Tribunale di Bologna


sezione lavoro


procedimento numero 2631/ 2012


C.P.


contro


XXXX



il tribunale Bologna in funzione di giudice del lavoro, a scioglimento della riserva, osserva quanto segue.


Il fatto storico che ha dato luogo al licenziamento di XXX  da parte di XXX , è documentale ed incontestato tra le parti.


Nello specifico è accaduto che in data 13 luglio 2012, S.D.V. , superiore gerarchico diretto del ricorrente ha inviato al medesimo ricorrente, una mente interna avente il seguente contenuto: "per favore controlla questi disegni, hanno modificato di nuovo i disegni (alcune cose). Tolleranze sono state modificate. Per favore far misurare sulla base di questi ultimi disegni allegati. Buttare via i disegni che avevamo chiesto ieri chiuse virgolette.


In data 17 luglio 2012, C.P. ha risposto con una seguente nei: "confido per martedì 24 luglio 2012 di avere i rilievi con le tempistiche di modifica dei programmi".


Nello stesso giorno, S.D.V. rispondeva alla predetta meglio con la seguente mente: "non devi confidare. Devi avere pianificato l'attività, quindi si è dato come data il 24 luglio, deve essere quella la data di consegna dei dati. Altrimenti gli indichi una data diversa, che non è confidente ma certa, per favore".


Nella stessa data, C.P. rispondeva alla media di S.D.V. , con la seguente e-mail: "parlare di pianificazione nel gruppo XXX , è come parlare di psicologia con un maiale, nessuno ha il minimo sentore di cosa voglia dire pianificare una minima attività in questa azienda. Pertanto, se Dio vorrà, per martedì 24 luglio 2012 avrai tutto quello che chi se".


Questo è il fatto storico che ha dato luogo al licenziamento del ricorrente, sulla base di un'asserita giusta causa di licenziamento, in relazione al contenuto offensivo dell'ultima mente lo stesso ricorrente.


Ciò posto osserva il tribunale che la qualificazione e la valutazione di tale fatto, come di qualunque fatto storico, richiede la contestualizzazione del fatto medesimo e la sua collocazione nel tempo, nello spazio, nella situazione psicologica dei soggetti operanti, nonché nella sequenza degli avvenimenti e nelle condotte degli altri soggetti che hanno avuto un ruolo nel fatto storico esame e nelle condotte ante fatte e nelle condotte post factum dei protagonisti.


Ciò posto osserva il tribunale di una serena e complessiva valutazione del fatto storico che ha dato luogo al presente procedimento, emerge con evidenza la modestia dell'episodio in questione, la sua scarsa rilevanza offensiva, ed il suo modestissimo peso disciplinare.


Infatti, in primo luogo, C.P. lavora in azienda dal luglio 2007 con qualifica di impiegato e mansioni di responsabile del reparto qualità, e non ha mai avuto precedenti richiami disciplinari, neppure minimi.


In secondo luogo, la frase incriminata "è come parlare di psicologia con un maiale", non è stata pronunciata al freddo, in maniera pensata deliberata, nell'ambito di un'aggressione verbale preordinata e finalizzata a ledere il prestigio azienda, bensì è stata pronunciata, in evidente momento di disagio conseguente da una parte allo stress lavorativo che emerge dallo scambio epistolare, da cui si evince che il lavoratore era sotto pressione per le scadenze lavorative in esse.


È poi stata pronunciata a fronte e nell'immediatezza di una mente del superiore gerarchico il cui contenuto palesemente ed inutilmente denigratorio e contenutisticamente offensivo della professionalità del soggetto cui era diretta, ossia dello stesso XXX.


 Infatti se si esamina il tono e il contenuto della mini diS.D.V. , che qui si riporta: "non devi confidare. Devi avere pianificato l'attività, quindi si ha il dato come data il 24 luglio, deve essere quella la data di consegna dei dati.


Altrimenti indichi una data diversa, che non è confidente ma certa, per favore", emerge con evidenza il contenuto implicitamente ed inutilmente denigratorio ed offensivo, ed il tono che è palesemente di aggressivo, rimprovero e dispregiativo, effetti a sua volta, con ogni probabilità, quello che era in quel momento, uno stato di tensione stress lavorativo dello stesso D.V. , a sua volta sotto pressione per le incombenze legate all'attività di certificazione e benessere, con scadenze ravvicinate ed assillanti.


