compagni, mentre le ragazze usano modalità più raffinate, apparentemente innocue. In primis l' arma usata dalle ragazzine che hanno mirato una coetanea, è la parola, che essere più dolorosa se è appena sussurrata. Talvolta queste parole diventano insulti sfacciati o urlati, ma il più delle volte sono sussurrati,continui e persecutori. Solitamente la bulla tesse sul conto della vittima, pettegolezzi, dicerie e maldicenze infondate. Le false accuse più frequenti sono di natura sessuale, si fa riferimento all’eccessiva disponibilità della vittima nei confronti dei ragazzi, oppure alla sua omosessualità.

Ulteriore arma sono gli sguardi, dei veri e propri messaggi in codice che trasmettono derisione o avvertimenti e minacce. Quando ci si trova di fronte a una sola bulla, la vittima può mostrare indifferenza, o con il tempo sostenere lo sguardo; ma quando gli occhi minacciosi si moltiplicano, è difficile evitarli.

Altro sistema in voga è il sorriso, non un vero sorriso, ma una maschera che nasconde cattive intenzioni e accuse. Si tratta di una smorfia delle labbra, che in varie occasioni si trasforma in risata sguaiata per intimidire e creare disagio.

Mariagabriella CORBI

Dottoressa in Scienze dell'educazione Consulente dell'educazione familiare Mediatrice Familiare

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