SENT. 38/2011

 
REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE DEI CONTI

SEZIONE GIURISDIZIONALE REGIONALE

PER LE MARCHE

nella persona del Giudice Unico nella materia pensionistica, Cons. Giuseppe De Rosa ha pronunciato, nella pubblica udienza dell’11 gennaio 2011, con l’assistenza del Segretario Dott.ssa Maria Pia Acquabona, la seguente

SENTENZA

            sul ricorso iscritto al n. 21097/PM del Registro di Segreteria, presentato il 23 luglio 2010 dai Sig.ri

- A. P., nato a omissis;

- B. G., nato a omissis;

- B. Q., nato a omissis;

- B. M., nato a omissis;

- B. E., nato a omissis,

            tutti elettivamente domiciliati in Potenza, in Viale Marconi n. 219 presso lo Studio dell’Avvocato Antonio Salvia dal quale sono rappresentati e difesi.

            Nei confronti del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero della Difesa, per il riconoscimento del diritto alla riliquidazione dell’assegno di cura, con applicazione del meccanismo legale di perequazione delle pensioni.

            UDITO, nella pubblica udienza del giorno 11 gennaio 2011, il Funzionario Giuseppe Carosi per l’Amministrazione dell’Economia e delle Finanze; non comparsi i ricorrenti e il Ministero della Difesa.

            VISTI gli altri atti e documenti tutti di causa.

FATTO

            Con il ricorso all’esame i ricorrenti  - tutti in godimento di pensione privilegiata tabellare, liquidata in date diverse con annesso assegno di cura ai sensi dell’articolo 108 del d.P.R. n. 1092 del 1973 -  lamentavano il mancato adeguamento dell’assegno di cura precitato, rimasto fermo nella misura attribuita a quanto sancito nel provvedimento normativo dell’anno 1973.

            Risulta dagli atti che specifiche istanze a tal riguardo venivano presentate dagli interessati nella sede amministrativa nonché ivi venivano espressamente rigettate dall’Amministrazione dell’Economia e delle Finanze, sull’affermazione dell’insussistenza di norme successive all’articolo 108 del d.P.R. n. 1092 del 1973 prevendenti la rivalutazione dell’assegno.

            Nella sede giurisdizionale, sostenendosi che con la previsione dell’assegno di cura il legislatore si era preoccupato di tutelare i titolari di pensione privilegiata affetti da patologie di natura tubercolare (“poiché le stesse richiedenti costose cure”), i ricorrenti sostanzialmente argomentavano che:

- l’infermità tubercolare non poteva considerarsi mai guarita, ciò presupponendo l’effettuazione di cure a vita;

- nel corso degli anni il legislatore aveva previsto l’adeguamento automatico degli altri assegni accessori annessi alle pensioni privilegiate ordinarie;

- solo l’assegno di cura, inspiegabilmente, non risultava da oltre un quarantennio più perequato, avendo pertanto perso la funzione per la quale veniva attribuito;

- la Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Lombardia, aveva già accolto un ricorso della specie per l’effetto riconoscendo al pensionato, con riferimento all’assegno di cura ex articolo 108 del d.P.R. n. 1092 del 1973, il diritto all’applicazione della perequazione automatica prevista per i trattamenti pensionistici (rif.: sentenza n. 500 dell’11 luglio 2008);

- l’omesso adeguamento automatico dell’assegno confliggeva: con l’articolo 32 Cost., tutelante il diritto alla salute “come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività”; con l’articolo 2 Cost., per mancato rispetto del dovere di solidarietà; con l’articolo 3 Cost., per ingiustificato trattamento deteriore di un soggetto (titolare dell’assegno di cura) rispetto ad altro titolare di pensione (perequata).

            Nel gravame si affermava quindi che l’omessa previsione da parte del legislatore dell’adeguamento dell’assegno di cura, secondo gli indici Istat, si poneva in contrasto con la ratio dell’istituto, dal momento che il beneficio veniva istituito con la precisa finalità di riconoscere, alle persone affetta da una grave patologia, un’integrazione della pensione, per far fronte ai costi per la cura della stessa.

