REPUBBLICA  ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE DEI CONTI

SEZIONE GIURISDIZIONALE REGIONALE DELLA LIGURIA

In persona del

GIUDICE UNICO

Cons. Tommaso Salamone

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel giudizio pensionistico iscritto al n. 2789 ex n. 1835/PG, del registro di segreteria, proposto dalla sig.ra C.D. ved. V., nata il 15.7.1909, e, la medesima deceduta in data 19 settembre 1973, riassunto dai signori V. Lucio e V. Ivana in A. contro il Ministero del tesoro ora Ministero dell’economia e delle finanze – Direzione provinciale dei servizi vari di La Spezia, avverso il decreto del Ministro del Tesoro n 2198712 del 23 giugno 1966.

Udito, nella pubblica udienza del 21 maggio, il Dott. F.C. in rappresentanza dell’Amministrazione; non rappresentata la parte ricorrente;

Esaminati gli atti e i documenti tutti della causa.

Ritenuto in

FATTO

Con l’impugnato decreto fu negato al Sig. V. Marino trattamento privilegiato di guerra, in qualità di ex deportato, in quanto l’infermità riscontrata in sede di visita pensionistica non era stata giudicata ricollegabile causalmente alla deportazione e all’internamento.

L’interessato, visitato dalla Commissione medica per le pensioni di guerra di Genova in data 2 gennaio 1965, a seguito di domanda del data 10 aprile 1962, era stato riscontrato affetto dalle seguenti infermità:

1) Note di miocardio-angio-sclerosi con ipertensione arteriosa;

2) Edontulia parziale, piorrea alveolare con atrofia alveolo-dentaria e dei processi alveolari e conseguente insufficienza masticatoria e note cliniche di dispepsia gastrica;

3) Ipermetropia lieve in O.O. con v.c. = 8/10”

Condizionatamente al riconoscimento della dipendenza da evento bellico, era stata proposta per la prima infermità la quinta categoria, per anni 2; per la seconda la 8^ categoria, per anni 2, e per l’eventuale complesso la quarta categoria per anni 2.

La Commissione medica superiore, competente ad esprimere il parere sulla dipendenza, si pronunciò negativamente per mancanza di malattie pregresse e per il carattere endogeno dell’infermità circolatoria. Seguì il provvedimento negativo.

Avverso il provvedimento suindicato la vedova, C.D., ha proposto il ricorso in epigrafe con cui deduceva quanto segue.

Il marito, V. Marino, venne rastrellato dai tedeschi nell’agosto del 1944 e trattenuto in ostaggio con minaccia incombente di fucilazione; in tale periodo fu costretto ad assistere alla fucilazione di altri ostaggi ed a preparare le fosse per dar loro sepoltura.

Fu condotto in Germania ed internato nel campo di concentramento di Gottingen, venendo adibito a lavori pesanti con orari prolungati, con scarsa alimentazione e sottoposto a continui maltrattamenti. Durante il periodo di internamento andò soggetto ad un grave deperimento organico ed a evidenti disturbi cardiaci consistenti in palpitazioni, dolori precordiali e ambascia di respiro tanto da venire ricoverato tante volte all’infermeria del campo stesso.

Dopo più di un anno venne rimpatriato nell’ottobre 1945 in pessime condizioni ed accusava, in particolare, palpitazioni cardiache e facile affanno di respiro.

Per tali fatti fu curato dal medico di famiglia dott. Amedeo Vanni. Chiese trattamento pensionistico di guerra solo dopo la legge 9 novembre 1961, n. 1240, che lo rimise in termini per proporre domanda di pensione di guerra.

Nel frattempo le condizioni cardiache si aggravarono e nel 1966, dopo tre successivi ricoveri presso l’Ospedale civile di La Spezia, decedette per malattia cardiaca il 4 ottobre 1966.

In conclusione, sosteneva la ricollegabilità alle vicende belliche della malattia cardiaca che trasse a morte il proprio congiunto e chiedeva che venisse anche presa in considerazione la piorrea alveolare riscontrata al rientro dalla prigionia.

Dalle indagini svolte in sede amministrativa è risultato che il V., dopo essere stato catturato dalle truppe tedesche nel luglio 1944, fu effettivamente costretto ad assistere alla fucilazione di altri ostaggi ed a preparare le fosse per dar loro sepoltura (note della Stazione dei Carabinieri di Chiappa – La Spezia del 2.7.1962 e della Stazione dei Carabinieri di Villafranca L. del 3.10.1964 e dell’1.4.1976), e che successivamente, nell’agosto del 1944, fu internato nel campo di concentramento di Gottingen.

