Fondo Poste, prestazioni pensionistiche e disciplina

Avvocato Ilario Maio

Sommario:

I - Cenni storici; 2) Organizzazione e funzione dell’IPOST;

II - Soppressione dell’Ipost.  e trasferimento funzioni all’Inps; 2) Assetto organizzativo del Fondo di Quiescenza Poste presso l’INPS: costituzione del Polo specialistico.

III - Disposizioni in materia di prestazioni pensionistiche ex IPOST. Destinatari delle prestazioni di prestazioni pensionistiche e conto assicurativo

.I) - Personale transitato presso altre pubbliche Amministrazioni; 2)Personale cessato in data anteriore allo 01.08.1994; 3) Destinatari delle prestazioni di prestazioni pensionistiche. assicurativo

IV° - Disciplina delle prestazioni pensionistiche.  

 

Le Pensioni

1)    La pensione di vecchiaia; 2) Requisiti della pensione di vecchiaia; 3) Requisiti contributivi per la pensione da liquidare con il sistema retributivo ( D. LG.S. 503/92); 4)  Requisiti anagrafici per la pensione di vecchia con il sistema retributivo dal 1° gennaio 2008;  5) Decorrenze della pensione di vecchiaia (c.d. finestre di accesso); 6) La pensione di anzianità; 7) I requisiti per accedere alla pensione di anzianità dal 1° gennaio 2008; 8) Decorrenze della pensione dal 1° gennaio 2008 (c.d. finestre di accesso); 9) Decorrenza delle pensioni di vecchiaia e anzianità dal 2011. Le finestre mobili; 10) Adeguamento dei requisiti pensionistici in relazione alla speranza di vita; 11) La Pensione di inabilità; 12) La Pensione di inidoneità; 13) La Pensione privilegiata; 14) La Pensione ai superstiti; 15) La Pensione ad onere ripartito; 16) La Totalizzazione dei periodi assicurativi; 17) Indennità una tantum.

VI Disciplina del conto assicurativo

La “valutazione” dei periodi di servizio.

I periodi di servizio valutabili d’ufficio.; 2. I periodi di servizio valutabili a domanda dell’interessato


I - Cenni storici

<<L'Ipost, Ente pubblico non economico sottoposto alla vigilanza del Ministero dello Sviluppo Economico, erogava il trattamento di quiescenza e le prestazioni di assistenza, mutualità e credito al personale di Poste Italiane S.p.A. e Società collegate.

Le sue origini risalgono al 1919, con la costituzione dell'Ente morale denominato "Istituto nazionale di mutualità e previdenza tra il personale postale, telegrafico e telefonico".

Nel 1930 l'Ente assume la denominazione di "Istituto di assistenza e previdenza per i postelegrafonici".

Nel 1942 l'Ente e' suddiviso, rispettivamente, nell'Istituto Cauzioni e Quiescenza per i ricevitori postali e telegrafici e nell'Istituto di Assistenza e Previdenza per il personale delle ricevitorie PT.

 I due istituti hanno svolto regolarmente la loro attività fino al marzo del 1952, quando, l'Istituto di Assistenza e Previdenza per il personale delle ricevitorie P.T., assume il nome di Istituto Postelegrafonici.

Nel giugno 1952 i due Istituti vengono fusi con l’attribuzione del compito di corrispondere al personale delle ricevitorie P.T. la pensione e la buonuscita e provvedere, altresì, all'assistenza scolastica e all'ospitalità degli orfani in convitto.

Con il D.P.R. n. 542/53 è costituito l'Ente Pubblico Istituto Postelegrafonici, sottoposto alla tutela e vigilanza del Ministero delle Poste e riordinato strutturalmente e funzionalmente.

Compito di tale nuovo Ente era di provvedere al trattamento previdenziale e assistenziale del personale dei piccoli uffici postali, gli Uffici Locali, ex ricevitorie (ruolo ULA), mentre alla gestione del personale applicato negli uffici principali (ruolo UP) e al Ministero, provvedeva il Tesoro.

Nel 1979 l'Istituto “non e' assoggettato al cosiddetto decreto sulla soppressione degli enti inutili”, ma viene incluso nella tabella A della legge n. 70 del 1975, fra gli Enti che gestiscono forme obbligatorie di previdenza e assistenza.

Nel 1994, a seguito della trasformazione delle Poste Italiane in Ente Pubblico Economico, l'Ipost diviene l'Ente previdenziale di tutto il personale dipendente di Poste Italiane.

Nel 1997 la legge 27 dicembre 1997, n. 449, all'art. 53, nonostante la trasformazione dell'Ente Pubblico Economico "Poste Italiane" nella società per azioni "Poste Italiane S.p.A.", conferma le competenze istituzionali dell'Ipost quale Ente previdenziale del personale postale.

Nel 1998 nasce l'Ipost “moderno” con la nomina, come per glialtri enti previdenziali, di tutti gli organi istituzionali (Presidente, C.I.V., C.d.A., Collegio dei Revisori, Direttore Generale) previsti nel D.M. n. 523 del 1997.

Nel 2006, alla scadenza degli organi e in attesa di un complessivo processo di riordino e razionalizzazione degli enti previdenziali, con Decreto del Ministro delle Comunicazioni viene disposto il commissariamento dell'Istituto.

  

Organizzazione e funzione dell’IPOST.

L’organizzazione e le funzioni dell’Istituto, già disciplinate dal D.P.R. 8 aprile 1953, n. 542, sono state rideterminate dal D.M. 12 giugno 1995, n. 329 e dal D.M. 18 dicembre 1997, n. 523, anche in relazione ai nuovi compiti attribuiti all’ente dall’art. 6 del decreto legge 1° dicembre 1993, n. 487, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 29 gennaio 1994, n. 71.

In particolare, (art. 2 del D.M. 12 giugno 1995, n. 329), l’Istituto Postelegrafonici provvede(va) ad erogare il trattamento di quiescenza e previdenza nonché le prestazioni di assistenza e mutualità in favore degli iscritti, sulla base di leggi, regolamenti e patti stipulati in applicazione di accordi di lavoro.


II - Soppressione dell’Ipost.  e trasferimento delle funzioni all’Inps.

 
Il decreto n. 78/2010 convertito in legge n.122/2010, con il 2° comma dell’art. 7, con effetto dal 31 maggio 2010, ha disposto la soppressione dell’Istituto Postelegrafonici (IPOST) e il trasferimento delle funzioni dell’IPOST all’INPS.

Il successivo terzo comma dell’art.7 ha disposto il trasferimento delle funzioni dell’IPOST all’INPS, prevedendo altresì che l’INPS succeda al soppresso Istituto in tutti i rapporti attivi e passivi.

A decorrere dal 31 maggio 2010, perciò, il Fondo di Quiescenza Poste, al quale sono  obbligatoriamente iscritti i dipendenti di Poste Italiane e Società collegate, già gestito dall’ente soppresso, viene amministrato dall’INPS.

2) Assetto organizzativo del Fondo di Quiescenza Poste presso l’INPS: costituzione del Polo specialistico

 A seguito del trasferimento delle funzioni all’INPS, a regime, la gestione del “Fondo di Quiescenza Poste” è stato accentrata presso una sola struttura INPS territoriale, allo scopo di garantirne un governo unico ed unitario.

A tal fine è stata individuatala Filiale di coordinamento di Roma EUR, presso la quale è costituito uno specifico Polo Specialistico, competente per la gestione dei flussi informativi e per le attività di produzione inerenti la gestione del Fondo di Quiescenza Poste. (circolare INPS n. 100/2011).

 Presso l’Agenzia interna della predetta Filiale è stata istituita una ulteriore Linea di prodotto servizio “Prodotti ad elevata specializzazione”, con relativa posizione organizzativa da attribuire secondo le disposizioni vigenti.

 La Filiale di Coordinamento di Roma EUR è subentrata quindi, alla struttura ex IPOST nello svolgimento delle attività connesse alla gestione del Fondo di Quiescenza Poste.

 Il  Polo specialistico ha assunto le funzioni a partire dal mese di ottobre 2011.

 

III - Disposizioni in materia di prestazioni pensionistiche ex IPOST.

Destinatari delle prestazioni di prestazioni pensionistiche e conto assicurativo

Destinatari delle prestazioni di prestazioni pensionistiche e conto assicurativo EX IPOST sono i dipendenti delle Poste S.p.A. e delle Società collegate:

 

-          Postecom

-          Egi Immobiliare

-          Poste Vita

-          Poste Assicura

-          Poste Energia

-          Poste Tributi

-          Poste Tutela

-          PosteShop

-          BancoPosta Fondi SGR

-          Postemobile

-          Postel SpA

-          Docugest

-          Docutel

-          Postelprint

 

Per tali lavoratori per il personale già cessato e titolare di prestazione pensionistica, per effetto del trasferimento delle funzioni del soppresso IPOST  all’INPS non è stata modificata la disciplina sostanziale, pertanto, i trattamenti pensionistici continuano ad essere liquidati secondo le norme contenute nel D.P.R. 1092/1973 e successive modificazioni ed integrazioni, con il quale  sono state riordinate le norme pensionistiche riguardanti il personale civile e militare delle Amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, dettate nell’arco di quasi 80 anni successivi al T.U. di cui al RD 21 febbraio 1895, n. 70. Il T.U.

