EMOZIONE ED ATTRAZIONE
(di Mariagabriella
Corbi)
Ci sono molte teorie sulla definizione dell’emozione
e sulle sue caratteristiche ma sono quasi tutte approssimative. Al
contrario di ciò che comunemente si pensa l’emozione non
è cristallizzata perché tra amore e amicizia c’è
un filo molto sottile. L’emozione non è statica perché
è un processo formato da un inizio, uno svolgimento e una
fine. Il mezzo con cui noi esprimiamo i nostri stati d’animo
al mondo esterno e E’ qualcosa di molto semplice come pensavano
alcuni studiosi agli inizi del 900’. L’emozione è
un processo multi-componenziale di interazione con l’ambiente.
1. Ha un’iter perché è formato da un inizio,
uno svolgimento e una fine;
2. Multi-componenziale
perché durante questo cambiamento intervengono fattori che
vanno a influenzare il nostro corpo a livello cognitivo, fisiologico
e comportamentale.
3. Di interazione con
l’ambiente perché ci colloca in un cotesto
sistemico-relazionale circostante.
Alcuni studi hanno analizzato l’emozione di
alcuni studenti prima, durante e dopo l’esame. Essi hanno
evidenziato che prima dell’esame gli studenti erano immersi in
una sorta di ambiguità emotiva(vale a dire la coesistenza di
più emozioni) che con il passare del tempo diventava sempre
più definita cioè a dire tristezza per quelli che non
erano riusciti a superare l’esame e felicità per quelli
che avevano ottenuto esito positivo.
Gli antecedenti
Le emozioni sono conseguenza di squilibri
nell’appraisal (il monitoraggio abituale della realtà).
Quando questa azione entra in allarme vuol dire che abbiamo rilevato
un evento scatenante vale a dire un evento che ci mette in allarme.
Questo evento scatenante può essere un ostacolo, un imprevisto
che incontriamo durante il cammino che avevamo pianificato. Un
emozione può anche nascere in assenza di un ostacolo reale
basta che ci sia la prospettiva di una meta fortemente desiderata.
Ogni persona reagisce diversamente ad un evento, questo perché
noi non ci emozioniamo in base all’evento che abbiamo davanti
agli occhi ma in base all’evento percepito in relazione ai dati
che ci raggiungono. A questi dati, in seguito, vengono affiancati a
determinati schemi cerebrali (una sorta di riflesso condizionato)
evento-emozione, schemi che, ci indicano quale emozione associare a
seconda del fatto. Essi però non sono universali, variano a
seconda della cultura di appartenenza(esistono determinate emozioni
etniche), della rilevanza percettiva individuale del singolo fatto,
dell’autostima e dello stile attributivo che abbiamo.
Le emozioni etniche
Uno dei casi più famosi di emozione etnica e
l’amok(la corsa pazza malese). L’evento scatenante è
un insulto subita da un maschio ad opera degli altri nel villaggio.
L’interessato va nel bosco a sfogarsi e dopo alcune ore torna
armato di pugnale per uccidere chiunque gli capiti a tiro. Ovviamente
le persone del villaggio lo evitano perché conoscono questa
reazione che, tuttavia, non può durare più di qualche
minuto perché poi l’interessato se non si ferma viene
immobilizzato e alla fine stranamente non ricorda più niente.
Le reazioni fisiologiche
Nel processo emotivo si verificano cambiamenti
fisiologici nell’organismo a livello vegetativo, celebrale e
ormonale. Le reazioni non sono sempre identiche ma è stata
stilata una tabella di pattner fisiologico delle emozioni in cui ad
ogni emozione viene associata la reazione fisiologica. Le persone, in
automatico, forniscono istintivamente solo una determinata reazione
per ogni emozione e non tutti si rendono conto che, nel corso
dell’emozione, intervengono molti cambiamenti.
Le risposte comportamentali
Già in America e man mano con il diffondersi
del comportamentismo (movimento che studiava le varie risposte ai
vari stimoli esterni tra cui Jung, Behavior etc…)si è
notato che nel processo emotivo avvengono tre tipi di risposte
comportamentali:
1. Reazioni
espressive. Le emozioni portano con se molte reazioni espressive a
livello analogico che, la maggior parte delle volte vengono
dissimulate per fini sociali. Darwin ha dimostrato nel suo libro
“l’espressione delle emozioni nell’uomo e negli
animali” che anche gli animali provano emozioni, a volte
contrastanti, soprattutto gli scimpanzé e le scimmie che sono
gli animali più vicini a noi. Il centro nevralgico delle
emozioni nell’uomo è il viso. Esso è il mezzo
principale della comunicazione non verbale che poche persone riescono
a dissimulare, addirittura solo il 10%.