            Il ricorso concludeva:

- in via principale, con la richiesta del riconoscimento del diritto alla riliquidazione dell’assegno di cura, nella misura risultante dall’applicazione del meccanismo legale di perequazione automatica previsto per le pensioni; con conseguente condanna dell’Amministrazione al pagamento delle somme differenziali spettanti dalla data di decorrenza delle pensioni privilegiate, oltre ad interessi legali e rivalutazione monetaria;

- in via subordinata, ove ritenuto non sussistente nell’ordinamento alcuna norma di tutela per i ricorrenti, per la sollevazione della questione di legittimità costituzionale dell’articolo 108 del d.P.R. n. 1092 del 1973 nella parte in cui non prevedente un meccanismo di rivalutazione del beneficio secondo gli indici Istat, per contrasto con gli articoli 2, 3 e 32 Cost. .

            Il tutto con vittoria delle spese del giudizio da liquidarsi in favore del procuratore anticipatario.

            Con memoria depositata il 28 dicembre 2010, si costituiva in giudizio l’Amministrazione della Difesa relativamente alla domanda proposta dal ricorrente A.. Nel merito si opponeva che l’assegno di cura ex articolo 108 del d.P.R. n. 1092 del 1973, corrisposto ai sensi della legge 306 del 1951 e perequato da ultimo con legge n. 488 del 1965, veniva attribuito sotto forma di assegno personale non perequabile, non potendo dunque rientrare nel novero delle “prestazioni previdenziali e assistenziali” per le quali la normativa vigente prevedeva l’adeguamento al costo della vita.

            L’Amministrazione della Difesa, nel sottolineare che non risultava intervenuta alcuna specifica disposizione di rivisitazione al riguardo, concludeva per il rigetto del ricorso, in ogni caso con salvezza degli effetti della prescrizione quinquennale ex articolo 2 del regio decreto n. 295 del 1939, come sostituito dall’articolo 2 della legge n. 428 del 1985.

            Con memorie depositate il 31 dicembre 2010 si costituiva, nei confronti di tutti i ricorrenti, la Direzione territoriale di Ascoli Piceno del Ministero dell’Economia e delle Finanze riscontrando trattarsi, nei casi, di trattamenti privilegiati tabellari e sostenendo l’insussistenza nel vigente ordinamento di alcuna norma espressamente prevedente la perequazione automatica dell’assegno in argomento.

            Al riguardo, richiamando giurisprudenza asserita alla medesima favorevole (rif.: Corte dei conti Sezione Lombardia nn. 405 e 533 del 2008, n. 195 del 2009 nonché nn. 384 e 548 del 2010), la Direzione provinciale del Ministero dell’Economia e delle Finanze concludeva per il rigetto del ricorso, con vittoria di spese ed onorari.

            Nell’udienza dell’11 gennaio 2011 il Giudice invitava la parte presente a soffermarsi in particolare sulle questioni di legittimità costituzionale prospettate con il gravame. Il rappresentante dell’Amministrazione dell’Economia e delle Finanze, affermando che tali questioni potevano avere un qualche fondamento, concludeva comunque per il rigetto del ricorso ribadendo la tesi dell’insussistenza di norme disponenti l’adeguamento automatico dello specifico assegno.

DIRITTO

1.         La questione di merito ad oggetto del giudizio concerne il mancato adeguamento automatico dell’assegno di cura annesso ai trattamenti privilegiati tabellari in godimento ai ricorrenti.

Si richiama al riguardo che il precitato assegno:

- veniva istituto dalla legge n. 306 del 1951 (Disposizioni a favore dei titolari di pensione privilegiata ordinaria), il cui articolo 5 prevedeva: “A favore dei titolari di pensione o assegni privilegiati ordinari per infermità tubercolare o di sospetta natura tubercolare che non abbiano assegno di superinvalidità, è concesso un assegno di cura, non riversibile, nella misura di annue lire 84.000 se si tratta di infermità ascrivibile ad una delle categorie dalla seconda alla quarta e di annue lire 40.000 se si tratta di infermità ascrivibile alle categorie dalla sesta alla ottava della tabella A annessa alla legge 10 agosto 1950, n. 648;