Il Fondo di Quiescenza Poste, continua anche ad occuparsi, come in precedenza l’IPOST, della gestione del personale che rientra nelle seguenti categorie:

 

- Personale transitato presso altre pubbliche Amministrazioni.

Per i “Transitati ad altra amministrazione”, cioè quei dipendenti che cessano l’attività lavorativa presso Poste senza aver maturato il diritto a pensione e che assumono servizio presso altre Amministrazioni dello Stato (Ministeri), Enti Pubblici o Enti Locali (Comuni, Province, Regioni), il Fondo provvede, a seguito di richiesta dell’Amministrazione presso cui l’iscritto è transitato, a dichiarare i servizi resi, calcolare, liquidare e trasferire a favore dell’Inpdap C.P.T.S. (Cassa Pensioni trattamenti Statali) se dipendenti dello Stato, ovvero dell’Inpdap C.P.D.E.L. (Cassa Pensioni Dipendenti Enti Locali) se dipendenti di Enti Locali, quanto dovuto a titolo di Indennità Una Tantum (IUT), così come stabilito dagli articoli 113 e 115 del D.P.R. 1092/1973.

 

 - Personale cessato in data anteriore allo 01.08.1994.

Il decreto-legge 1 dicembre 1993, n. 487, convertito con modificazioni in legge n. 71/94 con cui l'Amministrazione delle Poste e delle Telecomunicazioni è stata trasformata in ente pubblico economico denominato ente "Poste Italiane", ha stabilito (art. 6) che, a decorrere dal 1° agosto 1994, al trattamento di quiescenza di tutto il personale in servizio presso l'ente "Poste Italiane" provvede, all'atto del collocamento a riposo o delle dimissioni e salvi i diritti acquisiti, l'Istituto postelegrafonici, applicando le norme previste per il personale statale.

La medesima norma (art. 6 comma 9), a decorrere dal 1° agosto 1994,ha trasferito all'Istituto postelegrafonici le competenze connesse alla liquidazione definitiva ed alla gestione delle partite di pensione del personale dei ruoli degli uffici principali già in quiescenza alla data del 31 luglio 1994, pertanto, per l’ex IPOST, oggi il Fondo gestito dall’INPS,  l’obbligo di definire le pensioni provvisorie in pagamento a favore dei dipendenti delle Poste Italiane, cessati prima del 1° agosto 1994.

I provvedimenti così definiti vanno trasmessi all’INPDAP, subentrato alle direzioni provinciali del Tesoro. L’INPDAP, poi provvede alla determinazione degli importi e alla liquidazione delle pensioni dirette e di reversibilità.



IV - Disciplina delle prestazioni pensionistiche e di conto assicurativo.

Le Pensioni

 
Le prestazioni pensionistiche già di competenza del soppresso IPOST sono le seguenti:

 

· Pensione di vecchiaia;

· Pensione di anzianità;

· Pensione di inabilità;

· Pensione di inidoneità;

· Pensione privilegiata;

· Pensione ai superstiti.

 

La pensione di vecchiaia.

Il sistema di protezione sociale, attraverso l’ordinamento previdenziale, appresta la tutela contro lo stato di bisogno generato dalla vecchia con la pensione di vecchia fissata per tutti al compimento di una determinata età: età pensionabile.

Il diritto alla pensione di vecchia, non è legato soltanto al raggiungimento dell'età pensionabile ed all'insorgere del fattore bisogno, ma ha anche come presupposto il possesso dei requisiti assicurativi e contributivi.

Il diritto al trattamento previdenziale di pensione di vecchiaia, pertanto, sorge in capo a quei soggetti (lavoratori) che hanno maturato nel corso della vita lavorativa un minimo di anzianità assicurativa e contributiva ed al raggiungimento di una certa età, c.d. età pensionabile.

La prima ha inizio dal primo giorno della settimana alla quale si riferisce il versamento  o l’accredito del primo contributo fino alla decorrenza della pensione e comprende tutti i periodi coperti e non coperti da contribuzione intercorrenti in tale arco temporale. L’anzianità contributiva, invece, è costituita  dai periodi effettivamente coperti da contribuzione, ossia dalla somma di tutti i contributi versati o accreditati (obbligatori, figurativi, da riscatto, volontari).

Requisiti necessari, perciò sono: l'anzianità assicurativa, i contributi assicurativi e l'età pensionabile.

La pensione di vecchiaia, pertanto, è una prestazione vitalizia di natura economica, corrisposta all'iscritto al Fondo di Quiescenza che ha compiuto l'età legale prevista ed è in possesso dei requisiti assicurativi e contributivi.

Alla pensione di vecchiaia hanno diritto i dipendenti delle Poste Italiane S.p.A., Società collegate e i dipendenti dell'Istituto Postelegrafonici.


Requisiti della pensione di vecchiaia

I requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia variano in relazione al  sistema di calcolo con cui il trattamento verrà liquidato: sistema retributivo, sistema misto retributivo – contributivo, sistema contributivo.

La pensione di vecchiaia, infatti, viene liquidata attraverso due diversi sistemi di calcolo: uno retributivo e l’altro contributivo.

a) Pensioni liquidate secondo il sistema retributivo ed il sistema misto(retributivo e contributivo).

La pensione di vecchiaia determinata in forma retributiva si consegue con i requisiti anagrafici e contributivi e con le modalità previste dal D. Lgs. 503/92 e spetta agli assicurati  che alla data del 31 dicembre 1995 hanno maturato un’anzianità contributiva di almeno 18 anni.

Quanto al requisito anagrafico, la pensione di vecchiaia, con il sistema retributivo spetta al raggiungimento dell’età anagrafica di 65 anni per gli uomini e di 60 per le donne in quanto, a seguito di parere dell’ufficio legislativo del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, le lavoratrici di Poste italiane e Società collegate sono state escluse dall’elevazione del limite minimo di età previsto dalla legge  3 agosto 2009, n. 102.

Per gli assicurati che al 31 dicembre 1995 erano già  iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, ma con un’anzianità contributiva inferiore a 18 anni, la prestazione pensionistica non è determinata interamente con il sistema  contributivo, posto che in tale ipotesi trova applicazione il sistema di calcolo misto (retributivo e contributivo).

L’importo della pensione è costituito da due quote:

- una quota corrispondente all’anzianità maturata fino al 31 dicembre 1995 e calcolata secondo il metodo retributivo;

- l’altra corrispondente alle ulteriori anzianità e calcolata con il sistema contributivo, (art. 1, comma 12 legge 335/95).


Requisiti contributivi per la pensione da liquidare con il sistema retributivo ( D. LG.S. 503/92).

Per l’accesso alla pensione di vecchiaia liquidata con il sistema retributivo sono richiesti 1040 contributi settimanali, pari a 20 anni di  contribuzione (infatti,52 settimane in un anno moltiplicato per 20  dà luogo  a 1040 contributi settimanali) (D.L.G.S. n. 503/92).

A tale requisito si è giunti solo nel 2001, poiché era stato fissato un periodo transizione, decorrente dal 1° gennaio 1993 durante il quale il requisito contributivo aumentava gradualmente.

In particolare, fino al 31 dicembre 1992, il requisito contributivo minimo per ottenere la pensione di vecchiaia veniva perfezionato con 780 contributi settimanali, pari a 15 anni di contribuzione.

Dal primo gennaio 1993, il predetto requisito contributivo minimo (15 anni di contribuzione)  è stato progressivamente innalzato di un anno ogni due fino a raggiungere la soglia dei 20 anni di contribuzione dal 2001 in poi e precisamente:

- dal primo gennaio 1993 al 31 dicembre 1994, 16 anni di contribuzione (832 contributi settimanali);

- dal primo gennaio 1995 al 31 dicembre 1996 17 anni di contribuzione, (884 contributi settimanali),;

- dal primo gennaio 1997 al 31 dicembre 1998, 18 anni di contribuzione (936 contributi settimanali);

- dal primo gennaio 1999 al 31 dicembre 2000 19 anni di contribuzione, (988 contributi settimanali);

- dal primo gennaio 2001 in poi 20 anni di contribuzione (1040 contributi settimanali), (Decreto legislativo n. 503/92: c.d. riforma amato).

- Deroghe all’innalzamento del requisito contributivo.

La disciplina che ha disposto l'aumento del requisito contributivo prevede, tuttavia, delle deroghe:

Per i lavoratori dipendenti che  alla data del 31.12.1992 hanno maturato un’anzianità contributiva o di servizio tale che, anche se se incrementata dei periodi intercorrenti tra predetta data ed il compimento dell’età pensionabile, non consentirebbe di raggiungere il nuovo requisito contributivo previsto dal decreto legislativo n. 503 del 1992 (art. 2, comma 3, lettera c), continua a trovare applicazione il precedente requisito di 15 anni di contribuzione .


b) Pensioni di vecchiaia liquidate secondo il sistema contributivo.

Per i lavoratori i cui trattamenti pensionistici sono liquidati esclusivamente secondo il sistema contributivo, le pensioni di vecchiaia, di vecchiaia anticipata, di anzianità sono state sostituite da un’unica prestazione denominata pensione di vecchiaia (articolo 1, comma 19,  legge 8 agosto 1995, n. 335).

