REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE DEI CONTI

 

Sezione Prima Giurisdizionale Centrale, composta dai Magistrati:

 

DOTT. CLAUDIO DE ROSE                           PRESIDENTE

DOTT.  FRANCESCO PEZZELLA                    CONSIGLIERE

DOTT.ANTONIO VETRO                              CONSIGLIERE

DOTT. DAVIDE MORGANTE                         CONSIGLIERE  REL.

DOTT.SSA PIERA MAGGI                               CONSIGLIERE

 

ha pronunciato la seguente

 

SENTENZA

(Sentenza 249/2004)

 

nel giudizio in materia pensionistica di guerra, iscritto al n. 18684 del Registro di Segreteria, proposto dal Ministero Omissis per la revocazione della sentenza n.268/2003/A in data 27 maggio -4 settembre 2003 della Sezione Prima Giurisdizionale Centrale e nei confronti di E. P.

         Visti il ricorso per revocazione nonché gli altri atti e documenti della causa;

         Uditi alla pubblica udienza del 16 aprile 2004, il Consigliere relatore Dott. Davide Morgante, la dott.ssa A.A. per l’Amministrazione ricorrente, non costituita la sig.ra E. P.;

         Ritenuto in

FATTO

         Con sentenza n. 268/2003 questa Sezione Centrale in reiezione dell’appello proposto dall’Amministrazione  Omissis e conferma della sentenza n. 354/2001 del Giudice Unico per le pensioni in seno alla Sezione Giurisdizionale Regionale per la Lombardia ha dichiarato il diritto di E. P. all’attribuzione dell’assegno vitalizio di benemerenza previsto dall’art. 3 della L.22 dicembre 1990, n.932 a decorrere dal 1 marzo 1981, con corresponsione da tale data fino al soddisfo del maggiore importo tra rivalutazione monetaria ed interessi legali.

         Avverso l’indicata sentenza ha proposto ricorso per revocazione l’Amministrazione deducendo l’errore di fatto in cui sarebbe incorsa la Sezione Centrale ritenendo che l’istanza per l’ottenimento dell’assegno vitalizio sia stata presentata  in data Omissis e non nel 22 febbraio 1990; di modo che, in parziale revocazione della sentenza d’appello, la decorrenza del beneficio venga stabilita dal 1 marzo 1990.

         Alla pubblica udienza del 16 aprile 2004, non costituita la parte evocata in revocazione, la Dott.ssa A.A. per la ricorrente Amministrazione ha confermato le considerazioni e le conclusioni rese in ricorso.

         Considerato in

DIRITTO

         Va, in via preliminare, delibata l’ammissibilità e fondatezza della proposta domanda di revocazione della sentenza n.268/2003 di questa Sezione, argomentata, nella prospettazione della difesa ricorrente, con la svista in cui sarebbe incorso il Collegio giudicante, nell’indicare al 21 febbraio 1981 e non al 22 febbraio 1990 la data dell’istanza dell’interessata volta ad ottenere l’assegno vitalizio di benemerenza di cui all’art.3 della L.932/1980, con la conseguente attribuzione del beneficio a decorrere dal 1 marzo 1981, invece che dal 1 marzo 1990.

         La censura è fondata ove si abbia riguardo alla data di presentazione ed al contenuto della istanza dell’interessata volta all’ottenimento del particolare beneficio.

         Trattasi, pertanto, di mera svista materiale che ha indotto il Giudice a supporre l’esistenza di una diversa data, che risulta incontestabilmente esclusa dai documenti di causa e che non  ha costituito, in sede di appello, punto controverso sul quale il Collegio si è pronunciato.

         La domanda di revocazione va, pertanto, dichiarata, oltrechè ammissibile (per la rispondenza del dedotto motivo revocatorio a quello indicato all’art. 68 lett.a) del R.D. n. 1214/1934 ed all’art. 395, n. 4) cod.proc.civ.), fondata per la sussistenza in concreto del denunciato vizio percettivo.

         In via rescindens va, di conseguenza, accolta la domanda di revocazione e pronunciata la rescissione dell’impugnata sentenza ove ha dichiarato al 21 febbraio 1981 ed al 1° marzo 1981 le rispettive date dell’istanza della P. di attribuzione del beneficio e di decorrenza di quest’ulitmo.

         Nei suestesi sensi e limiti disposta la revocazione della impugnata sentenza, può far luogo il Collegio, in sede rescissoria, all’esame di merito della causa introdotta con il ricorso per revocazione.

         Al riguardo, il ricorso si appalesa fondato, dappoichè emerge incontrovertibilmente dalla menzionata istanza della P. che la stessa era rivolta all’ottenimento del beneficio ex art. 3 della L. n. 932/1980 e che è stata prodotta all’apposita Commissione per le provvidenze ai perseguitati politici antifascisti o razziali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 26 febbraio 1990; di modo che il relativo assegno di benemerenza non poteva che essere concesso dal 1° marzo 1990 (primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della indicata domanda).

         In riforma della sentenza impugnata va, pertanto, riconosciuto alla P. il diritto alla concessione del richiesto assegno vitalizio di benemerenza a decorrere dall’1 marzo 1990.

         Sugli importi spettanti all’indicato titolo alla interessata, dalla indicata data fino al soddisfo, va corrisposto il maggiore  importo tra interessi legali e rivalutazione monetaria, calcolato ex art. 429, co. 3, cod. proc. civ., tenuto conto delle percentuali di interessi legali e dell’indice ISTAT ex art. 150 disp. att. cod. proc. civ., rivalutati anno per anno.

         Nulla per le spese del doppio grado.

P.Q.M.

         La Corte dei Conti- Sezione Prima Giurisdizionale Centrale - in via rescindente dichiara ammissibile e fondato il ricorso per revocazione e nel rescissorium,in riforma della sentenza n. 268/2003/A di questa Sezione, indicata in epigrafe, dichiara il diritto di E. P. alla attribuzione a decorrere dall’1 marzo 1990, dell’assegno vitalizio di benemerenza previsto dall’art. 4 della L. 24 aprile 1967, n. 261, come sostituito dall’art. 3 della L. 22 dicembre 1990, n. 932.

         Riconosce, altresì, il diritto alla corresponsione sugli importi alla medesima spettanti all’indicato titolo, alle singole scadenze, dalla data dell’1 marzo 1990 fino al soddisfo, del maggior importo tra interessi legali e rivalutazione monetaria, calcolato ex art. 429, co. 3, cod. proc. civ., tenuto  conto delle percentuali di interessi legali e dell’Indice Istat ex art. 150 disp. att. cod.proc.civ., rivalutati anno per anno.

 

         Nulla per le spese del doppio grado.

 

         Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio del 16 aprile 2004.

 

 

L’ESTENSORE                                                       IL PRESIDENTE

f.to Davide Morgante                                         f.to Claudio De Rose

        

 

Depositata in Segreteria  01/07/2004

  

IL DIRIGENTE

                                                                            

 

Inizio Pagina