LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Sentenza 19 novembre 2010 n. 23428


Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando - Presidente -

Dott. CAPPABIANCA Aurelio - Consigliere -

Dott. DI IASI Camilla - Consigliere -

Dott. DI BLASI Antonino - Consigliere -

Dott. SCARANO Luigi Alessandro - rel. Consigliere -


ha pronunciato la seguente: ordinanza sul ricorso 535-2009 proposto da:


.... Omissis ....

Fatto


Con sentenza del 13/11/2007 la Commissione Tributaria Regionale della Toscana respingeva il gravame interposto dalla Agenzia delle entrate di Montepulciano nei confronti della pronunzia della Commissione Tributaria Provinciale di Siena di parziale accoglimento dell'opposizione proposta sig. B.C. in relazione ad avviso di accertamento emesso a titolo di maggior imponibile a titolo I.R.P.E.F. e S.S.N. per l'anno d'imposta 1995, all'esito di indagine bancaria effettuata nei confronti della società Cre.bo.bo. con sede in (OMISSIS) di cui il contribuente era socio e consigliere delegato.

Avverso la suindicata sentenza del giudice dell'appello l'Agenzia delle entrate propone ora ricorso per cassazione, affidato ad unico motivo.

L'intimato non ha svolto attività difensiva.

E' stata depositata in cancelleria relazione ex art. 380 bis c.p.c..

La ricorrente ha presentato memoria.

Il P.G. ha condiviso la relazione.


Diritto


Con unico motivo la ricorrente denunzia illogicità ed insufficienza della motivazione, in riferimento all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Si duole che il giudice dell'appello abbia nell'impugnata sentenza apoditticamente affermato che "l'estraneità all'attività professionale sarebbe risultata ex actis, senza, per converso, specificare le ragioni sulla base delle quali è giunta alla propria conclusione".

Il motivo è infondato.

Nel confermare la pronunzia del giudice di prime cure, il giudice dell'appello ha escluso la fondatezza dell'accertamento oggetto d'impugnazione affermando risultare "in atti che nella quasi totalità dei casi si tratta di operazioni finanziarie compiute nell'ambito familiare e comunque non legate ad attività economiche afferenti l'attività professionale, salvo le operazioni individuate dal giudice di prima istanza".

A tale stregua il giudice dell'appello ha invero implicitamente accolto le deduzioni del contribuente esposte in narrativa, laddove vengono richiamate la documentazione prodotta e le contestazioni dal medesimo mosse in sede di merito ("la documentazione prodotta giustifica la disponibilità delle somme versate e non costituiscono quindi ricavi professionali ed in tal senso si è espressa la CTP accogliendo larga parte delle giustificazioni. Le contestazioni più puntuali ... attengono l'uno ad una operazione della Sig.ra C. A.R., coniuge del contribuente, che ha trasferito una somma prelevata da altro conto corrente a lei intestato per un importo di L. 30.000.000: quindi l'operazione non è stata effettuata dal contribuente; l'altro ad un versamento di n. 3 effetti per L. 45.000.000 relativi ad un preliminare di vendita di u terreno, presentato in copia, con rilascio di effetti da parte di soggetto residente in (OMISSIS) per un terreno proveniente dalla successione paterna del B.: il terzo a versamenti di ricevute bancarie a fronte di fatture emesse per l'importo di L. 69.823.000 regolarmente dichiarato").

Risulta pertanto senz'altro individuabile l'iter logico-giuridico nel caso seguito per ricondurre in particolare le movimentazioni bancarie prese in considerazione all'ambito familiare, anzichè all'attività professionale.

All'infondatezza del motivo consegue il rigetto del ricorso.

Non è peraltro a farsi luogo a pronunzia in ordine alle spese del giudizio di cassazione, non avendo l'intimato svolto attività difensiva.


P.Q.M.


La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 10 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 19 novembre 2010