In base all’art. 1, comma 20 legge n. 335/1995, i lavoratori ai quali il trattamento pensionistico è liquidato esclusivamente secondo il sistema contributivo, al raggiungimento del requisito anagrafico, conseguono il diritto a pensione con un’anzianità contributiva di cinque anni, purché l’ammontare del trattamento pensionistico non risulti inferiore a, 1,2 volte l’importo dell’assegno sociale previsto dalla stessa legge.

Il diritto alla pensione di vecchiaia con il sistema contributivo si consegue, oltre che con il possesso dei requisiti anagrafici e contributivi, con il solo requisito contributivo previsto dalla legge (40 anni di contribuzione) purché l'importo della pensione risulti non inferiore a 1,2 volte  l'importo dell'assegno sociale previsto della medesima legge di riforma, (legge n. 335/95).

La pensione con  il sistema contributivo spetta:

- ai lavoratori che hanno iniziato l’attività lavorativa  dopo il 3 dicembre 1995 e che, dopo tale data risultino assicurati per la prima volta.

La legge n. 243 del 2004 di riforma del sistema pensionistico era già intervenuta sui requisiti introdotti dalla legge n. 335/1995 per il conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia nel sistema contributivo elevando l’età minima di 57 anni (valida indistintamente per le donne e per gli uomini) a 60 anni di età per le donne e a 65 anni di età per gli uomini.  

La  predetta legge n. 243/2004 ha invece, esplicitamente confermato la possibilità di accedere alla pensione di vecchiaia nel sistema contributivo con 40 anni di contribuzione indipendentemente dall’età e nulla era stato innovato in merito agli altri requisiti richiesti dalle legge n. 335 del 1995 (5 anni di contribuzione effettiva, importo minimo pari 1,2 volte l’importo  dell’assegno sociale per le pensioni conseguite prima dei 65 anni, cessazione del rapporto di lavoro dipendente).

Il legislatore, con  la  legge n. 243 del 2004 ha, altresì, introdotto un’ulteriore requisito per conseguire il diritto alla pensione di vecchiaia nel sistema contributivo, prevedendo la possibilità di conseguire la pensione di vecchiaia in presenza di 35 anni di anzianità contributiva e al raggiungimento di determinati limiti di età.


Requisiti anagrafici per la pensione di vecchia con il sistema retributivo dal 1° gennaio 2008.

I predetti limiti di  per accedere alla pensione di vecchia con il sistema retributivo età sono stati modificati dalla legge n. 247 del 2007.

 Dal 1° gennaio 2008, anche i lavoratori dipendenti iscritti al Fondo Poste, la cui pensione è liquidata esclusivamente con il sistema di calcolo contributivo possono accedere alla pensione di vecchiaia:

 
a)     a 60 anni, se donne, e a 65 anni, se uomini, e con una anzianità contributiva effettiva di almeno 5 anni;

 
b)      a prescindere dal requisito anagrafico con un’anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni;

 
c)       dal 1° gennaio 2008 al 30 giugno 2009 al raggiungimento di un'anzianità contributiva minima di 35 anni in concorrenza con almeno 58 anni di età.

 

Dal 1°luglio 2009, si applica il c.d. “sistema delle quote”.


Le quote che devono raggiungere i lavoratori dipendenti per acquisire il diritto alla pensione di vecchiaia contributiva, purché siano in possesso di almeno 35 anni di contribuzione sono le seguenti:

 

-         dal 1°luglio 2009 al 31 dicembre 2010, quota 95 con un’età minima di 59 anni;

 

-         dal 1° gennaio 2011 al 31 dicembre 2012 quota 96 con un’età minima di 60 anni;

 

-         a decorrere dal 1° gennaio 2013 quota 97 con un’età minima di 61 anni.

 

L’accesso al pensionamento prima del compimento del 65° anno di età è subordinato alla condizione che l’importo della pensione risultante non sia inferiore a 1,2 volte l’importo dell’assegno sociale (articolo 1, comma 20, della legge n. 335). Resta ferma la condizione della cessazione del rapporto di lavoro dipendente. Prevista dal decreto legislativo n. 503/92.

 Chi ha maturato entro il 31 dicembre 2007 i requisiti di età e di anzianità contributiva previsti dalla previgente normativa (aver compiuto 57 anni di età unitamente a 5 anni di contribuzione con un importo di pensione non inferiore a 1,2 volte l'importo dell'assegno sociale), consegue, con tali requisiti, il diritto alla prestazione pensionistica.


Decorrenze della pensione di vecchiaia (c.d. finestre di accesso)

Fino al 1° gennaio 2008, le pensioni di vecchiaia avevano decorrenza dal primo giorno del mese successivo alla maturazione di tutti i requisiti richiesti, ovvero dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda, sempre, ovviamente, in presenza di tutti i requisiti per il diritto alla prestazione; l’articolo 1, comma 6, lettera c) della legge n. 243 del 2004 e l’articolo 1, comma 5, lettere b) e c) della legge n.247 del 2007 hanno introdotto le finestre di accesso anche per i pensionamenti di vecchiaia.

A partire dal 1° gennaio 2008 tutti i lavoratori che raggiungono i requisiti anagrafici e contributivi per il diritto alla pensione di vecchiaia  accedono al pensionamento alle decorrenze fissate dalle predette leggi.

 Le “finestre di accesso” non si applicano ai soggetti che hanno raggiunto i requisiti anagrafici e contributivi per il diritto alla pensione di vecchiaia entro il 31 dicembre 2007;

Per l’apertura della finestra è sufficiente aver maturato il requisito anagrafico e contributivo, mentre nel medesimo trimestre non è necessario cessare l’attività lavorativa dipendente (ulteriore requisito, che permane, per acquisire il diritto alla pensione di vecchiaia).

Pertanto, (articolo 1, comma 5, lettera b) legge n.247 del 2007) i lavoratori dipendenti che risultino in possesso dei requisiti previsti per l’accesso al pensionamento di vecchiaia:

 

-           entro il primo trimestre dell’anno, possono accedere al pensionamento dal 1° luglio dell’anno medesimo;

 

-           entro il secondo trimestre dell’anno, possono accedere al pensionamento dal 1° ottobre dell’anno medesimo;

 

-           entro il terzo trimestre dell’anno, possono accedere al pensionamento dal 1° gennaio dell’anno successivo;

 

-           entro il quarto trimestre dell’anno, possono accedere al pensionamento dal 1° aprile dell’anno successivo.

 

La pensione di anzianità

 
La pensione di anzianità, al pari della pensione di vecchia, è una prestazione vitalizia di natura economica, reversibile corrisposta all'iscritto al Fondo di Quiescenza che cessa dal servizio prima del compimento dell'età  prevista per la pensione di vecchiaia (c.d. pensione di vecchiaia anticipata) qualora sia in possesso di una determinata anzianità contributiva ed anagrafica.

 Hanno diritto alla pensione di anzianità i dipendenti delle Poste Italiane S.p.A., e di Società collegate ed i dipendenti dell'Istituto Postelegrafonici.

Per l’accesso alla pensione di anzianità è necessario il possesso di una anzianità contributiva, non inferiore a 35 anni, unitamente al raggiungimento del requisito anagrafico  fissato dalla legge. 247/2007.

La  legge 24 dicembre 2007, n.247, all’articolo 1, comma 1 e comma 2, lettere a) e b), ha modificato i requisiti per il diritto alla pensione di anzianità, nonché alla pensione di vecchiaia nel sistema contributivo, rispetto a quanto contenuto nella legge 23 agosto 2004, n. 243.

In particolare, tali disposizioni modificano i requisiti per il diritto alla pensione di anzianità, nonché alla pensione di vecchiaia nel sistema contributivo ottenibile con 35 anni di anzianità contributiva, introducendo, inoltre, il c.d. “sistema delle quote” .

Lo stesso articolo 1, al comma 5, stabilisce una nuova disciplina in materia di decorrenze per il pensionamento di vecchiaia e per coloro che ottengono i trattamenti pensionistici anticipati con 40 anni di anzianità contributiva (allegati 3 e 4).

 Le  modifiche normative introdotte dalla legge n. 247/2007 non si applicano ai lavoratori che hanno maturato i requisiti per il diritto a pensione entro il 31 dicembre 2007. Tali soggetti continuano a poter conseguire la pensione di anzianità e di vecchiaia secondo la normativa in vigore antecedentemente al 1° gennaio 2008 (articolo 1, comma 3, della legge n.243 del 2004).

Pertanto, a decorrere dal 1° gennaio 2008, il diritto alla pensione di anzianità si consegue al raggiungimento dei requisiti di età anagrafica e di anzianità contributiva secondo la progressione indicata nella tabella A (per il periodo 1° gennaio 2008 – 30 giugno 2009) e nella tabella B (per i periodi successivi), allegate alla citata legge n. 247 del 2007.

In particolare, la Tabella B ha introdotto, dal 1° luglio 2009, il c.d. “sistema delle quote” in base al quale il diritto alla pensione si consegue, in presenza di un’anzianità contributiva minima di 35 anni, al raggiungimento di una quota data dalla somma tra età anagrafica e contribuzione posseduta dall’assicurato.

