Abusi privati
condominiali
Gli Ermellini con
sentenza n. 2548 del 21 gennaio 2010 hanno assolto (pena di 90 euro
sospesa con la condizionale) una persona dal reato di “esercizio
arbitrario delle proprie ragioni e violenza sulle cose” in
un’area privata (condominio). Infatti egli aveva rimosso una
catena ed un paletto arbitrariamente collocati da parte di un altro
condomino per acquisire il dominio del proprio posto auto ma che, in
realtà, ostacolavano il diritto di passaggio degli altri
abitanti l’edificio.
La Corte di Cassazione,
motiva che "la difesa privata di un proprio diritto di possesso,
anche con il ricorso all'uso di una violenza reale, e' consentito a
chi subisca un fatto vanificante tale diritto (spoglio), allorché
l'autodifesa segua senza soluzione temporale nell'attualità e
nell'immediatezza l'azione lesiva" subita dal condomino “atteso
che - in difetto di un'immediata azione di autotutela - il soggetto
interessato danneggiato dall'azione di spoglio, può proteggere
e tutelare la propria posizione di diritto soltanto richiedendo al
giudice una non tempestiva tutela possessoria di carattere interinale
e cautelare”.
Nel condominio, molto
spesso, si evidenziano le pressioni emotive che le persone vivono
nell’ambito familiare, le quali originano dai disagi
psicologici dei singoli membri oppure da situazioni frustranti, se
non dai conflitti, nella relazione familiare. Il condominio è
una forma di semi-coabitazione forzata dove è un’impresa
alquanto ardua creare degli equilibri e godere di una "giusta
distanza" nei rapporti interpersonali. Vari sono i motivi
scatenanti dei conflitti condominiali, ma al di là
dell’evento o oggetto specifico – la classica “goccia
che fa traboccare il vaso”- troviamo gli interessi dei singoli
condomini. Tali interessi sembrano di natura materiale, economica ma
nella maggior parte dei casi essi hanno ragioni relazionali e
psicologiche molto più profonde. Infatti nel nome
dell’"interesse" i condomini esplicitano i loro
vissuti psicologici e immancabilmente ciò si esprime
attraverso la frase classica "Non è questione di denaro,
è una questione di principio!". Con questa dichiarazione
di guerra si aprono le ostilità: una proiezione individuale di
invidie, antipatie, rancori, frustrazioni, ansie, amarezze,
insoddisfazioni che si trasforma in un estenuante gioco relazionale
collettivo di: insofferenza,delusione, logoramento, evitamento,
fastidio, incomprensione, equivoco.
Analizziamoli:
L’INSOFFERENZA
viene a sorgere in presenza di persone, alquanto prolisse, che
cercano di inventare costrutti complessi per motivare le proprie
azioni. Degenera in conflitto.
La DELUSIONE si ottiene
quando si proietta sugli altri le proprie aspettative e pensieri
illudendosi di condividere, l’impatto con la realtà fa
crollare tale “film”. Ci si “vendica”
mediante pettegolezzi e dicerie false: Degenera in conflitto.
Il LOGORAMENTO,
dilazionato nel tempo, scaturisce dall’atteggiamento di
“superiorità” ed indifferenza ed è frutto
di rapporti freddi e stereotipati. Di solito si termina con atti
d’escandescenza o isterici.
L’EVITAMENTO è
una sorta di pregiudizio alla relazione. I motivi psicologici alla
base dell’evitamento sono diversi: timidezza, insicurezza etc….
ma nello stesso tempo anche senso di superiorità, megalomania,
superbia, o, addirittura, il comportamento di evitamento può
celare comportamenti loschi. L’evitamento produce isolamento e
solitudine con esclusione di rapporti di “buon vicinato.
Il FASTIDIO origina dalle
antipatie individuali: tutto può essere motivo dai gesti,
atteggiamenti, odori, rumori, sapori etc... Ma se ciò che si
prova diventa intollerabile, la frustrazione lievita e si palesa con
piccole vendette contro l’altro: “dispettucci” o
vere e proprie violenze.
L’INCOMPRENSIONE è
l’incapacità di trovare una giusta spiegazione agli atti
altrui. Si può arrivare a comportamenti paranoici: spiare,
osservare, controllare le abitudini altrui, con vere e proprie
ossessioni.
L’EQUIVOCO si
evidenzia nel perseguire lo stesso scopo ma con discrepanze di modi e
di tempi (uno prima e uno dopo). L’equivoco crea impossibilità
di sintonizzazione con relativa perdita di fiducia.
Proprio per evitare una
serie di conseguenze, più o meno spiacevoli, alcuni Comuni
hanno attivato un servizio di Mediazione Sociale.
Essa, nei condomini di
alloggi pubblici, offre un servizio per rispondere alle situazioni di
conflitto, latente o manifesto, nell`ambito di contesti abitativi di
edilizia residenziale pubblica in cui la convivenza, anche con nuclei
di immigrati, non si è ancora consolidata.
E’ consigliata per:
• favorire la
reciproca conoscenza tra condomini e l`instaurarsi di rapporti di
buon vicinato,
• favorire
l'acquisizione di comportamenti corretti nell`uso della casa e degli
spazi comuni,
• promuovere il
rispetto delle regole di condominio ed il consolidamento di abitudini
rispettose del contesto condominiale.
Mariagabriella CORBI
Dottoressa in Scienze
dell'educazione - Consulente dell'educazione familiare - Mediatrice
Familiare