Il Servizio internazionale delle Ricerche della Croce Rossa internazionale, richiesto d’ufficio, in data 13.1.1964 ha comunicato che nei documenti in proprio possesso non si trovano tracce del V..

Risultano agli atti, tra l’altro, le cartelle cliniche dei tre ricoveri subiti presso l’Ospedale Civico di La Spezia e certificato di morte del Comune di La Spezia per “Cachessia secondaria da neoplasia prostatica in portatore di blocco a. v. completo”.

A seguito del decesso della ricorrente, C.D. ved. V., in data 19.9.1973, i signori V. Lucio e Ivana V. in Artioli, quali figli legittimi di V. Marino e Dina Croce, hanno riassunto il ricorso pendente, chiedendo, per la prima volta, indennizzo per i danni patiti dal deportato civile V. Giulio in relazione al danno biologico e patrimoniale dallo stesso subito.

E’ stata presentata memoria.

Discussa la causa all’udienza del 4 dicembre 2003, questo giudice, al fine di avere più sicuri elementi di giudizio, ha interpellato il Collegio medico legale del Ministero della difesa perché esprimesse il proprio avviso sulla riconducibilità delle infermità riscontrate al V. in sede di visita pensionistica, con un apprezzabile grado di probabilità, al forte stress patito in occasione della cattura ed agli sforzi, alle privazioni alimentari e, soprattutto per quanto riguarda la piorrea alveolare, alle condizioni igieniche proprie dei campi di internamento tedeschi.

Il Consulente interpellato ha fatto pervenire in data 22 aprile il richiesto parere,  reso nella seduta dell’8 aprile 2004.

All’odierna udienza, non rappresentata la parte ricorrente, il dott. Francesco Di Cristina ha concluso chiedendo di decidere in conformità del parere acquisito. La causa è stata, quindi, decisa come da dispositivo in calce, di cui è stata data lettura, ai sensi dell’art. 5 della l. 21 luglio 2000, n. 205.

Considerato in

DIRITTO

Con l’atto introduttivo del presente giudizio la sig.ra C.D. ricorre avverso il provvedimento del Ministero del tesoro con cui è stata rifiutata la pensione di guerra al coniuge deceduto V. Marino per le infermità miocardio-angio-sclerosi ed edentulia parziale, che la medesima assume essere state contratte dallo stesso in conseguenza dell’internamento subito in Germania.

Al riguardo, in via preliminare, questo giudice rileva che la domanda di equo indennizzo relativo ai danni patiti dal deportato civile V. Marino per danno biologico e per danno patrimoniale, formulata per la prima volta dagli eredi nell’atto di riassunzione del 2001, è nuova, sia per il petitum che per la causa petendi, rispetto alla domanda proposta con il ricorso, e, conseguentemente, la stessa (a prescindere da ogni valutazione sulla giurisdizione di questa corte in materia di danno biologico e patrimoniale)  è inammissibile, ai sensi degli artt. 414, n. 3, 416, 2° comma, e 420 del codice di procedura civile, applicabili nei giudizi pensionistici innanzi alla Corte dei conti, in forza dei rinvii di cui all’art. 26 del R.D. 13 agosto 1933, n. 1038 e 5 della legge 21 luglio 200,  n. 205.

Le disposizioni di cui agli artt. 414, n. 3, 416, 2° comma, le quali delimitano il contenuto della domanda e dell’atto di costituzione del convenuto, sebbene non espressamente richiamate dall’art. 5 della L. n. 205 del 2000, sono da considerare ugualmente estese al processo pensionistico dinanzi alla Corte dei conti - sulla base del principio interpretativo fissato nella sentenza delle Sezioni Riunite del 24 gennaio 2002, n. 2/2002/QM - in quanto strumentali ed in rapporto di necessarietà  con l’art. 420 c.p.c. (avente per oggetto l’udienza di discussione della causa), il quale stabilisce nel suo primo comma, ultima parte, che “……Le parti possono, se ricorrono gravi motivi, modificare le domande, eccezioni e conclusioni già formulate, previa autorizzazione del giudice.

Ed invero, tale disposizione, ponendo limiti tassativi entro i quali sono ammesse precisazioni, modifiche ed integrazioni dell’originaria domanda giudiziale (emendatio libelli), fissa il principio dell’intangibilità della stessa ( divieto della mutatio libelli) nei suoi termini essenziali della causa petendi e del petitum.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha altresì chiarito che i principi di immediatezza e concentrazione che informano il rito del lavoro, impongono di fissare il “thema decidendum” già con gli atti introduttivi, senza che sia possibile modificarlo mediante la proposizione di domande nuove, la cui tardività non può essere sanata neppure dall'accettazione del contraddittorio ad opera della controparte (in tal senso v. Corte di cassazione, Sezione lavoro, n. 4068 del 27 aprile 1987; idem, n. 7007 del 22 dicembre 1988; idem, n. 4555 del 22 aprile 1995).