In deroga a quanto stabilito dalla legge n. 247/2007, a decorrere dal 1 gennaio 2008 continuano a valere le precedenti regole per la pensione di anzianità (35 anni di contributi e 57 anni di età) nei seguenti casi:

lavoratrici dipendenti, in virtù di quanto disposto dall’art. 1, comma 9, della legge n. 243 del 2004, a condizione che optino per la liquidazione del trattamento secondo le regole di calcolo contributivo previste dal decreto legislativo n. 180 del 1997;

soggetti che hanno ottenuto l’autorizzazione alla prosecuzione volontaria entro il 20 luglio 2007, come previsto dall’art 1 comma 2 lettera c) della legge n. 247 del 2007;

 lavoratori in mobilità nei casi indicati nell’art. 1, comma 18 e 18 bis della legge n. 243 del 2004.


I requisiti per accedere alla pensione di anzianità dal 1° gennaio 2008.

Dal 1° gennaio 2008 al 30 giugno 2009, il diritto alla pensione di anzianità si perfeziona al raggiungimento di un'anzianità contributiva minima di 35 anni in concorrenza con almeno 58 anni di età.

 Dal 1° luglio 2009, il diritto alla pensione di anzianità si consegue al raggiungimento di una quota data dalla somma tra età anagrafica e contribuzione posseduta dall’assicurato (c.d. “sistema delle quote”).

 Le nuove disposizioni richiedono, inoltre, che l’assicurato abbia comunque raggiunto un’età anagrafica minima e sia in possesso di almeno 35 anni di contribuzione.   

Le quote che devono raggiungere i lavoratori dipendenti  sono le seguenti:

 

-        dal 1°luglio 2009 al 31 dicembre 2010, quota 95 con un’età minima di 59 anni;

 

-        dal 1° gennaio 2011 al 31 dicembre 2012 quota 96 con un’età minima di 60 anni;

 

-        a decorrere dal 1° gennaio 2013 quota 97 con un’età minima di 61 anni.

L’incremento previsto a decorrere dal 1° gennaio 2013 può essere, peraltro, differito con decreto del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, di concerto col Ministero dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro il 31 dicembre 2012 qualora da una verifica dei risultati finanziari raggiunti con le disposizioni in esame si ritenga procrastinabile un ulteriore incremento dei requisiti minimi per il diritto alla pensione di anzianità.

 

 

REQUISITI PER IL DIRITTO ALLA PENSIONE DI ANZIANITÀ NEL SISTEMA RETRIBUTIVO E DI VECCHIAIA NEL SISTEMA CONTRIBUTIVO - TABELLA  A




REQUISITO CONTRIBUTIVO

35 ANNI DI CONTRIBUZIONE

ETA' ANAGRAFICA

LAVORATORI AUTONOMI

LAVORATORI DIPENDENTI


1.1.2008 - 30.6.2009



59 ANNI


58 ANNI




TABELLA B



REQUISITO CONTRIBUTIVO MINIMO: 35 ANNI

PERIOD


Lavoratori dipendenti


Lavoratori autonomi

DAL

AL

Somma di età anagrafica e anzianità contributiva
Età anagrafica minima per la maturazione del requisito
Somma di età anagrafica e anzianità contributiva Età anagrafica minima per la maturazione del requisito
01/07/2009
31/12/2010
95
59
96
60
01/01/2011
31/12/2012
96
60
97
61
01/01/2013

97
61
98
62





Decorrenze della pensione dal 1° gennaio 2008 (c.d. finestre di accesso)

 
L’articolo 1, comma 5, della legge 24 dicembre 2007, n. 247 – in attesa che venisse stabilita, come disposto dal precedente comma 4, una disciplina definitiva entro il 31 dicembre 2011 - prevedeva un regime “transitorio” di decorrenze per i soggetti che accedono al:

 
- pensionamento anticipato con 40 anni di contribuzione.

Ai sensi dell’articolo 1, comma 5, lettera a), della legge n.247 del 2007 i lavoratori che risultino in possesso dei 40 anni di contribuzione:

 

·           entro il primo trimestre dell’anno, possono accedere al pensionamento dal 1° luglio dello stesso anno, se di età pari o superiore a 57 anni entro il 30 giugno;

 

·           entro il secondo trimestre dell’anno, possono accedere al pensionamento dal 1° ottobre dello stesso anno, se di età pari o superiore a 57 anni entro il 30 settembre;

 

·           entro il terzo trimestre dell’anno, possono accedere al pensionamento dal 1° gennaio dell’anno successivo;

 

·           entro il quarto trimestre dell’anno, possono accedere al pensionamento dal 1° aprile dell’anno successivo.

 

 

Pensionamento di vecchiaia con i requisiti previsti dai singoli ordinamenti.

 I lavoratori dipendenti che conseguono i requisiti richiesti:

 

°           entro il primo semestre dell’anno possono accedere al pensionamento dal 1° gennaio dell’anno successivo;

 

°           entro il secondo semestre dell’anno possono accedere al pensionamento dal 1° luglio dell’anno successivo.

 

Decorrenza delle pensioni di vecchiaia e anzianità dal 2011. Le finestre mobili

L’art. 12 (commi da 1 a 6)  del decreto legge n. 78/2010 coordinato con la legge di conversione 30 luglio 2010, n. 122, recante “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”, entrato in vigore il 31 maggio 2010, dal 1° gennaio 2011, ha introdotto una nuova disciplina in materia di decorrenza della pensione di vecchiaia e dei trattamenti di anzianità rispetto alle disposizioni previste dalle leggi n. 243 del 2004 e n. 247 del 2007, lasciando invariati i requisiti di accesso ai predetti trattamenti pensionistici.

La disciplina in esame ha introdotto il sistema della “finestra mobile” o a scorrimento secondo cui i lavoratori dipendenti andranno in pensione trascorsi dodici mesi dalla data di maturazione dei requisiti.

In buona sostanza, si tratta di “finestra personalizzata” che consente di accedere alla pensione di vecchiaia e di anzianità solo a decorrere dal 13° mese successivo a quello in cui si maturano i requisiti.

Pensione di Vecchiaia

Coloro che maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia (65 anni per gli uomini, 60 per le donne), conseguono il trattamento pensionistico:

- trascorsi 12 mesi dalla data di maturazione dei requisiti,.

Pensione anzianità.

I soggetti che maturano i requisiti previsti dall’art. 1, comma 6, Legge 243/04 e successive. Modifiche ed integrazioni., con età inferiori rispetto a quelle previste per la pensione di vecchiaia, conseguono il diritto alla decorrenza della prestazione:

- trascorsi 12 mesi dalla data di maturazione dei requisiti.

A decorrere dal 1° gennaio 2011, perciò, i trattamenti pensionistici di anzianità e di vecchiaia dei lavoratori dipendenti decorrono dal primo giorno del mese successivo allo scadere del differimento di 12 mesi.

Le nuove decorrenze si applicano esclusivamente a coloro che raggiungono i requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso a pensione a partire dal 1° gennaio 2011, mentre non sono applicabili ai lavoratori che abbiano maturato i predetti requisiti entro il 31 dicembre 2010, anche se a tale data non erano ancora aperte le “finestre di accesso” al pensionamento previste dalle leggi n. 243/2004 e n. 247/2007.

Il diritto alla pensione di anzianità e di vecchiaia rimane in ogni caso subordinato alla cessazione del rapporto di lavoro dipendente alla data di decorrenza della pensione (decreto legislativo n. 503/92).


Adeguamento dei requisiti pensionistici in relazione alla speranza di vita.

 Il decreto legge n. 78/2010 ha, altresì, previsto, a decorrere dal 1° Gennaio 2015,  l’adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico sulla base dell’ incremento della speranza di vita accertata dall’ISTAT, con aggiornamento a cadenza triennale.

Il predetto adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico sulla base dell’incremento della speranza di vita accertata dall’ISTAT, con aggiornamento a cadenza triennale è stato anticipato dal decreto legge n. 98/2011, convertito in legge n. 111/2011 al primo gennaio 2014.

 Pertanto, dal 2014 sono adeguati:

- i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla Legge n. 243/04 e succ. modifiche. ed integrazioni. (requisiti pensione anzianità/quote);

-  i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento per il diritto a pensione di vecchiaia;

- il requisito anagrafico di 65 anni per la pensione liquidata con il sistema contributivo.

Gli adeguamenti avverranno con decreto direttoriale del Ministero dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali con cadenza triennale e riguarderanno tutte le tipologie di pensione.


La Pensione di inabilità

 Con la legge n. 335/1995, articolo 2, comma 12, è stata introdotta anche per i lavoratori dipendenti dalle pubbliche amministrazioni la prestazione di inabilità già disciplinata per i lavoratori del settore privato dall’articolo 2 della legge n. 222/1984 e ciò al fine di concorrere all’armonizzazione dei regimi previdenziali dei lavoratori pubblici e privati. Essa viene corrisposta ai lavoratori i quali, a causa di infermità o difetto fisico o mentale, si trovano nell’assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa.

 Ai fini del riconoscimento del diritto alla pensione di inabilità è richiesto il possesso dei requisiti di contribuzione previsti per il conseguimento della pensione di inabilità di cui all'articolo 2 della legge 12 giugno 1984, n. 222.

