REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE DEI CONTI

TERZA SEZIONE GIURISDIZIONALE CENTRALE

 

(Sentenza n° 489/2003)

 

 

composta dai seguenti magistrati:

Dr. Gaetano       PELLEGRINO                Presidente

Dr. Giorgio         CAPONE                        Consigliere

Dr. Enzo             ROTOLO                       Consigliere

Dr. Luciano         CALAMARO                  Consigliere

Dr. Eugenio         SCHLITZER                 Consigliere relatore

 

 

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

 

sul ricorso in appello iscritto al n. 16410 del registro di Segreteria proposto dalla Signora M. Iole rappresentata e difesa dall'Avvocato Giuseppe M.;

 

CONTRO

 

L'Istituto Nazionale di Previdenza per i Dipendenti dell'Amministrazione Pubblica (I.N.P.D.A.P.) ed il Ministero del Tesoro (ora dell'Economia e delle Finanze);

 

AVVERSO

 

la sentenza n. 902/02 della Sezione Giurisdizionale per la Regione Lazio depositata in data 19.03.2002.

VISTA la sentenza appellata resa tra le parti del presente giudizio;

VISTO l'atto di appello e tutti gli altri atti e documenti di causa;

UDITI alla pubblica udienza del 21.05.2003, con l'assistenza del Segretario Signora Bianco Lucia, il consigliere relatore Eugenio Schlitzer, l'Avvocato M. per parte appellante e la dottoressa Tranquilli per l'I.N.P.D.A.P.

 

Ritenuto in

FATTO

 

Con l'appellata sentenza la Sezione Giurisdizionale per la Regione Lazio  - pronunciandosi sul ricorso proposto dalla Signora M. Iole, vedova di Prospero Gaetano a riposo dal 08.09.1994 e deceduto il 23.08.1995, avverso il provvedimento con il quale le era stato liquidato trattamento di reversibilità secondo la disciplina di cui all'articolo 1, comma 41, della legge n. 335 del 08.08.1995 (60% della pensione e dell'indennità integrativa speciale) - ha ritenuto la piena legittimità della disposta liquidazione atteso che in fattispecie non poteva trovare applicazione, come sostenuto dalla ricorrente, quanto disposto dal comma 5 dell'articolo 15 della legge n. 324 del 23.12.1994, norma da ritenersi abrogata dal disposto di cui al comma 41 dell'articolo 1 della legge n. 335 del 1995.

Avverso la sentenza in epigrafe ha proposto appello la Signora Iole M. il cui difensore denuncia, essenzialmente sulla base del principio affermato dalle SS.RR. con la sentenza 8/2002/QM del 17.04.2002, “violazione dell'articolo 15, comma 5, della legge n. 724 del 1994, violazione dell'articolo 15 delle preleggi e difetto di motivazione”, chiedendo conclusivamente che questo Giudice di appello voglia riconoscere il diritto della propria assistita a vedersi riliquidare il trattamento di riversibilità nella misura del 60% della voce stipendio e del 100% dell'indennità integrare speciale, con interessi legali e rivalutazione monetaria sulle somme rivalutate a far data dal 01.09.1995 e con condanna delle Amministrazioni appellate al pagamento delle spese, competenze ed onorari del doppio grado di giudizio.

Con memoria depositata il 16.05.2003 l'I.N.P.D.A.P. si è costituito in giudizio chiedendo il rigetto del ricorso in appello.

All'odierna pubblica udienza tanto l'Avvocato M. per parte appellante quanto la dottoressa Tranquilli per l'I.N.P.D.A.P. si sono riportati agli atti scritti confermando le richieste ivi contenute.

 

Considerato in

DIRITTO

 

L'atto di appello merita “parziale” accoglimento.

Pronunciandosi, in sede di questione di massima, su identica questione le SS.RR. di questa Corte dei conti hanno, infatti, precisato (sentenza 8/2002/QM del 17.04.2002) che “in ipotesi di decesso di pensionato, titolare di trattamento di riposo, liquidato prima del 31.12.1994, il consequenziale trattamento di reversibilità deve essere in ogni caso liquidato secondo le norme di cui all'articolo 15, comma 5, della legge 23.12.1994 n. 724, indipendentemente dalla data della morte del dante causa. L'articolo 1, comma 41, della legge 08.08.1995 n. 335 non ha effetto abrogativo dell'articolo 15 della legge 23.12.1994 n. 724”.

Nel presente giudizio il Collegio non ritiene che siano stati offerti elementi tali da rimeditare quanto deciso dalle SS.RR. per cui, come già anticipato, l'atto di appello deve essere accolto. Ne consegue che il trattamento di reversibilità della Signora deve essere (ri)determinato secondo le norme di cui all'articolo 15, comma 5, della legge n. 724 del 1994 nel senso che la pensione di riversibilità deve essere ragguagliata al 50% della base pensionabile (e non già al 60% come richiesto dal difensore d di parte appellante) e al 100% dell'I.I.S. come precedentemente percepita dal dante causa.

Interessi legali e rivalutazione monetaria sono dovuti nei limiti di cui all'attuale normativa.

Ritiene il Collegio che esistano validi motivi (quali in particolare lo stato della giurisprudenza prima del pronunciamento delle SS.RR.) per compensare le spese.

 

P.Q.M.

 

la Corte dei conti, Terza Sezione Giurisdizionale Centrale, definitivamente pronunciando, accoglie nei termini indicati in motivazione l'atto di appello proposto dalla Signora Iole M.  avverso la sentenza in epigrafe.

Spese compensate.

 

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 21.05.2003

 

 

 

L'ESTENSORE                                          IL PRESIDENTE

F.to  Eugenio Schlitzer                        F.to Gaetano Pellegrino

 

Depositata in Segreteria il giorno 11 novembre 2003

 

 

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