2. Tendenze e/o
pulsioni. Le tendenze sono spinte interiori che possono trasformarsi
in comportamento oppure rimanere a livello cerebrale. Esse sono
caratterizzate da quello che Frijda definisce “precedenza di
controllo”. Nel momento in cui uno di noi ha una tendenza non
riesce a pensare altro che ad essa fino a quando non termina.
3. Comportamenti
specifici. Sono i più vari e possono essere l’attuazione
delle tendenze emotive o dei calcoli per riportare le cose alla
normalità
Elaborazione cognitiva
Il lavoro cognitivo accompagna tutta l’emozione
seguendo il processo che va dall’ appraisal(il monitoraggio
abituale della vita sociale) fino al copying(in cui teniamo sotto
controllo le conseguenze della nostra emozione). L’intero
processo emotivo è inconsapevole e dura una decina di secondi
tuttavia alcuni processi come le risposte comportamentali in parte
sono consapevoli (rientrano anche quelle stereotipate).
La regolazione delle emozioni
Le emozioni sono presenti sia nell’uomo che
negli animali. A volte, nella nostra vita, ci sono utili perché
tendono a richiamare l’attenzione altrui oppure a trarre
qualche vantaggio a nostro favore.
L’elicitazione delle emozioni
La maggior parte di noi non è in grado di
mascherare un emozione per vari motivi
Altre volte la manifestiamo intenzionalmente per
ottenere la solidarietà altrui e principalmente per
determinate cose:
1. Contagio emotivo.
Manifestando un’emozione puntiamo a suscitarne una simile nella
persona che ci sta accanto per portarla nella direzione che
desideriamo (contagio empatico).
2. Conforto sociale.
Manifestando l’emozione cerchiamo di creare quella situazione
in cui dialogando ci si sostiene psicologicamente. Questo porta dei
vantaggi sia alla persona che sta comunicando l’emozione e sia
alla persona che la sta aiutando perché rinforza la propria
visione di vedere il mondo.
3. Presentazione del
sé. Manifestiamo una determinata emozione e nascondiamo altre
per dare alle persone che ci stanno intorno una rappresentazione di
noi stessi.
4. Controllo sulle
relazioni. Manifestiamo una determinata emozione e nascondiamo altre
per rafforzare o diminuire determinati rapporti (azione di rinforzo e
inibizione).
L’attrazione interpersonale
Lo sviluppo delle relazioni interpersonali si basano
anche sull’attrazione. Essa può provocare biases(errori
di giudizio) ed benché si tende a negare l’evidenza
numerose ricerche empiriche hanno dimostrato il contrario.
L’attrazione è fondamentale nell’apprendimento e
nell’insegnamento poiché la trasmissione del sapere
trova un canale preferenziale che stimola sia l’applicazione
che il ricordo. I ricercatori si sono interessati all’attrazione
al fine di apportare dei miglioramenti nei rapporti interpersonali
per studiare l’ottimizzazione dei risultati.
Le ricerche sull’attrazione interpersonale
Dalle numerose ricerche sul campo è emerso
che le persone simpatiche sono accomunate da interessi simili e
condividono opinioni e valori. In tal senso sono stati attuati
diversi esperimenti mediante tests. Il più famoso è il
protocollo di Byrne definito anche protocollo di carta e matita
perché ai soggetti venivano fornite specifiche informazioni di
altre persone e in seguito veniva chiesto loro di trascorrere parte
del giorno insieme (attualmente studi analoghi su periodi più
lunghi li troviamo con trasmissioni medianiche : “Grande
Fratello”, “isola dei Famosi” etc…). Sono
stati fatti anche studi di contatto, esperimenti sul campo ed anche
esperimenti naturalistici e il più famoso era quello di
Newcomb che nel suo esperimento senza modificare variabili si è
limitato a seguire gli eventi. Ha affittato una casa ad alcuni
studenti dell’università del Michigan e in cambio ha
ottenuto la compilazione di questionari prima, durante e dopo la
coabitazione nella casa che aveva messo a disposizione. L’intento
era constatare se a diventare amici erano quelli con atteggiamenti
simili.
Nulla di nuovo
Grazie a queste ricerche gli psicologi sono stati in
grado di stilare una tabella con i motivi di attrazione e i fattori
che rendono quella persone più o meno simpatica ma hanno anche
constatato che, a seconda della situazione e dei soggetti
interessati, questi fattori possono mutare.
TERZA ETA': SFERA EMOTIVA - AFFETTIVA
(di Mariagabriella
Corbi)
Anche se la personalità è un fattore
psicologico relativamente “stabile” nel tempo, in
condizioni normali d’ invecchiamento fisiologico, nella
senescenza anche gli affetti e le emozioni subiscono delle varianti.