La disciplina introdotta dalla legge n. 335/1995,  dunque, sostanzialmente, rinvia alla disciplina contenuta nell’articolo 2 della legge n. 222/1984 richiamando direttamente o indirettamente i presupposti e ei limiti di applicabilità.

Per effetto del richiamo della disciplina contenuta nella legge n. 222/1984, per il perfezionamento dei requisiti alla pensione di inabilità devono concorrere:

a) l’evento, consistente  nell’assoluta e permanete impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa, quindi anche diversa da quella già svolta;

b) il riconoscimento dello stato di assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa conseguente all'infermità non dipendente da causa di servizio, diversamente se l’infermità fosse riconducibile a causa si “verserebbe” in materia di pensione privilegiata, da accertare attraverso il ricorso alle procedure medico – legali previste per l’accertamento delle malattie dipendenti da cause di servizio (art. 17 d.p.r. 2010.2001 n. 461);

c) Il possesso del requisito contributivo minimo di cinque anni in tutto il periodo assicurativo, di cui almeno tre anni nei cinque anni precedenti la data della domanda;

d)  la risoluzione del rapporto di lavoro per infermità non dipendenti da causa di servizio;

Il procedimento per l'attribuzione della pensione di inabilità.

Il procedimento per il riconoscimento del dritto alla pensione di inabilità è disciplinato dal decreto del Ministero della Funzione Pubblica maggio 1997, n. 187: regolamento recante modalità applicative delle disposizioni contenute all'articolo 2, comma 12, della legge 8 agosto 1995, n. 335, concernenti l'attribuzione della pensione di inabilità ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche iscritti a forme di previdenza esclusive dell'assicurazione generale obbligatoria.

Tale iter è stato confermato dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale fino ad eventuali nuove disposizioni che verranno impartite a seguito della risposta che i Ministeri vigilanti forniranno al quesito posto medesimo istituto.

La pensione di inabilità è attribuita a domanda. La domanda, con la richiesta di essere sottoposto a visita medica, è presentata al datore di lavoro presso il quale il dipendente o ex dipendente presta o ha prestato l'ultimo servizio, (Poste Italiane), il datore di lavoro invia la suddetta richiesta alla Commissione Medica di Verifica competente per territorio.

La Commissione Medica di Verifica, espletata la visita medica, trasmette al datore di lavoro il verbale contenente l'accertamento della inabilità o inidoneità.

Poste Italiane, ricevuto l'esito degli accertamenti sanitari attestante lo stato di inabilità assoluta e permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa, provvede alla risoluzione del rapporto di lavoro del dipendente, ovvero agli adempimenti occorrenti se la risoluzione del rapporto di lavoro e' già intervenuta e trasmette tutta la documentazione, compreso il verbale, al Fondo di Quiescenza.

Il Fondo di Quiescenza, a conclusione dell’iter procedimentale attivato da Poste italiane ed a seguito della cessazione per inabilità, ricevuto il verbale della commissione medica di verifica, emette il relativo provvedimento di pensione., ovvero il provvedimento di diniego nel caso di mancato riconoscimento dello stato di inabilità.

 La pensione di inabilità, essendo incompatibile con lo svolgimento di un lavoro dipendente o autonomo, sia in Italia che all’estero, decorre dalla data di risoluzione del rapporto di lavoro ovvero dal primo giorno del mese successivo alla data di presentazione della domanda se inoltrata successivamente alla risoluzione del rapporto di lavoro.

Misura della pensione di inabilità.

Per i soggetti che alla data del 31 dicembre 1995 possono far valere un'anzianità contributiva di almeno 18 anni, il trattamento di pensione di inabilità è calcolato, secondo la normativa vigente in base al sistema retributivo, considerando l'anzianità posseduta alla data di risoluzione del rapporto di lavoro incrementata del periodo temporale compreso tra la predetta data e quella del compimento del limite di età, o di servizio in assenza del limite di età, previsto per il collocamento a riposo secondo l'ordinamento di appartenenza. In ogni caso, non si considera a tali fini l'anzianità superiore a 40 anni.

Per i soggetti che alla data del 31 dicembre 1995 possono far valere un'anzianità contributiva inferiore a 18 anni, ferma restando l'applicazione dell'articolo 1, comma 12, della legge 8 agosto 1995, n. 335, (la pensione è determinata dalla somma: è determinata dalla somma:

a) della quota di pensione corrispondente alle anzianità acquisite anteriormente al 31 dicembre 1995 calcolata, con riferimento alla data di decorrenza della pensione, secondo il sistema retributivo previsto dalla normativa vigente precedentemente alla predetta data;  b) della quota di pensione corrispondente al trattamento pensionistico relativo alle ulteriori anzianità contributive calcolato secondo il sistema contributivo), l'anzianità posseduta alla data di risoluzione del rapporto di lavoro è incrementata, secondo il sistema contributivo di un'anzianità contributiva complessiva non superiore a 40 anni, aggiungendo al montante individuale, posseduto all'atto dell'ammissione al trattamento, un'ulteriore quota di contribuzione riferita al periodo mancante al raggiungimento del sessantesimo anno di età dell'interessato computata in relazione alla media delle basi annue pensionabili possedute negli ultimi cinque anni e rivalutate ai sensi dell'articolo 3, comma 5, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, (art. 1, comma 15 legge n. 335/1995).

L'importo del trattamento di pensione di inabilità non può superare l'80% della base pensionabile ne' l'ammontare del trattamento privilegiato spettante nel caso di inabilità riconosciuta dipendente da causa di servizio.


La Pensione di inidoneità

 
La pensione di inidoneità è una prestazione di natura economica che, in base all’art. 42, comma 1, del D.P.R. n. 1092/73 e successive modificazioni ed integrazioni, viene erogata, a seguito di visita medica presso la Struttura Sanitaria competente (Commissione Medica di Verifica), a favore del lavoratore a cui non sia stata riconosciuta l’assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa, ma esclusivamente l’inabilità assoluta e permanente a tutte le mansioni del livello professionale di appartenenza o a proficuo lavoro non dipendente da causa di servizio.

Il diritto alla prestazione per infermità non dipendente da causa di servizio è riconosciuto una volta maturata un’anzianità minima contributiva di 15 anni.

 Non è previsto per i soggetti iscritti al Fondo di Quiescenza l’erogazione dell’assegno di invalidità (L.222/84), posto che la sola riduzione della capacità lavorativa non determina conseguenze sul rapporto di lavoro stesso.

 

 La Pensione privilegiata

 
La Pensione privilegiata, disciplinata dagli art. 64 e 65 del D.P.R. n. 1092 del 1973 e dal D.P.R. n. 461 del 2001, è una prestazione di natura economica corrisposta in favore dei lavoratori collocati a riposo (per qualsiasi motivo), che abbiano contratto un’infermità per causa di servizio.

 Per beneficiare della pensione  privilegiata occorre riportare infermità o lesioni irreversibili, dipendenti da causa di servizio ascrivibili ad una delle otto categorie della Tab. A annessa al d.p.r. 915/78 e successive modifiche e che determinano per il lavoratore una inidoneità permanente al servizio al momento del collocamento a riposo (art. 64 d.p.r. n. 1092/73).

Per le pensione normale (di vecchiaia o di anzianità) il presupposto per l’insorgenza del diritto è costituito dalla anzianità assicurativa e contributiva, per la prestazione privilegiata, l’insorgenza del diritto, invece, è collegata alla causa di servizio e cioè ad una infermità o malattia contratta  durante lo svolgimento dell’attività lavorativa.

Il lavoratore che, a causa di infermità o lesione dipendente da causa di servizio subisce una menomazione all’integrità fisica, che lo rende permanentemente inabile al lavoro, viene collocato a riposo e acquista il diritto al trattamento di quiescenza privilegiato, indipendentemente del requisito contributivo posseduto.

Tale prestazione, perciò, è completamente svincolata da ogni requisito minimo di durata del servizio o di età.

Le infermità o le lesioni sono quelle causate dai fatti di servizio derivanti dall'adempimento degli obblighi di servizio.

Le infermità o le lesioni si considerano dipendenti da fatti di servizio solo quando questi  sono la stati causa ovvero concausa efficiente e determinante e perciò quando il fatto di servizio sia stato causa unica e diretta, oppure concausa preponderante “con valore di condicio sine qua non dell’evento dannoso” ( art 64 d.p.r. n. 1092/73).

Il nesso di causalità  non è escluso dalla condotta imprudente o negligente  del soggetto, a meno non che queste non acquistano le caratteristiche della colpa grave o del dolo; il dolo e la colpa grave interrompono il  nesso di causalità.

La classificazione delle lesioni ed infermità per la concessione della pensione privilegiata è effettuata applicando la disciplina prevista per le pensioni di guerra  (Decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915 - Testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra; l. 26 gennaio 1980, n. 9, il d.p.r. 30 dicembre 1981, n. 834, la l. 6 ottobre 1986, n. 656 e il d.p.r. 30 settembre 1999, n. 377).

Misura della pensione privilegiata.

La misura della pensione privilegiata è diversificata per il personale con mansione impiegatizie (personale non operario) della misura della pensione privilegiata degli operai.