A ciò si aggiunge, quale ulteriore elemento valutativo dell'atteggiamento psicologico del ricorrente, che l'ostessa di corrente, nell'immediatezza del fatto, con lettera del 24 luglio 2000 giudici, ha dato atto dell'inopportunità della propria affermazione, gli ha spiegato la genesi riconducendola ad un momento di stress lavorativo, ed apporta le scuse del predetto comportamento.


Ne consegue, sotto il profilo della valutazione di gravità del comportamento addebitato al ricorrente, che lo stesso non è idoneo AD integrare il concetto di giusta causa di licenziamento ex articolo 2119.


Da tale valutazione inerente la gravità del fatto commesso ricostruito, discende un'importante conseguenza, relativo alla disciplina.


Infatti, la recente riforma dell'articolo 18 della legge numero 300 del 1970, ha modificato la predetta norma, ed ha delineato nel comma Quarto, le fattispecie di licenziamento disciplinare corrente, distinguendole dalle fattispecie di licenziamento disciplinare senza reintegra, disciplinate dal successivo comma quinto della stessa norma ha nello specifico, l'articolo 18 comma quattro della legge numero 300 del 1970, come novellato, prevede che il giudice dispone la reintegra del lavoratore, nell'ipotesi in cui non ricorrano gli estremi della giusta causa o del giustificato motivo oggettivo di licenziamento, allorché ricorre un'ipotesi di insussistenza del fatto contestato, o qualora il fatto rientri nelle condotte punibili con una sanzione conservativa, secondo le previsioni dei contratti collettivi e dei codici disciplinari applicabili.


Nel caso in esame, osserva il tribunale che ricorrono entrambe le fattispecie previste dalla norma in questione.


Infatti, per quanto riguarda la fattispecie inerente la "insussistenza del fatto contestato", osserva il tribunale che la norma in questione, parlando di fatto, fa necessariamente riferimento al fatto giuridico, inteso come il fatto globalmente accertato, nell'unico della sua componente oggettiva nella sua componente inerente l'elemento soggettivo.


Né può ritenersi che l'espressione "insussistenza del fatto contestato", utilizzato dal legislatore facesse riferimento al solo fatto materiale, posto che tale interpretazione sarebbe palesemente in violazione dei principi generali dell'ordinamento civilistico, relativi alla diligenza dalla buona fede nell'esecuzione del rapporto lavorativo, posto che potrebbe giungere a ritenere applicabile la sanzione del licenziamento indennizzato, anche a comportamenti esistenti sotto l'aspetto materiale d'oggettivo, ma privi dell'elemento psicologico, o addirittura privi d'elemento di coscienza volontà dell'azione.


Per quanto riguarda quella fattispecie inerente l'ipotesi che "il fattore in più tra le condotte punibili con una sanzione conservativa, secondo le previsioni dei contratti collettivi è dei codici disciplinari applicabili", osserva il tribunale e l'articolo nove sezione quarta titolo settimo del contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici del 2008, applicabile al rapporto di lavoro in questione, prevede espressamente su sanzioni conservative, nella diversa gradazione di contemplata, per la fattispecie della cosiddetta "lieve insubordinazione nei confronti dei superiori", previsioni in cui era palesemente, per le ragioni sopra esposte, il fatto commesso dal ricorrente.


Per tali motivi deve essere disposta la reintegra del ricorrente, nel posto di lavoro è nelle mansioni, o in mansioni equivalenti, ed il risarcimento del danno, in misura pari alle retribuzioni mensili globali di fatto dovute non corrisposte, dal giorno del licenziamento il giorno della reintegra, con interessi legali rivalutazione monetaria secondo indici Istat, dalla mora al saldo.


Le spese processuali seguono soccombenza e vengono liquidate in euro 2000 oltre Iva e cpa.


PQM


Il giudice del tribunale di Bologna in funzione di giudice del lavoro, dichiara l'illegittimità del licenziamento intimato da XXX a C.P. , in data 30 luglio 2012, ed ordina ad XXX la reintegra di C.P. , nel posto di lavoro e nelle mansioni, o in mansioni equivalenti.


Condanna XXX al risarcimento del danno a favore di C.P. , liquidato in misura pari alle retribuzioni mensili globali di fatto dovute, dal giorno del licenziamento a quello dell'ente, dedotto là di un de per certo, oltre alla regolarizzazione contributiva, con interessi legali rivalutazione monetaria secondo indici Istat, dalla mora al sarto


condanna XXX alla diffusione delle spese processuali a favore del ricorrente, liquidate nel mila oltre i greci Pia, con distrazione ai procuratori antistatali



Bologna 15 ottobre 2012