- veniva ridisciplinato dall’articolo 5 della legge n. 488 del 1965 (Provvidenze per gli invalidi di servizio e per i loro congiunti), sostituente l’articolo 5 della legge n. 306 del 1951 nei seguenti termini: “1. A favore dei titolari di pensione o assegni privilegiati ordinari per infermità tubercolare o di sospetta natura tubercolare che non abbiano assegno di super-invalidità, è concesso un assegno di cura, non riversibile, nella misura di annue lire 96.000, se si trattta di infermità ascrivibile alla voce n. 8 della seconda categoria, di annue lire 84.000 se si tratta di infermità ascrivibile ad una delle categorie dalla terza alla quinta e di annue lire 40.000 se si tratta di infermità ascrivibile alle categorie dalla sesta all’ottava della tabella A annessa alla legge 10 agosto 1950, n. 648. 2. Dal 1° maggio 1965 l’assegno di cura di cui al comma precedente è elevato a lire 96.000 anche per le infermità ascrivibili alla terza, quarta e quinta categoria, mentre viene elevato a lire 48.000 annue per le infermità della sesta, settima ed ottava categoria”;

- da ultimo veniva riguardato dall’articolo 108 del d.P.R. n. 1092 del 1973, a mente del quale: “A favore dei titolari di pensione od assegno privilegiato per infermità tubercolare o di sospetta natura tubercolare, che non abbiano assegno di superinvalidità, è attribuito un assegno di cura non riversibile nella misura di annue lire 96.000, se si tratti di infermità ascrivibile ad una delle categorie dalla seconda alla quinta, e di annue lire 48.000 se l’infermità stessa sia ascrivibile alle categorie dalla sesta all’ottava della tabella A annessa alla legge 18 marzo 1968, n. 313.

2.         Tanto premesso, va fondamentalmente rilevato che la prestazione “pensionistica” può essere automaticamente rivalutata solo allorquando espressamente previsto dalla legge.

            Tale affermazione discende dalla disamina della variegata disciplina concernente i diversi ordinamenti pensionistici, dalla quale con chiarezza emerge che:

- i trattamenti pensionistici normali e quelli privilegiati ordinari statali (non tabellari) venivano assoggettati a rivalutazione automatica ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1 della legge n. 177 del 1976;

- le pensioni privilegiate tabellari venivano assoggettate a rivalutazione automatica ai sensi e per gli effetti dell’articolo 16 della legge n. 9 del 1980;

- la legge n. 9 del 1980 operava un adeguamento, oltre che degli importi base dei trattamenti privilegiati, degli assegni accessori correlati ai medesimi  - segnatamente: l’assegno di superinvalidà, l’indennità di assistenza e di accompagnamento, l’assegno rinnovabile, l’assegno di cumulo dovuto agli invalidi di prima categoria per coesistenza di infermità o mutilazioni dipendenti da causa di servizio, l’analogo emolumento previsto per categorie inferiori alla prima, l’assegno di incollocabilità, l’aumento di integrazione per gli invalidi di prima categoria -  tuttavia non includendo l’assegno di cura;

- solo taluni assegni accessori collegati alle pensioni privilegiate di prima categoria, venivano “agganciati” (con aliquota del 60%) alla rivalutazione (non automatica) dei pari assegni previsti nell’ambito dell’ordinamento pensionistico di guerra, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 5 della legge n. 111 del 1984;

- i trattamenti pensionistici di guerra e taluni relativi specificati assegni venivano assoggettati ad adeguamento automatico con legge n. 656 del 1986 e successive modificazioni e integrazioni;

- solo taluni assegni connessi ai trattamenti privilegiati dei “grandi invalidi per servizio” (categoria istituita dall’articolo 7 della legge n. 9 del 1980), venivano “agganciati” (con l’aliquota del 100%), alla rivalutazione (non automatica) degli assegni accessori previsti dalla disciplina pensionistica di guerra, ai sensi e per gli effetti della legge n. 13 del 1987;