Per  infermità o lesioni  che siano ascrivibili alla prima categoria della tabella A annessa alla legge 18 marzo 1968, n. 313, la pensione privilegiata degli impiegati è pari a otto decimi della base pensionabile; la prestazione, perciò è quindi ragguagliata  a tanti quarantesimi della base pensionabile  per quanti sono gli anni di servizio.

Qualora le infermità o le lesioni siano di minore entità, la pensione è pari a un quarantesimo della base anzidetta per ogni anno di servizio utile, ma non può essere inferiore ad un terzo né superiore a otto decimi della base stessa. (art. 65 d.p. r. n. 1092/1973).

La pensione privilegiata spettante all'operaio è pari a quella normale calcolata in base al servizio utile aumentato di dieci anni; in ogni caso la pensione privilegiata non può essere inferiore al 44 per cento né superiore all'80 per cento della base pensionabile, (art. 66 d.p. r. n. 1092/1973).

In caso di cessazione dal servizio per infortunio sul lavoro che dia diritto a una rendita di inabilità, (rendita INAIL) la pensione privilegiata è diminuita di una somma pari alla rendita stessa. La pensione, ridotta nel modo anzidetto, non può essere inferiore a quella normale calcolata in base ai servizi prestati.

Liquidazione della pensione privilegiata.

Il trattamento privilegiato è liquidato d'ufficio nei confronti del dipendente cessato dal servizio per infermità o lesioni riconosciute dipendenti da fatti di servizio. In ogni altro caso il trattamento privilegiato diretto o di riversibilità è liquidato a domanda (art. 167 d.p.r. n. 1092/73), purché avanzata entro i termini decadenziali previsti dalla disciplina che regola l’Istituto, (. 169 del d.p.r. n. 192/73).

Secondo quando previsto dall’art. 169 del d.p.r. n. 192/73, la domanda di trattamento privilegiato non è (era) ammessa se il dipendente abbia lasciato decorrere cinque anni dalla cessazione dal servizio senza chiedere l'accertamento della dipendenza delle infermità o delle lesioni contratte.

Il termine è elevato a dieci anni qualora l'invalidità sia derivata da parkinsonismo.

La Corte Costituzionale, con sentenza 1 agosto 2008, n. 323 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del predetto articolo, nella parte in cui non prevede che, allorché la malattia insorga dopo i cinque anni dalla cessazione dal servizio, il termine quinquennale di decadenza per l'inoltro della domanda di accertamento della dipendenza delle infermità o delle lesioni contratte, ai fini dell'ammissibilità della domanda di trattamento privilegiato, decorra dalla manifestazione della malattia stessa.

Il termine quinquennale disciplinato dalla norma nel testo risultante dalla dichiarazione di illegittimità costituzionale,  per avanzare domanda di riconoscimento della dipendenza da causa di servizio, pertanto, non decorre dalla data di cessazione del servizio, ma dalla data di manifestazione della malattia.

L’accertamento dei requisiti sanitari.

Il procedimento per l’accertamento dei requisiti sanitari è disciplinato dal Decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre 2001, n. 461 - Regolamento recante semplificazione dei procedimenti per il riconoscimento della dipendenza delle infermità da causa di servizio, per la concessione della pensione privilegiata ordinaria e dell'equo indennizzo, nonché' per il funzionamento e la composizione del comitato per le pensioni privilegiate ordinarie.

L’iter del procedimento, come sopra evidenziato, può essere avviato o a domanda o d’ufficio.

Nei casi di iniziativa a domanda, (art.2) il dipendente che abbia subito lesioni o contratto infermità o subito aggravamenti di infermità o lesioni preesistenti, ovvero l'avente diritto in caso di morte del dipendente, per fare accertare l'eventuale dipendenza da causa di servizio, presenta domanda scritta all'ufficio presso il quale presta servizio, indicando specificamente la natura dell'infermità o lesione, i fatti di servizio che vi hanno concorso e, ove possibile, le conseguenze sull'integrità fisica, psichica o sensoriale e sull'idoneità al servizio, allegando ogni documento utile.

Quando il procedimento è avviato d’ufficio, il datore di lavoro inizia d'ufficio il procedimento per il riconoscimento della causa di servizio quando risulta che un proprio dipendente abbia riportato lesioni per certa o presunta ragione di servizio o abbia contratto infermità nell'esporsi per obbligo di servizio a cause morbigene e dette infermità siano tali da poter divenire causa d'invalidità o di altra menomazione della integrità fisica, psichica o sensoriale.  Il datore di lavoro procede d'ufficio anche in caso di morte del dipendente quando il decesso è avvenuto in attività di servizio e per fatto traumatico ivi riportato.

 Il Comitato di Verifica per le Cause di Servizio, di cui all’art. 10 del citato D.P.R. 461 del 2001, accerta la dipendenza dell’infermità dall’attività lavorativa. Se gli accertamenti danno esisto favorevole, può essere emesso il provvedimento di pensione.

In conformità all'accertamento sanitario di inidoneità assoluta a qualsiasi impiego e mansione, il datore di lavoro procede, entro trenta giorni dalla ricezione del verbale della Commissione, alla risoluzione del rapporto di lavoro e all'adozione degli atti necessari per la concessione del trattamento pensionistico..


La Pensione ai superstiti

Il legislatore ha previsto la tutela previdenziale diretta di quei soggetti che vivevano a carico del lavoratore assicurato o pensionato per il tempo in cui egli avrà cessato di vivere con la previsione della pensione in favore dei superstiti.

La tutela previdenziale, pertanto, ha per scopo, oltre che l'assegnazione di una pensione agli assicurati nel caso di invalidità o di vecchiaia, anche quello di attribuire la pensione ai superstiti nel caso di morte dell'assicurato o del pensionato.

La morte di questo ultimo, infatti, fa venire meno il reddito e i mezzi di sostentamento necessari per far fronte alle esigenze della vita quotidiana dei soggetti viventi a carico del defunto, provocando per gli stessi una grave situazione di disaggio economico; da qui, dunque, la previsione dell’intervento previdenziale teso a rimuovere gli ostacoli di ordine economico provocati dal venire meno della “fonte” di sostentamento assicurata dal lavoratore o dal pensionato al nucleo familiare di appartenenza.

La pensione ai superstiti, proprio in considerazione della funzione che assolve, è stata definita come “una prestazione  a tutela del rischio  più grave  che incombe sulla famiglia e cioè la morte, che troncando  l’attività produttiva  del capo-famiglia, ne pone  in grave difficoltà di vita i membri  che hanno più bisogno  di tutela  e di assistenza”, ( r.d.l. 14.4.1939 n. 636, relazione  di accompagnamento).

Il fondamento della prestazione, dunque, “è individuato  nel bisogno  dei  soggetti superstiti ed esclude, pertanto,  ogni concezione della pensione di reversibilità fondata su un rapporto patrimoniale  di tipo successorio” (in tal senso Michele orecchio).

La pensione del Fondo poste ai superstiti è una prestazione che viene corrisposta, a domanda, ai superstiti  e si fonda sugli stessi presupposti e criteri.

Quando il diritto alla pensione sorge in capo ai superstiti di lavoratori dipendenti, titolari di una posizione assicurativa presso il Fondo Poste, si versa in tema di pensione indiretta;  se invece il diritto alla pensione sorge in capo ai superstiti del titolare di pensione erogata dal Fondo Poste, allora il trattamento spettante ai superstiti è denominato pensione di reversibilità.

Si deve evidenziare che mentre nel regime dell’assicurazione generale obbligatoria la prestazione ai superstiti, assume la denominazione di pensione indiretta o di reversibilità, nel settore del pubblico impiego la norma che disciplina l’istituto riconduce alla sola denominazione di trattamento di reversibilità sia la pensione di reversibilità che la pensione indiretta ( art. 81  e seg. d.p.r n. 1092/73).

Tale trattamento secondo quanto previsto dal d.p.r n. 1092/1973 era riconosciuto ai superstiti del lavoratore (del dipendente) già pensionato e ai superstiti del lavoratore (del dipendente) deceduto in attività lavorativa (di servizio) con almeno 15 anni di servizio effettivo.

La legge di riforma del sistema previdenziale, art.1, comma 41°, innovando la disciplina del trattamento pensionistico ai superstiti, ha esteso a tutte le forme esclusive o sostitutive dell’Assicurazione Generale obbligatoria, la disciplina del trattamento pensionistico a favore dei superstiti di assicurato e pensionato vigente nell'ambito del predetto del regime dell'assicurazione generale obbligatoria (INPS)..

Con decorrenze dal 17 agosto 1995, a prescindere dalla data di inizio della pensione del dante causa, perciò, vige in materia un regime uniforme, ulteriore processo di armonizzazione dei regimi previdenziali dei vari settori.

II- Requisiti.

Per  effetto dell’estensione della disciplina AGO, per il perfezionamento dei requisiti per la liquidazione di pensione indiretta il dipendente, alla data del decesso, deve aver maturato un’anzianità di servizio pari ad almeno 15 anni, oppure pari a 5 anni di contribuzione, di cui almeno 3 nell’ultimo quinquennio.

Pertanto, sono necessari 780 contributi settimanali, pari a 15 anni, accumulati in qualsiasi periodo (requisito contributivo previsto per la pensione di vecchia dalla disciplina precedente al decreto legislativo n. 503/92). L’articolo 2 del decreto legislativo n. 503/1992, pur avendo elevato a 20 anni i requisiti assicurativi e contributivi per la pensione di vecchiaia, invece, ha confermato per la pensione ai superstiti i requisiti della previgente normativa.

