Primo risarcimento danni da fumo per la famiglia.

Corte di Cassazione, sez. III civile, sentenza 30.10.2007 n° 22884

(Cesira Cruciani)

 

La Corte Suprema di Cassazione, sezione III civile, con la sentenza del 30 ottobre 2007 n° 22884, ha confermato il primo risarcimento danni da fumo. Le famiglie delle vittime del fumo devono essere risarcite dai produttori di sigarette di tutti i danni non patrimoniali, anche quello esistenziale, in relazione ai periodi in cui sul pacchetto non c’era ancora l’indicazione “nuoce gravemente alla salute”.

 

La Suprema Corte ha accolto in parte il secondo motivo del ricorso incidentale con il quale il figlio e la moglie di un fumatore, morto per un tumore ai polmoni, chiedevano che gli fosse risarcito, oltre al danno morale, anche quello esistenziale.

 

In questo modo esce confermato il verdetto emesso, il 9 marzo 2005, dalla Corte d’Appello di Roma che aveva liquidato agli eredi dell’uomo 150 mila euro per la moglie e 50 mila euro per il figlio. Per avere un risarcimento più alto i due avevano presentato ricorso incidentale ai giudice della Suprema Corte, su questo però, deciderà un’altra sezione della Corte di Appello, se venisse riconosciuto il “danno esistenziale” oltre a quello già liquidato, per le “sofferenze morali”.

 

La terza sezione civile, pur precisando che il danno esistenziale non è una voce autonoma ma rientra in quello non patrimoniale, ha confermato che la sofferenza della famiglia per la perdita di un congiunto va risarcita, oltre ai danni morali. Si legge nelle motivazioni, “fondata è la censura relativa alla mancata liquidazione del cosiddetto danno esistenziale. Nel bipolarismo risarcitorio (danni patrimoniali e danni non patrimoniali) previsto dalla legge, al di là della questione puramente nominalistica, non è possibile creare nuove categorie di danni, ma solo adottare per chiarezza, voci o profili di danno, con contenuto descrittivo – ed in questo senso può essere utilizzata anche la locuzione danno esistenziale, accanto a quella di danno morale e danno biologico – tenendo conto che da una parte deve essere liquidato tutto il danno, non lasciano privi di risarcimento profili di detto danno, ma che dall’altra deve essere evitata la duplicazione dello stesso”.

 

L’interesse al risarcimento del danno non patrimoniale da uccisione del congiunto, per la definitiva perdita del rapporto parentale, si concreta nell’interesse all’intangibilità della sfera degli affetti e della reciproca solidarietà nell’ambito della famiglia, all’inviolabilità della libera e piena esplicazione delle attività realizzatrici della persona umana nell’ambito della peculiare formazione sociale costituita dalla famiglia, spesso si colloca nell’area del danno non patrimoniale e si distingue sia dall’interesse al bene salute sia dall’interesse all’integrità morale”.

 

Nella situazione della perdita del rapporto parentale, concludono i giudici di legittimità, normalmente vi è la sussistenza di un pregiudizio non patrimoniale, la cui prova può essere anche fondata su presunzioni.