- solo taluni assegni connessi ai trattamenti privilegiati dei grandi invalidi per servizio, venivano “agganciati” all’adeguamento automatico già previsto per i pari assegni accessori previsti dalla disciplina pensionistica di guerra, ai sensi e per gli effetti della legge n. 342 del 1989 (articolo 1);

- l’adeguamento automatico delle pensioni “contributive” statali, originariamente previsto dalla legge n. 177 del 1976, veniva nel corso tempo ridisciplinato dalle leggi omogeneizzanti la perequazione automatica delle pensioni dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme di previdenza sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima (articolo 21 della legge n. 730 del 1983; articolo 11 del decreto legislativo n. 503 del 1992, articolo 14 della legge n. 724 del 1994, articolo 59, comma 13 della legge n. 449 del 1997, articolo 34, comma 1, della legge n. 448 del 1998, articolo 69, comma 2, della legge n. 388 del 2000).

3.         Alla luce del dato normativo esposto al capo 2. che precede  - evidenziante che l’assegno di cura non solo non è stato mai assoggettato ad adeguamento automatico, ma altresì che il medesimo non è stato più adeguato da lungo tempo -  occorre pregiudizialmente valutare, nei limiti da questo Giudice sindacabili, le questioni di legittimità costituzionale dell’articolo 108 del d.P.R. n. 1092 del 1973 (prospettate dalla difesa del ricorrente) concernenti il presunto contrasto con gli articoli 2, 3 e 32 Cost., per mancata previsione dell’adeguamento automatico dell’assegno in argomento.

Al riguardo, va innanzitutto osservato che nessuna rilevanza, al fine dello specifico giudizio, assumono le questioni all’esame posto che, ad avviso di questo Giudice, le medesime  - riferite dalla parte ricorrente all’articolo 108 del d.P.R. n. 1092 del 1973 (peraltro statuente una parziale rivalutazione dell’assegno nei confronti di taluni pensionati) -  si sarebbero dovute proporre con riferimento alla normativa prevedente l’adeguamento automatico degli assegni annessi ai trattamenti privilegiati, ma non dell’assegno di cura, allorché tale automatismo veniva introdotto nello specifico ordinamento pensionistico (cfr. supra, capo 2.).

Non di meno, anche laddove fossero state correttamente proposte, sempre ad avviso di questo Giudicante:

- manifestamente infondata si sarebbe appalesata la questione ex articolo 3 Cost., ratione materiae, in considerazione della natura indennitaria del trattamento di privilegio (cui accede l’assegno di cura, quale emolumento accessorio eventuale del medesimo), nonché in ragione della non equiparabilità degli istituti afferenti ai diversi ordinamenti pensionistici; nel merito, non sussisterebbe possibilità di equiparazione alcuna tra i soggetti beneficiari di trattamento privilegiato (prescindente da ogni requisito contributivo, sia se “tabellare” o meno) e quelli beneficiari di pensione “contributiva” (trattamento liquidabile solo ove assolto un predeterminato obbligo di contribuzione definito dalla legge); tanto andrebbe altresì affermato nell’ipotesi di censura della disparità di trattamento eventualmente riferibile alla posizione dei pensionati di cui all’ordinamento dell’assicurazione generale obbligatoria (INPS), atteso che anche la liquidazione delle indennità per malattia tubercolare (ivi previste) necessariamente poggia sul presupposto della sussistenza di periodi di contribuzione previdenziale, presupposto come chiarito del tutto mancante nella prospettiva della concessione dei trattamenti di privilegio previsti dal d.P.R. n. 1092 del 1973;

- manifestamente infondata si sarebbe configurata la questione ex articolo 2 Cost. (dettante al legislatore il dovere inderogabile di solidarietà politica, economica e sociale), atteso che violazioni della specie (rilevate in fattispecie di mancata estensione di interventi tesi a favorire l’assistenza del disabile in ambito familiare e la continuità nelle cure e nell’assistenza, al fine di evitare lacune nella tutela della salute psico-fisica del medesimo) risultano sancite con riferimento a situazioni di grave disabilità (cfr., tra le altre, Corte Cost. 26 gennaio 200, n. 19); sul punto basti rilevare che a mente della specifica normativa concernente i trattamenti di privilegio non è previsto il conferimento dell’assegno di cura nei casi di grave invalidità, prevedendosi al riguardo altro e specifico assegno di medesime finalità e funzione (l’assegno di superinvalidità; cfr. supra le norme riportate al capo 1.) espressamente, da tempo, assoggettato ad adeguamento automatico (cfr. supra, capo 2.);