 Nei confronti dei superstiti di un iscritto, destinatario di un sistema di calcolo esclusivamente contributivo, per i quali non sussistono i requisiti assicurativi e contributivi per la pensione indiretta spetta la liquidazione dell’indennità una tantum.  

 Ai fini della liquidazione di pensione di reversibilità, il lavoratore, al momento del decesso, deveva essere già titolare di pensione diretta.

Soggetti aventi diritto.

I soggetti aventi diritto alla pensione ai superstiti sono:

 ° il coniuge superstite che al momento del decesso risulti essere coniugato;

· il coniuge separato consensualmente;

· il coniuge divorziato se titolare di assegno divorzile e non passato a nuove nozze;

· il coniuge divorziato, anche se il deceduto aveva contratto nuovo matrimonio ed il nuovo coniuge è ancora in vita.

La Corte di Cassazione – Sezioni Unite civili – (Con decisione n. 159/98 ) ha statuito che  ove al momento della morte dell’ex coniuge titolare di un diritto a pensione, allo stesso sopravvivono sia il coniuge divorziato (a sua volta titolare di assegno divorzile) sia il nuovo coniuge superstite avente i requisiti per la pensione di reversibilità, entrambi hanno pari e autonomo diritto all’unico trattamento di reversibilità che l’ordinamento riconosce al coniuge sopravvissuto; inoltre la ripartizione del trattamento tra detti coniugi deve essere fatto sulla base del criterio della durata legale dei rispettivi matrimoni. e in rigorosa proporzione con i relativi periodi. Pertanto nell’ipotesi di decesso o di successive nozze del coniuge superstite, quello divorziato ha diritto all’intero trattamento di reversibilità.

Con successiva ordinanza n.419/99 la Corte Costituzionale ha temperato tale criterio, precisando che la ripartizione del trattamento deve essere effettuata non solo sulla base della durata dei rispettivi matrimoni, ma anche delle condizioni economiche e reddituali delle parti.

In questo caso il divorziato ha diritto al trattamento di pensione previa sentenza specifica da parte del tribunale che stabilisca le percentuali spettanti; la  misura della ripartizione del pensione di reversibilità, pertanto, deve essere fatta dal Tribunale

· i figli (legittimi, legittimati, adottivi, naturali, riconosciuti legalmente o giudizialmente dichiarati, nati dal precedente matrimonio dell’altro coniuge) che al momento del decesso siano minori di diciotto anni o studenti di scuola media superiore (tra 18 e 21 anni) ed a carico del genitore o studenti universitari per tutta la durata legale del corso di laurea (comunque non oltre i 26 anni) ed a carico del genitore, o inabili e a carico del genitore;

· i genitori con età superiore a 65 anni che non siano titolari di pensione ed a carico del defunto, a condizione che non esistano né coniuge né figli aventi diritto;

· i nipoti in linea retta a carico dell’iscritto o del pensionato, anche se non formalmente affidati, così come stabilito dalla Corte Costituzionale con Sentenza n. 180 del 1999 e sino al compimento dei 18 anni;

i fratelli celibi e le sorelle nubili a carico del defunto, inabili e non titolari di pensione, a condizione che non esistano né coniuge, né figli, né nipoti, né genitori.

 I Soggetti in possesso dei requisiti, possono presentare domanda, in qualsiasi momento successivo alla morte del dipendente o del pensionato.

La misura della pensione.

La misura della pensione spettante ai superstiti, rispetto a quella del titolare deceduto, viene liquidata secondo le seguenti aliquote percentuali:

 

° 60% al coniuge;

· 80% al coniuge e un figlio;

· 100% al coniuge e due o più figli;

· 70% a un figlio;

· 80% a due figli;

· 100% a tre o più figli;

· 15% a ciascun genitore;

· 15% a ciascun fratello/sorella.

 A tali pensioni si applicano i limiti alla cumulabilità tra i trattamenti ai superstiti e redditi propri dei beneficiari, previsti dalla legge n. 335 del 1995.


La Pensione ad onere ripartito

Il Fondo di Quiescenza Poste eroga anche prestazioni pensionistiche ripartite con l’INPDAP.

Si tratta di pensioni i cui titolari hanno prestato servizio in parte nel ruolo ULA (uffici locali con versamenti contributivi all’ex IPOST) e in parte nel ruolo UP (uffici principali) e in altre Amministrazioni Statali (con versamenti contributivi al Tesoro), con data cessazione fino al 1°aprile 1993.

In questo caso il trattamento pensionistico è liquidato in proporzione ai periodi a carico di ciascun Fondo.

Per gli stessi casi, ma con data cessazione successiva al 1°aprile 1993, il trattamento pensionistico è erogato per intero dall’ultimo Ente presso il quale il lavoratore è stato iscritto con azione di rivalsa sull’altro. 

 

La Totalizzazione dei periodi assicurativi.

 
Nel Fondo di Quiescenza trova applicazione il meccanismo della totalizzazione dei periodi assicurativi posseduti nelle diverse gestione pensionistiche, non coincidenti, purché il richiedente abbia maturato un’anzianità minima di tre anni nelle diverse gestioni previdenziali (art. 1, comma 76, lettera a) della legge 247 del 2007).

La totalizzazione consente ai lavoratori che, nel corso della vita lavorativa, siano stati iscritti a più gestioni previdenziali obbligatorie, di utilizzare i diversi periodi contributivi maturati ai fini di un unico trattamento pensionistico e l’onere è posto, proporzionalmente, a carico delle singole gestioni alle quali è stata versata la contribuzione.

Mediante la totalizzazione possono essere conseguite:

- la pensione di vecchiaia, con 65 anni di età e almeno 20 anni di anzianità contributiva;

- la pensione di anzianità, con 40 anni di anzianità contributiva;

- la pensione di inabilità,

- la pensione indiretta ai superstiti.

La misura del trattamento è determinata con le regole del sistema contributivo; per chi ha già raggiunto in una singola cassa previdenziale i requisiti minimi per il diritto a pensione, la quota sarà determinata con il sistema previsto da quella gestione.

I trattamenti pensionistici di vecchiaia, di anzianità in regime di totalizzazione, dal 2011, decorrono trascorsi diciotto mesi dalla data di maturazione dei prescritti requisiti ai sensi dell’articolo 12 della legge 122/2010.

Rimane inalterato il regime delle decorrenze dei trattamenti pensionistici derivanti da totalizzazione per coloro che hanno maturato i prescritti requisiti entro il 31.12.2010: primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda di pensione in regime di totalizzazione.

La totalizzazione dei periodi assicurativi è conseguibile a domanda del lavoratore o del suo avente causa, da presentarsi all’ente gestore della forma assicurativa a cui da ultimo il medesimo è, ovvero è stato, iscritto. Tale ente promuove il procedimento”. Per forma assicurativa di ultima iscrizione deve intendersi la gestione dove risulta accreditata l’ultima contribuzione a favore del lavoratore.

 Qualora al momento della domanda di prestazione in totalizzazione il lavoratore dovesse risultare iscritto a più gestioni gli è data facoltà di scegliere la gestione presso cui presentare la domanda, che, nel caso di pensione indiretta, ovvero di pensione di inabilità risulterà quella di riferimento per la verifica del diritto alle predette prestazioni in totalizzazione.

 L’Ente che riceve la domanda, dovrà attivarsi per avviare il procedimento contattando gli Enti presso i quali è stato iscritto il lavoratore e che dovranno risultare nella domanda presentata dallo stesso lavoratore, ovvero dai suoi familiari superstiti.

 Una volta ricevuta la comunicazione relativa all’anzianità contributiva utile per il diritto e i periodi cui si riferiscono tali contributi, l’Ente istruttore dovrà verificare la sussistenza del diritto alla prestazione richiesta, sommando tutti i periodi non coincidenti temporalmente.

 Ai fini del perfezionamento dell’anzianità contributiva utile per il diritto alle prestazioni pensionistiche conseguibili attraverso la totalizzazione, la contribuzione accreditata per periodi coincidenti deve essere conteggiata una volta sola.


Indennità una tantum

 
In assenza del requisito minimo contributivo per l’accesso al pensionamento e con almeno un anno di effettiva contribuzione, il Fondo di Quiescenza  provvedeva alla liquidazione della indennità una tantum;.

La predetta indennità veniva utilizzata per la costituzione della posizione assicurativa presso l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ai sensi della legge 2 aprile 1958, n. 322.

 Dal 31 luglio 2010, data di entrata in vigore della legge 122 e di abrogazione della legge n. 322/1958, la contribuzione insufficiente a consentire l’accesso ad un trattamento pensionistico autonomo può formare oggetto di totalizzazione o di ricongiunzione onerosa ai sensi della legge n. 29 del 1979, oppure al trattamento differito di pensione, possibilità che trova fondamento dall’abrogazione della Legge 322/58 (circolare INPDAP n°. 18/8.10.2010)

  

La “valutazione” dei periodi di servizio

 
I periodi di servizio valutabili ai fini dell’anzianità utile a pensione si distinguono in due tipologie:

 
· servizi valutabili d’ufficio (ex se);

 
· servizi valutabili a domanda.

