Una amicizia particolare può costare la
separazione con addebito
Un’amicizia
particolare con una compagna di lavoro, con cui trascorreva qualche
periodo di riposo e qualche cena si è trasformata in
motivazione di separazione con addebito per un uomo di Treviso.
Così il Tribunale
ha sentenziato alle motivazioni addotte dal marito «E’
solo amicizia trasformata nell’immaginazione e nella fantasia
di mia moglie». Spiegazione del tutto inutili in quanto il
giudice ha ritenuto opportuno stabilire un assegno di mantenimento di
€ 750,00 e l’addebito.
La motivazione? Violazione
di fedeltà, così stabilito dal contratto matrimoniale.
Perché anche se non palese la totalità del
comportamento, prolungato nel tempo, tenuto dal coniuge costituiva
violazione della fiducia nei confronti dell’altro coniuge.
C’è da dire
che, nei casi di addebito, la legge non entra nei meandri del
particolare, ma traccia, a grosse linee, quelle che sono i confini o
pseudo-confini del lecito. In questo caso il Tribunale di Treviso ha
ritenuto che, benché non fosse un vero e proprio adulterio,
ricorrevano quei presupposti che rendono invivibile il contratto
matrimoniale nella sua quotidianità. Quindi pronuncia di
addebito e conseguente assegno di mantenimento a favore della moglie.
Guardiamo,analizzando, non
il fatto ma l’essenza:
Solitamente per “fedeltà”
nella coppia si intende l’osservanza di un insieme di
condizioni quali, come: “non avere rapporti sessuali con
un’altra persona che non sia il partner”, poi, allargando
il concetto, si può definire che essere fedeli implica anche
non “pensare” ad un’altra persona che non sia il
partner dal punto di vista di desiderio sessuale e/o “romantico”;
quindi diciamo che quando si è fedeli non si frequentano altre
persone di nascosto del compagno, oppure, il contrario, si rispetta
la fedeltà si rimane vicino all’altro qualunque cosa
l’altro faccia ecc.
Il concetto di fedeltà
è questo ma anche di più. Fedeltà è un
concetto che unisce la fede e la volontà dell’azione:
fede che la persona scelta per formare una coppia sia una persona
con cui attuare un progetto di vita insieme; volontà di farla;
azione: la si fa.
Volendo parafrasare ad
es.:nel mentre che siamo impegnati a cucinare ci distraiamo è
possibile bruciare tutto il cibo, se, al contrario, noi, stiamo
attenti riusciamo a portare in tavola una gustosa pietanza. Questa è
un’analogia semplice e realista, ma rende l’idea. La
fedeltà è uno dei pilastri del rapporto di coppia
perché se abbiamo un intento da raggiungere non possiamo farci
distrarre da altre cose o guardare altrove. Tutto ciò richiede
ancora una volta consapevolezza e attenzione.
Nel momento in cui
“improvvisamente” una persona diversa dal nostro partner
ci fa “girare la testa”, sia che con essa si
intrattengano rapporti sessuali, sia che per motivi di correttezza o
di paura non lo si faccia, ebbene il risultato non cambia. Il nostro
pensiero è in uno stato di “infedeltà”, e
quindi… il cibo carbonizzato. Ci si può giustificare
adducendo che “non si può governare” o che “non
siamo noi a decidere”, che semplicemente avviene. Negativo, non
avviene mai nulla che non sia determinato dalla nostra volontà,
nulla che non ci conduca in modo assertivo a determinate azioni,
nulla che sia scevro dalla nostra responsabilità. Pertanto
anche la fedeltà non è altro che un prodotto della
nostra scelta. Nel momento che si sceglie di non essere fedeli si
opta per una serie di comportamenti conseguenziali che difficilmente
porta ad agito consapevole e soprattutto non porta a sanare i
rapporti interpersonali con il proprio/a coniuge. Non è
“morale” ma “spirituale”.
Sul medesimo pilastro
della fedeltà anche il rispetto, sia del nostro partner, sia
di noi stessi, sia della terza persona coinvolta. C’è da
dire che una “distrazione” porta a due inevitabili
conseguenze: la prima è il senso di colpa, che porta alla
punizione; la seconda è la menzogna, ciò di cui ci
convinciamo e poi tentiamo di convincere l’altro partner e
spesso si coinvolge anche la terza persona. Il senso di colpa
comporta il sentimento di colpevolezza che proviamo noi stessi o si
“scarica” sul nostro partner, quale “colpevole”
di averci indotto ad essere infedeli. Questo innesto di sentimenti
portano situazioni che, unite a quelle pregresse, creano uno
squilibrio sistemico-relazionale nella coppia. Stesso percorso è
valido anche per le “bugie”. Entrambe sono deleterie
È possibile che un
rapporto empatico – relazionale può terminare: non c’è
necessità, qualora chiarito, che prosegua come relazione di
coppia quindi, una volta sanato, i due partner sono nuovamente liberi
di ricreare nuove relazioni, siano esse sentimentali o meno. In
questo caso non si parla più d’infedeltà.
Stesso discorso per la
fiducia, essa va di pari passo con la fedeltà. Usando sempre
la parafrasi: nel momento in cui due persone decidono di percorrere
insieme un pezzo di strada o tutta la strada, è indispensabile
contare sulla certezza che anche l’altro camminerà
vicino e che non cambi idea alla prima curva, per intraprendere un
vicoletto laterale. Sulla base del motto che “l’unione
fa la forza” si può capire che percorrendo insieme la
strada è possibile coadiuvarsi nelle salite, discese, e nel
percorso sdrucciolevole; possono comunque “appoggiarsi l’uno
all’altro , senza contare che sarebbe assurdo, come principio,
fare i furbi dovendo percorrere lo stesso tratto di “strada”.
Che cosa avviene quando non c’è né fiducia, né
fedeltà in una coppia? Succede che la coppia si “perderà”a
meno che entrambi i partner prendano coscienza. Solo in questo caso
potrebbero, dopo un’analisi dei fatti, riprendere la loro
“marcia” in maniera distaccata dall’evento e
costruttiva in prospettiva.
A volte capita
d’imbattersi in situazioni di profonda gelosia, di sfiducia,
di paura che il partner ci abbandoni per un altro/altra migliore di
noi che ci fanno vivere male, viviamo nel dubbio e nella sofferenza.
Ed è proprio la sofferenza che diverse volte ci “sveglia”
e in quel momento realizziamo che la nostra gelosia è un
prodotto della razionalità e conseguenza del nostro senso di
colpa o della insicurezza nell’affrontare con serietà e
con impegno la relazione.
(Mariagabriella CORBI )
Dottoressa in Scienze dell’educazione - Consulente
dell’educazione familiare