- irrilevante si sarebbe configurata anche per altro verso la questione prospettata ex articolo 32 Cost. (tutelante la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e disponente la gratuità delle cure agli indigenti), posto che i principi ivi accolti esulerebbero ormai dall’ambito della materia pensionistica, avendo i medesimi trovato fondamentale attuazione legislativa, dall’anno 1978, nell’ordinamento concernente il Sistema sanitario nazionale;

- neppure residuerebbero spazi per la prospettazione di aggiuntive ipotesi di incostituzionalità del dato normativo concernente l’insussistenza di norme prevedenti l’adeguamento automatico dell’assegno di cura, posto che deve ritenersi devoluta alla discrezionalità del legislatore (anche) il bilanciamento economico del complessivo trattamento di privilegio (importo base e assegni accessori)  - trattamento di natura “indennitaria”, attribuito al dipendente leso nella propria integrità psico-fisica a causa di eventi di servizio -  e che al riguardo non irrazionale ab origine si configurerebbe l’assoggettamento ad adeguamento automatico dei trattamenti base e di taluni, tassativi, assegni accessori concessi per le invalidità più gravi e ciò tenuto altresì conto (con riferimento alle finalità connesse all’assegno di cura dalla disciplina pensionistica degli anni dal 1951 al 1973) dell’evoluzione successivamente intervenuta nella materia “sanitaria” (risultando fondamentalmente sancite, in tutti gli ordinamenti regionali nonché in quelli autonomistici regionali e provinciali, la gratuità sia dei ricoveri sia dei farmaci necessari per la cura (anche) delle patologie di natura tubercolare).

4.         Previa dichiarazione dell’irrilevanza e/o della manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionali prospettate dalla parte ricorrente, il gravame all’esame deve essere rigettato sulla constatazione dell’insussistenza di norme prevedenti l’adeguamento automatico dell’assegno di cura ex articolo 108 del d.P.R. n. 1092 del 1973.

5.         In considerazione della giurisprudenza non univoca alla base del ricorso (cfr. quanto riportato in FATTO) si dispone l’integrale compensazione delle spese di giudizio tra le parti, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 92, comma 2, del codice di procedura civile.

PER QUESTI MOTIVI

            la Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per le Marche con sede in Ancona in composizione monocratica  - previa dichiarazione di irrilevanza e manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale formulate nel gravame -  definitivamente pronunciando nel merito RIGETTA il ricorso iscritto al n. 21097/PM del Registro di Segreteria proposto dai Sig.ri A. P., B. G., B. Q., B. M. e B. E..

            Spese compensate.

            Così deciso ad Ancona, nella Camera di Consiglio del giorno 11 gennaio 2011.

 

IL GIUDICE UNICO

 

f.to (Dott. Giuseppe DE ROSA)

 

PUBBLICATA IL 14/02/2011

 

IL DIRETTORE DELLA SEGRETERIA

f.to (Dott.ssa Carmela TUDINO)

 

DECRETO

Il Giudice unico nella materia pensionistica, ravvisati gli estremi per l’applicazione dell’articolo 52 del decreto legislativo 30 giugno 2003 n. 196

DISPONE

che a cura della Segreteria venga apposta l’annotazione di cui al comma 3 di detto articolo 52, nei confronti di parte ricorrente.

Ancona, 11 gennaio 2011

 

IL GIUDICE UNICO

 

f.to (Dott. Giuseppe DE ROSA)

 

In esecuzione del provvedimento del Giudice unico delle Pensioni ai sensi dell’articolo 52 del decreto legislativo 30 giugno 2003 n. 196, in caso di diffusione, omettere le generalità e gli altri dati identificativi della parte ricorrente.

IL DIRETTORE DELLA SEGRETERIA

f.to (Dott.ssa Carmela TUDINO)