 

1.      I periodi di servizio valutabili d’ufficio.

 -     Servizio militare obbligatorio di leva e il servizio civile sostitutivo (artt. 1 e 8 D.P.R .1092/73);

 
-       tutti i servizi prestati in qualità di dipendente statale in posizione di ruolo con iscrizione alla Cassa Trattamenti Pensionistici Statali (C.T.P.S.) e alle dipendenze di enti locali con iscrizione alla Cassa Pensioni dipendenti Enti Locali (C.P.D.E.L.) o a casse e/o fondi speciali esistenti presso gli stessi enti (artt. 112 e 113 D.P.R. 1092/73).

 

2. I periodi di servizio valutabili a domanda dell’interessato sono i seguenti:

 
a) Il computo. Si tratta di una operazione che consente di valutare i periodi di servizio non di ruolo prestati alle dipendenze dello Stato, Enti Pubblici diversi dallo Stato, di assemblee legislative, di Enti Parastatali o Enti e Istituti di Diritto Pubblico, con obbligo di contribuzione al Fondo pensioni lavoratori dipendenti dell’INPS.

La richiesta di computo può riguardare tutti i periodi di servizio svolto con copertura contributiva presso il FPLD o solo parte di essi.

Trova applicazione l’art. 11 del D.P.R. 1092/73 per i servizi non di ruolo resi allo Stato (anche per gli ex ULA a far data dal 08/11/1989, ai sensi dell’art 41 della legge n. 355/89) e l’art. 12 del suddetto D.P.R. per i servizi di ruolo e non di ruolo prestati alle dipendenze di Enti locali territoriali (comune, province, regioni), Enti parastatali o di Enti istituti di diritto pubblico.

L’accredito dei periodi assicurativi avviene mediante trasferimento della contribuzione obbligatoria dal FPLD al Fondo, senza alcun onere per il richiedente

 
b) Il riscatto: consente di valutare, a titolo oneroso, nell’ambito della gestione previdenziale periodi e/o servizi altrimenti non utili. Sono riscattabili i periodi e/o servizi previsti da specifiche disposizioni  di legge.

Con particolare riferimento all’art. 2 della legge 25 gennaio 1960, n. è prevista la possibilità di riscatto di periodi fuori ruolo coperti da assicurazione obbligatoria da parte del personale PT ex ULA che, fino all’entrata in vigore dell’art 41 della legge 355/89, non poteva computare ai sensi del D.P.R 1092/73.

  Tale forma di riscatto non comporta l’annullamento della posizione assicurativa INPS, che rimane efficace a tutti gli effetti e che pertanto dà diritto ad eventuale trattamento pensionistico supplementare da parte dell’Inps, come da ultimo specificato con circolare n. 36 del 03/02/1995.

In questi casi, ai sensi dell’art. 5, comma 2, della legge 4/1960, il Fondo di Quiescenza all’atto del collocamento a riposo eroga all’iscritto un trattamento pensionistico in base all’intera anzianità di servizio (inclusi i periodi riscattati ai sensi della legge 4/1960) e al momento del raggiungimento del requisito pensionistico INPS di vecchiaia (65 anni per gli uomini e 60 per le donne) detrae dal trattamento l’importo corrispondente alla pensione o alla parte di essa erogata dall’INPS relativamente al periodo fuori ruolo riscattato.

Entro 30 giorni dal raggiungimento del requisito al trattamento INPS l’interessato ha la facoltà di rinunciare alla pensione supplementare INPS e optare per un unico trattamento.

 c) La ricongiunzione (art.2 L.29/79 e art. 1, co 1, L.45/90): consente la valutazione a tutti gli effetti di periodi coperti da contribuzione accreditata in gestioni previdenziali diverse che possono essere quindi  unificati e valorizzati nell’ambito del Fondo di Quiescenza.

Si possono ricongiungere ai sensi dell’art. 2 della legge 7 febbraio 1979, n. 29 i periodi di contribuzione obbligatoria, figurativa, volontaria e da riscatto maturati nell’Assicurazione generale obbligatoria (FPLD, Gestioni speciali dei lavoratori autonomi ART/COM e CD/CM) e/o in gestioni pensionistiche sostitutive, esonerative ed esclusive dell’ordinamento generale.

Ai sensi dell’art. 1, comma 1, della legge 5 marzo 1990, n. 45 possono essere inoltre ricongiunti i periodi contributivi maturati nell’ambito dei regimi previdenziali dei liberi professionisti.

La domanda di ricongiunzione deve essere presentata dall’iscritto entro l’ultimo giorno di servizio.

La facoltà di ricongiunzione di vari periodi in un’unica gestione previdenziale può essere esercitata una sola volta. Può essere esercitata una seconda volta solo se l’interessato possa far valere successivamente all’esercizio della prima ricongiunzione, dieci anni di assicurazione previdenziale, di cui almeno cinque di effettiva attività lavorativa (art. 4, c. 1, legge 29/1979 e art. 3, c. 1, legge 45/1990) ovvero all’atto del pensionamento (art. 4, c. 2, legge 29/1979 e art. 3, c. 2, legge 45/1990).

d) La ricongiunzione (art 1 Legge 29/79): consente la valorizzazione di periodi coperti da contributi presso il Fondo di Quiescenza nell’ambito di gestioni previdenziali diverse.

La ricongiunzione esercitata ai sensi dell’art. 1 della legge n. 29/1979 non comporta oneri per gli interessati se la relativa istanza è stata presentata in data anteriore al 1° luglio 2010. È invece esercitabile a titolo oneroso con effetto sulle domande decorrenti dalla predetta data, in conseguenza delle modifiche apportate dall’art. 1 dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 (art. 12, c. 12 septies).

 e) La prosecuzione volontaria (art. 5 e ss., DLgs. n. 184/1997): nelle ipotesi di interruzione o cessazione del rapporto di lavoro l’iscritto ha facoltà di proseguire, in forma volontaria, il rapporto assicurativo già instaurato con il Fondo di Quiescenza, al fine di conservare i diritti derivanti dalla contribuzione pregressa o di raggiungere i requisiti per il diritto al trattamento pensionistico. La facoltà di effettuare versamenti volontari è esercitabile esclusivamente per periodi che non siano coperti da contribuzione di qualsiasi natura, per i limiti posti dall’art. 6, comma 2, del d.lgs. n. 184/1997.

f) La totalizzazione dei periodi assicurativi esteri (Regolamento C.E 1606/98): entrato in vigore il 25/10/1998, il Regolamento ha esteso ai dipendenti pubblici l’applicazione della normativa comunitaria di sicurezza sociale, consentendo la totalizzazione dei periodi contributivi accreditati in Italia con quelli esteri certificati da Istituti di sicurezza sociale dei Paesi aderenti all’Unione europea (inclusala Svizzera dal 01/06/2002), ai fini del perfezionamento del diritto ad una prestazione pensionistica nazionale.

g) I contributi figurativi: sono periodi assicurativi riconosciuti a particolari condizioni, in assenza di effettivi versamenti contributivi.

Il riconoscimento di copertura figurativa è prevista per i periodi di servizio militare, di congedo per maternità ai sensi del d.lgs. n. 151 del 2001 e per tutti gli altri eventi tutelati per espressa disposizione di legge.

Detti periodi sono utili ai fini pensionistici e vengono valutati ai fini del diritto e del calcolo della pensione.

 
I criteri e le modalità di esercizio delle facoltà sopra evidenziate saranno oggetto di successiva circolare.

 
 

Bibliografia normativa.

 - D.P.R. 29/12/1973, n. 1092 (testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato);

- L. 24/5/1970, n. 336 (norme e favore dei dipendenti civili dello Stato ed Enti Pubblici ex combattenti ed assimilati);

 - L. 29/4/1976, n. 177 (collegamento alla dinamica salariale e maggiorazione del 18%);

 - L. 28/3/1991, n. 120 (benefici ai non vedenti);

-  D.Lgs. 30/12/1992, n. 503 (norme per il riordinamento del sistema previdenziale dei lavoratori privati e pubblici);

 - L. 29/1/1994, n. 71 (passaggio del trattamento di quiescenza di tutti i dipendenti di Poste all’IPOST con applicazione delle relative norme pubblicistiche);

-  L. 23/12/1994, n. 724 (conglobamento della I.I.S. nel calcolo della pensione e versamento contributivo sulla maggiorazione già figurativa della L. 177/76);

 - L. 8/8/1995, n. 335 (riforma del sistema pensionistico);

 - L. 27/12/1997, n. 449;

 - L. 23/8/2004, n. 243;

 - L. 24/12/2007, n. 247;

 - L. 30/07/2010, n. 122;

 -  L. 7/2/1979, n. 29 (Ricongiunzione dei periodi assicurativi dei lavoratori ai fini previdenziali);

 - L. 5/3/1990, n. 45 (Norme per la ricongiunzione dei periodi assicurativi ai fini previdenziali    per i liberi professionisti).

 - D.lgs 30/4/1997, n. 184;

 - D.lgs 26/3/ 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità);

- Circ.  INPS 126 del 2010

- Decreto legge n. 98/2011, convertito in legge n. 111/2011.