“Semplificate le procedure di ingresso in Italia per i ricercatori stranieri”

(Dott. Federica Melozzi)


In Italia non è ancora molto diffusa, a differenza di altri Paesi Europei e degli Stati Uniti, una “cultura della scienza” intesa come tendenza all’innovazione che è privilegiata in ogni senso ed è interpretata come il motore del cambiamento che può portarci ad uscire più velocemente dalla crisi mondiale.

Il potenziamento dei distretti scientifici e tecnologici esistenti e lo sviluppo di nuovi consentirebbe di valorizzare la notevole capacità ad operare in rete già testimoniata dall’imprenditoria italiana in altri ambiti.

Creare un network di enti scientifici, aziende, istituzioni di governo, agenzie di sviluppo e finanziarie consentirebbe di stimolare ed accelerare quel processo che trasforma un’ “idea scientifica” in “prodotto” (farmaco, nuova terapia, nuovo sistema diagnostico) a chiaro beneficio del cittadino, della società e dello sviluppo socio-economico del territorio, attraverso il collegamento sinergico di ricerca, formazione, trasferimento tecnologico, coinvolgendo con una serie di azioni e servizi imprenditori, ricercatori e studenti.

Nel marzo del 2000 il Consiglio Europeo di Lisbona ha approvato la creazione di uno spazio europeo della ricerca senza frontiere che consentirà ai ricercatori dell’Unione europea di unire le forze nella ricerca dell’eccellenza.

La strategia europea della ricerca intende valorizzare le attività di ricerca nazionali per associare le risorse quando questo sono troppo deboli e frammentate con l’ambizioso proposito di divenire l’economia della conoscenza più competitiva e più dinamica del mondo.

A questo scopo, la direttiva 2005/71/CE disciplina le condizioni per l’ammissione – per una durata superiore a tre mesi – dei ricercatori dei paesi terzi negli Stati membri dell’Unione, al fine di svolgervi un progetto nell’ambito di una “convenzione di accoglienza” stipulata con un Ente o Istituto di ricerca, uniformando la materia per i Paesi appartenenti all’Unione Europea.

La Direttiva stabilisce che gli Istituti di ricerca per potere attivare la “convenzione di accoglienza” devono essere autorizzati dallo Stato membro, il quale pubblica ed aggiorna periodicamente un elenco degli Istituti che hanno ottenuto l’autorizzazione.

Anche se il ricercatore o il professore straniero, proprio per l’elevata qualificazione delle sue competenze, è “privilegiato” rispetto ad altre categorie di lavoratori in quanto il suo ingresso in Italia esula dalla normale programmazione dei flussi di ingresso (disciplinato dall’art. 27 del D.lgs 25 luglio 1998 n.°286, c.d. “Testo Unico sull’immigrazione”) sicuramente la lentezza della macchina burocratica italiana nel rilasciare il nulla osta al lavoro non ha finora consentito al nostro Paese di arginare l’elevato brain drain che caratterizza purtroppo il mondo della ricerca italiana.

Un primo passo verso la semplificazione è stato compiuto nel 2008, anno in cui la citata Direttiva è stata adottata in Italia con il D.lgs. 9 gennaio 2008, n.°17. Il decreto ha introdotto l’art. 27 ter che regola la procedura da seguire per l’ingresso ed il soggiorno di ricercatori provenienti da Paesi terzi per periodi superiori a tre mesi indicando i requisiti necessari per l’iscrizione dell’Istituto di ricerca in un apposito elenco tenuto dal Ministero dell’Università’ e della Ricerca.

Il D.M. 11 aprile 2008 istituisce l’elenco degli Istituti pubblici e privati di ricerca. L’iscrizione, una volta concessa, è valida per un periodo di 5 anni ed è tacitamente rinnovata se non vengono meno determinate condizioni.

Lo scorso 8 agosto è entrata in vigore la legge 15 luglio 2009 n. 94 “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, che prevede diverse novità in materia di immigrazione, con importanti riflessi anche sulla disciplina del rapporti di lavoro con i cittadini extracomunitari. Il quadro normativo definito dal Testo unico sull’immigrazione subisce pertanto un’ulteriore modifica.

