L'Inail, l'Ipsema e la sicurezza nei porti
(Dott.ssa Sivana Toriello)
Con l’emanazione della L.84/94 sul riordino della Legislazione in materia portuale e dei Decreti legislativi 271 e 272 del 1999, emanati per rinvio del D.Lgs.626/94 ( com’è noto ad oggi il D. Lgs.81/2008 ancora non si applica alla sicurezza nei porti), per tenere conto delle particolari esigenze di salute e sicurezza nel lavoro a bordo delle navi e nei porti, l’area portuale-marittima è stata portata all’attenzione di tutti quei soggetti,pubblici e privati, che devono svolgere un ruolo attivo nella gestione della salute e della sicurezza dei lavoratori. La rilevanza dei rischi lavorativi nel settore marittimo-portuale,testimoniata dai dati infortunistici e dalla analisi approfondita degli eventi mortali e gravi accaduti in tanti porti italiani, è certamente legata alle trasformazioni del commercio marittimo verificatesi con l’avvento del container e l’evoluzione dei vettori marittimi. L’aumento dei traffici e la necessità di riduzione dei costi di trasporto hanno comportato una parallela, anche se ritardata, evoluzione dei sistemi logistici portuali che ha portato allo sviluppo tecnologico dei mezzi di movimentazione, all’incremento delle ore lavorate e/o della mano d’opera impiegata, all’aumento della velocità media di esecuzione delle operazioni portuali. Il ciclo lavorativo è continuo sulle 24 ore e distribuito in quattro turni lavorativi, quindi anche notturni. Questo insieme di fattori determina un ciclo produttivo con numerose criticità ed una innegabile riduzione dei margini di sicurezza degli operatori coinvolti.
Rappresenta elemento di doverosa attenzione la gestione tecnico-organizzativa dei fattori di rischio tipici delle operazioni portuali legate alla interfaccia ed al coordinamento nave banchina.
Dott.ssa Silvana Toriello
LaPrevidenza.it, 09/02/2010
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