Passando al merito, si osserva che, ai sensi de­gli artt. 1, 2, 5, 6, 10 e 22 della legge 10 agosto 1950, n. 648 e successive, corrispondenti disposizioni di legge, il diritto ad assegno o pensione di guerra spetta al militare o al civile invalido, o ai suoi familiari, quando, verificandosi le altre condizioni alle qua­li il riconoscimento del diritto stesso è subordi­nato, risulti che l'invalidità sia stata determina­ta da ferite, lesioni o malattie riportate o aggra­vate a causa di servizio di guerra o attinente alla guerra.

Ciò premesso, nella specie, il Collegio medico legale interpellato, dopo aver preso in esame l’intera documentazione medica trasmessa, non ha ritenuto possibile stabilire con rigore scientifico un nesso di causalità e/o concausalità fra la patologia cardiaca  da cui era affetto l’ex internato ed i disagi psicofisici dedotti.

 Trattasi, infatti, di infermità riscontrata a distanza di oltre venti anni dal periodo storico al quale si vorrebbero far risalire le cause o concause dell’infermità, che è stata documentata per la prima volta nel 1965.

Non risultando alcuna prova dei ricoveri in infermeria, che si assumono essere stati subiti dal deportato nel periodo di internamento, e mancando qualsiasi documentazione idonea a certificare malattie cardiache nel periodo immediatamente successivo ai fatti bellici (nessun valore probatorio può essere annesso al certificato postumo del 1967, rilasciato su base mnemonica dal dott. Amedeo Vanni), deve concludersi per la non dipendenza dai disagi della prigionia della “miocardio-angio-sclerosi”, malattia legata al decadimento biologico dell’età e, soprattutto, a situazioni di tipo eredo-costituzionali che poco o nulla hanno a che vedere con i disagi, peraltro, nella specie concentrati entro termini temporali ristretti e ben definiti  del periodo bellico.

Il Consulente ha ritenuto invece dipendente da causa di guerra l’infermità “edentulia parziale, piorrea alveolare con atrofia alveolo dentaria  e dei processi alveolari e conseguente insufficienza masticatoria e note cliniche di dispepsia gastrica”, in considerazione della circostanza  che la scarsa igiene orale – di cui ha certamente patito il V. in prigionia – è scientificamente riconosciuta come una delle cause efficienti e determinanti nell’insorgenza della patologia in questione, che, nel caso del V., ha portato alla caduta di non meno di 22 denti e alla dispepsia gastrica.

Tale ultima infermità è stata ritenuta dal C.M.L. meritevole di essere ascritta alla ottava categoria.

Questo giudice, non ravvisa motivi per discostarsi dal parere espresso dall’Organo di consulenza, in quanto sorretto da valutazioni tecnico sanitarie ineccepibili e coerente con la documentazione agli atti.

Di conseguenza, il ricorso appare meritevole di essere parzialmente accolto con conseguente riconoscimento a favore della sig.ra C.D. del diritto ad ottenere la pensione di guerra di ottava categoria tab. A, spettante al marito, a decorrere dall’1 luglio 1961, ai sensi dell’art. 38 della L. 9 novembre 1961, n. 1240, e dall’1.11.1966 fino alla data del decesso, a titolo di riversibilità, e per essa deceduta a favore degli eredi.

Su quanto dovuto  in esecuzione della presente sentenza spetta, da ciascuna scadenza debitoria e fino al pagamento, la maggior somma tra gli importi dovuti per rivalutazione monetaria – ex art. 150 disp. att. c. p. c. - e per interessi legali.

Sussistono giusti motivi per dichiarare compensate le spese del giudizio.

PER QUESTI MOTIVI

La Corte dei conti, Sezione giurisdizionale regionale della Liguria, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando, accoglie parzialmente il ricorso e, per l'effetto, riconosce a favore  della sig.ra C.D. il diritto ad ottenere la pensione di guerra di ottava categoria tab. A, spettante al marito V. Marino, a decorrere dall’1 luglio 1961 e dall’1.11.1966 fino alla data del decesso, a titolo di riversibilità, e per essa deceduta a favore degli eredi.

Sulle somme da corrispondere  in esecuzione della presente sentenza, spetta il maggior importo tra quanto dovuto per interessi legali e per rivalutazione monetaria, a decorrere da ciascuna scadenza debitoria fino al pagamento.

Spese compensate.

Così deciso in Genova, il 21 maggio 2004.

IL GIUDICE

(Tommaso Salamone)

 

 

Deposito in Segreteria il 24/05/2004

 

 

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