In particolare, il comma 22 lettera r) dell’articolo 1 della nuova norma aggiunge all’art. 27 del T.U. I commi 1-ter e 1-quater che prevedono un processo di semplificazione per il rilascio di alcuni permessi di ingresso per lavoratori subordinati fuori delle ordinarie quote annuali.

Con il comma 1-ter la norma sostituisce il nulla osta al lavoro per gli stranieri indicati al comma 1, lettere a), c) e g), con una comunicazione da parte del datore di lavoro della proposta di contratto di soggiorno per lavoro subordinato (art. 5-bis del T.U.).

Si tratta dei seguenti casi:

a) dirigenti o personale altamente specializzato di società aventi sede o filiali in Italia ovvero uffici di rappresentanza di società estere che abbiano la sede principale di attività nel territorio di uno Stato membro dell’Organizzazione mondiale per il commercio, ovvero dirigenti di sedi principali in Italia di società italiane o di società di altro Stato membro dell’Unione europea (la richiesta di autorizzazione al lavoro può essere fatta sia per lavoro subordinato che per lavoro autonomo);

c) professori universitari e ricercatori, che svolgano attività relativa ad un incarico accademico o alla ricerca, presso università, istituti di istruzione e di ricerca in Italia (la richiesta di autorizzazione al lavoro può essere fatta sia per lavoro subordinato che per lavoro autonomo);

g) lavoratori che siano ammessi temporaneamente, a domanda del datore di lavoro, per adempiere funzioni o compiti specifici, per un periodo limitato o determinato, tenuti a lasciare l’Italia quando tali compiti o funzioni siano terminati.

La comunicazione va presentata con modalità informatiche. A questo proposito, il Ministero dell’Interno con la circolare n. 2198 del 13 maggio 2009 ha dato avvio alla modalità di trasmissione esclusivamente telematica delle istanze di nulla osta ai sensi dell’art. 27 del t.u. Immigrazione mentre con la circolare 3163 del 25 giugno 2009 ha attivato anche la procedura informatizzata per la presentazione delle domande relative all’ingresso per ricerca scientifica ai sensi dell’art. 27 ter.

Il comma 1-quater, invece, prevede che tale procedura semplificata, si applichi esclusivamente ai datori di lavoro che hanno sottoscritto con il Ministero dell’interno, sentito il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, un apposito protocollo di intesa, con cui i medesimi datori di lavoro garantiscono la capacità economica richiesta e l’osservanza delle prescrizioni del contratto collettivo di lavoro di categoria. Si tratta di una importante semplificazione dal momento che in precedenza il rilascio del nulla osta generava un inevitabile allungamento dei tempi.

La nuova comunicazione telematica permetterà anche lo snellimento della documentazione che in precedenza veniva richiesta a supporto del nulla osta a chiaro vantaggio di ricercatori e aziende.

Probabilmente, la sottoscrizione del protocollo rappresenterà un documento programmatico iniziale ed esso potrà essere utilizzato per ogni futuro ingresso richiesto dall’azienda.

Resta comunque in vigore il nulla osta rilasciato dalla Questura, con il quale va verificata la sussistenza o meno, nei confronti del lavoratore straniero, di motivi ostativi all’ingresso ed al soggiorno nel territorio dello Stato e, nei confronti del datore di lavoro, di motivi ostativi scaturenti dalla eventuale denuncia per uno dei reati previsti dal testo unico, ovvero per uno dei reati previsti dagli articoli 380 e 381 del codice di procedura penale, (arresto obbligatorio o facoltativo in flagranza). Questo salvo che i relativi procedimenti si siano conclusi con un provvedimento che esclude il reato o la responsabilità dell’interessato, ovvero risulti sia stata applicata nei loro confronti una misura di prevenzione, salvi, in ogni caso, gli effetti della riabilitazione.

Quanto sopra esaminato rappresenta senz’altro un primo segnale di apertura verso la condivisione, attraverso la promozione della mobilità internazionale, di un patrimonio di inestimabile valore: la conoscenza.