LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Sentenza 9.11.2010 n. 22772

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio - Presidente -

Dott. D’ALESSANDRO Paolo - Consigliere -

Dott. IACOBELLIS Marcello - Consigliere -

Dott. DI BLASI Antonino - Consigliere -

Dott. GRECO Antonio - rel. Consigliere -


ha pronunciato la seguente: ordinanza sul ricorso proposto da:


AGENZIA DELLE ENTRATE – ricorrente -


contro


COMUNE DI MEDA; - intimato -

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia n. 102/31/06, depositata il 16 ottobre 2006.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio dell’8 luglio 2010 dal Relatore Cons. Dott. Antonio Greco.

La Corte:

RITENUTO IN FATTO


che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. Civ., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione: “L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia n. 102/31/06, depositata il 16 ottobre 2006, che, rigettando l’appello dell’Agenzia delle entrate, ufficio di Milano (OMISSIS), ha confermato l’annullamento parziale dell’avviso di liquidazione dell’imposta di registro sulla sentenza della Corte d’appello di Milano che, in sede di opposizione alla stima, aveva rideterminato gli importi dovuti dal Comune di Meda a titolo di indennità di espropriazione, applicando, in luogo dell’aliquota proporzionale del 3%, il prelievo a tassa fissa, trattandosi di trasferimento di immobile a favore di ente pubblico territoriale, e disponendo il rimborso della differenza indebitamente pagata in forza dell’atto impositivo.

Il Comune di Meda non ha svolto attività difensiva nella presente sede.

Il ricorso contiene due motivi, che rispondono ai requisiti prescritti dall’art. 366 bis cod. proc. Civ..

Con il primo motivo l’Agenzia delle Entrate, denunciandone la nullità per assenza di motivazione D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 36, n. 4, in relazione all’art. 370 cod. proc. Civ., n. 4, censura la sentenza in quanto, a fronte della dedotta prevalenza della natura giurisdizionale del provvedimento, ai fini dell’applicazione dell’art. 8, lettera b), e subordinatamente lettera c), della tariffa allegata al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, ha argomentato, in modo non conforme alla disposizione in rubrica, con la sola frase è giusto considerare appieno la figura dell’ente territoriale; con il secondo motivo, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 1 e 8 della tariffa, parte 1, allegata al D.P.R. n. 131 del 1986, assume che, anche qualora l’espropriazione avvenga in favore di ente territoriale, la sentenza conclusiva del giudizio di opposizione alla stima dell’indennità di esproprio vada assoggettata al prelievo in misura proporzionale che l’art. 8 della tariffa prevede per i provvedimenti dell’autorità giudiziaria, in misura del 3%, se interpretata con contenuto di condanna al pagamento somme, ai sensi della lettera b), oppure, in via subordinata, nella misura dell’1%, se interpretata con contenuto di solo accertamento.

Questa Corte ha più volte affermato che in tema di imposta di registro per espropriazioni per pubblica utilità, il beneficio della registrazione a tassa fissa, anziché proporzionale, dei provvedimenti di esproprio trova la propria ratio nella funzione, propria di tali atti, di trasferire la proprietà del bene in favore dello Stato o di un ente pubblico territoriale, mentre tale funzione è del tutto estranea alla sentenza che, definendo una controversia di natura meramente patrimoniale derivante dalla opposizione alla stima, determina in via definitiva l’aumentare della indennità spettante all’espropriato per effetto del provvedimento ablatorio. Ne consegue che non merita censura il provvedimento con il quale l’Ufficio finanziario assoggetti tale tipo di sentenza all’imposta di registro nella misura proporzionale dell’1 per cento, ai sensi dell’art. 8 della tariffa allegata al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, quale sentenza di accertamento di diritti a contenuto patrimoniale (Cass. n. 12692 del 2005, n. 10346 del 2007).

In conclusione, si ritiene che, ai sensi dell’art. 375 cod. proc. Civ., comma 1, e art. 380 bis cod. proc. Civ., il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio in quanto manifestamente fondato”;

che la relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata agli avvocati delle parti costituite;

che non sono state depositate conclusioni scritte né memorie.



CONSIDERATO IN DIRITTO



che il Collegio, a seguito della discussione in Camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e pertanto, ribaditi i principi di diritto sopra enunciati, il secondo motivo del ricorso va accolto, la sentenza impugnata va cassata e la causa rinviata, anche per le spese, ad altra sezione della Commissione tributaria regionale della Lombardia.

P.Q.M.


La Corte accoglie il secondo motivo del ricorso, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese, ad altra sezione della Commissione tributaria regionale della Lombardia.

Così deciso in Roma, il 8 luglio 2010.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2010