L’affettività muta sia per quantità, sia per
qualità. In primis si nota una riduzione del coinvolgimento
emotivo soggettivo, rispetto agli eventi pregressi che in passato
destavano reazioni forti; si evidenziano espressioni meno evidenti
(endogeno). In secundis, l’attenzione emotiva si polarizza su
determinati eventi perchè, non dal contesto sociale, l’anziano
è immerso nelle problematiche personali: cioè dal suo
benessere fisico e psichico e dal suo status economico e sociale.
Pertanto si nota una prevalenza di egocentrismo sempre più
accentuato.
A differenza della personalità del giovane
che è di tipo centrifugo, proiettata verso l’esterno e
verso il futuro, la personalità dell’anziano è
centripeta, proiettata internamente verso il proprio Io, con ricordi,
esperienze e sentimenti che lo caratterizza. L’affettività
è incentrata al proprio presente e al proprio corpo che, come
spesso succede, diventare oggetto di somatizzazioni fantastiche o
preoccupazioni ipocondriache o il tramite tramite cui relazionale
all’esterno per attirare le attenzioni altrui.
Quest’utilizzo “ad personam” non
significa che per l’anziano i legami affettivi e le relazioni
interpersonali non esistano o minime; al contrario, l’anziano è
in grado di amare e ha necessità di essere ricambiato, di
ricevere attenzioni e affetto. Gloi studiosi hanno più volte
ribadito che a qualsiasi età, rapporti affettivi soddisfacenti
agevolano un’attività psichica integralmente efficiente
e una giusta motivazione alla vita.
In questo periodo della vita la sessualità
continua a rappresentare un importante aspetto della vita affettiva.
La perdita o riduzione della capacità riproduttiva non
costituisce motivo di rinuncia all’atto sessuale, che continua
a rappresentare fondamentale espressione psico-fisica di una
relazione consapevole basata sull’amore. Le mutazioni
fisiologiche, funzionali e anatomiche, che si riscontrano durante la
terza età non sono per lungo periodo invalidanti da rendere la
persona avanti negli anni inidonea ad attività sessuale; lo
confermano i risultati di alcune recenti statistiche, il rapporto
sessuale coniugale tra le persone anziane è abbastanza
frequente.
Tra gli elementi che condizionano e determinano una
diminuzione o una sospensione del rapporto sessuale troviamo le
motivazioni psicologiche o relazionali. Ad esempio l’alto
numero di anziani che sono rimasti vedovi/e, per la morte del
coniuge. Per questi e per coloro che vivono ancora in coppia possono
avere un importante effetto inibente i pregiudizi e gli stereotipi
culturali che vedono l’anziano come asessuato, privo di
desideri sessuali, immerso nella “pace dei sensi”.
L’influenza generata dai luoghi comuni appena citati sugli
anziani possono essere quelli della vergogna e del senso di colpa per
avere ancora esigenze e pulsioni del genere.
L’insorgenza di alcuni disturbi sessuali,
quali l’impotenza secondaria, l’incapacità
iaculatoria, il vaginismo, può essere legata a tali vissuti, o
a una reazione ansiosa e fobica di fronte alle modificazioni
fisiologiche indotte dall’età (erezione più lenta
e meno vigorosa, minore lubrificazione vaginale) che, se serenamente
accettate, non costituiscono ostacolo all’attuazione dell’atto
sessuale.
Diverse persone anziane rinunciano all’attività
sessuale per eliminare gli insuccessi, o le frustrazione e il
confronto vissuto come sconfitta personale. Ciò vale per le
coppie di coniugi anziani, ma, a maggior ragione, per gli le persone
anziane rimaste sole, per le quali un nuovo compagno e il timore di
non essere all’altezza possono portare ad un notevole stato
d’ansia.
I cambiamenti affettivi ed emotivi incidono
notevolmente e si sommano a quelli cognitivi che oltre a deteriorarsi
concorrono con le distorsioni ad aggravare ulteriormente il
decadimento fisico e la malattia. Il tutto si mescola in un
sinergismo negativo che modifica le preesistenti abilità
sociali e l’efficienza dell’età matura.
La progressiva “fragilità” della
persona anziana, entro certi parametri, può essere
favorevolmente sostituito da risorse ancora esistenti ed attivabili,
ma, nel contempo, bisogna considerarel’impatto cui l’anziano
va incontro quando, qualora collocato in un contesto, si trova a
dovere affrontare l’immagine, la funzione, ma soprattutto
l’importanza che gli viene oggi riservata nella cultura e nella
struttura sociale..
(Dott.ssa Mariagabriella Corbi)