LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Sentenza 20.10.2010 n. 21506


Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ALONZO Michele - Presidente -

Dott. BOGNANNI Salvatore - Consigliere -

Dott. BERNARDI Sergio - Consigliere -

Dott. DIDOMENICO Vincenzo - Consigliere -

Dott. CAMPANILE Pietro - rel. Consigliere -


ha pronunciato la seguente: sentenza sul ricorso proposto da:

COMUNE DI L. – ricorrente -


contro


BANCA INTESA S.P.A. - controricorrente -


nonché sul ricorso incidentale proposto da: BANCA INTESA S.P.A. - ricorrente incidentale


contro


COMUNE DI L. – controricorrente a ricorso incidentale -


avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia, n. 36/18/04, depositata in data 20.1.2005;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 19.5.10 dal Cons. Dott. Pietro Campanile;

Udito per il ricorrente principale l’Avv. Paolo Mereu; Udito per la Banca Intesa l’Avv. Silvia Pansieri;

Udito il P.M., in persona del Sost. P.G. Dott. SEPE Ennio Attilio, che ha concluso per l’accoglimento per quanto di ragione, in

riferimento al secondo motivo.

Fatto


1-1 – La Commissione tributaria regionale della Lombardia, accogliendo l’appello proposto da Banca Intesa S.p.a. Nei confronti del Comune di L., e rigettando l’impugnazione incidentale – relativa alle spese processuali – da questi proposta, con la sentenza indicata in epigrafe annullava gli avvisi di accertamento emessi da tale ente e concernenti l’imposta comunale sugli immobili per gli anni dal 1998 al 2000, ritenendo, da un lato, infondata la questione dedotta dalla contribuente circa la natura perentoria del termine annuale per rettificare la rendita proposta con la procedura DOCFA, e, dall’altro, che fosse applicabile la norma contenuta nella L. n. 342 del 2000, art. 74 nel senso che della nuova rendita dovesse tenersi conto, ai fini dell’imposta ICI, solo per il periodo successivo alla sua notifica, rimanendo validi, quindi, i versamenti effettuati sulla base della rendita originariamente proposta.

1.2 - Avverso tale decisione ha proposto ricorso il Comune di L., chiedendone la cassazione sulla base di quattro motivi.

Resiste con controricorso Banca Intesa, proponendo a sua volta impugnazione in via incidentale, affidata a un unico motivo, cui resiste, con controricorso, l’ente territoriale.


Diritto


2.1 - Deve preliminarmente disporsi la riunione dei due ricorsi, ai sensi dell’art. 335 c.p.c., in quanto proposti avverso la medesima decisione.

2.2 - L’eccezione pregiudiziale di inammissibilità del ricorso principale, per essere stata la procura speciale rilasciata “anche” a procuratore non iscritto all’albo degli abilitati al patrocinio davanti alla Corte di cassazione, non appare condivisibile. Invero deve ritenersi che il mandato con cui si conferisce procura alle liti a più difensori, in difetto di un’espressa ed inequivoca volontà contraria (nella specie insussistente, stante l’ambiguità della locuzione “procura speciale congiunta e disgiunta”), va inteso nel senso della volontà di attribuire a ciascuno dei delegati il potere di agire disgiuntamente (Cass., 25 maggio 2009, n. 12036): la sottoscrizione del ricorso da parte dell’Avv. Mereu, abilitato al patrocinio in sede di legittimità, costituisce valido requisito di ammissibilità.

Sempre in via preliminare, deve rilevarsi l’infondatezza dell’eccezione di inammissibilità del ricorso principale, per mancata indicazione delle distinte ipotesi, cosi come previste dall’art. 360 c.p.c., poste alla base di ciascun motivo. Ben vero, atteso che la configurazione formale della rubrica del motivo di ricorso per cassazione non ha contenuto vincolante per la qualificazione del vizio denunciato, perchè è solo la esposizione delle ragioni dell’impugnazione che chiarisce e qualifica, sotto il profilo giuridico, il contenuto della censura (Cass., 30 marzo 2007, n. 7981; Cass., 5 aprile 006, n. 7882; Cass., 18 marzo 2002, n. 3941), non può considerarsi essenziale il riferimento esplicito alle singole previsioni di cui all’art. 360 c.p.c., quando i motivi, come nel caso di specie, espongano, in maniera chiara e specifica, le censure rivolte alla decisione impugnata.

2.3 - Il primo motivo del ricorso principale, con il quale il Comune di L. propone (per la prima volta) la questione dei vizi di rappresentanza della Banca Intesa nel giudizio di secondo grado, non risultando specificata, nel ricorso in appello, la qualifica e i poteri dei sottoscrittori della procura speciale, C. G. e M.F., è infondato. Soccorre, in proposito, il principio, già affermato da questa Corte, e condiviso dal Collegio, secondo cui nel giudizio di cassazione non può dichiararsi il difetto di capacità processuale di una delle parti, se esso non risulti dagli atti e se la controparte abbia svolto le proprie difese nelle precedenti fasi del processo senza eccepire nulla al riguardo.

Invero nel giudizio di legittimità non può trovare ingresso l’eccezione relativa alla mancata dimostrazione della fonte del potere di rappresentanza, atteso che non è consentito chiedere alla Corte di cassazione un apprezzamento di nuovi elementi e profili probatori a favore o contro il conferimento in concreto della “legitimatio ad processum” a chi agisca in rappresentanza di altri, in contrasto con le presunzioni consolidatesi nel corso del procedimento e con le conclusioni probatorie del giudizio di merito, correttamente ispirate al costante ed univoco comportamento processuale delle parti (Cass., 21 novembre 2006, n. 24681; Cass., 13 agosto 2004, n. 15854).

2.4 - Con il secondo motivo il ricorrente principale denuncia, in sostanza, violazione delle norme contenute negli artt. 112 e 346 c.p.c., rappresentando che, non avendo la Banca riproposto la questione, già sollevata con il ricorso introduttivo (unitamente a quella – già respinta in primo grado – relativa alla natura perentoria del termine previsto dal D.M. n. 701 del 1994, art. 1, comma 3), inerente alla natura non retroattiva dell’efficacia della rendita relativamente ai periodi anteriori alla notificazione, ai sensi della L. n. 342 del 2000, art. 74 la sentenza, affermando tale non retroattività, sarebbe incorsa in vizio di ultrapetizione.

Il motivo è meritevole di accoglimento.

2.5 - Deve in via preliminare osservarsi che l’eccezione di improcedibilità sollevata dalla Banca ai sensi dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, ed inerente alla mancata allegazione degli atti sui quali il ricorso si fonda, non coglie nel segno, in quanto, trattandosi di atti di natura processuale (la stessa resistente espressamente, a pag. 2 della propria memoria, osserva che “né il ricorso introduttivo, né l’atto di appello sono stati allegati al ricorso per cassazione”), il relativo obbligo di allegazione è stato introdotto con il D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, che si applica ai ricorsi per cassazione proposti avverso le sentenze e gli altri provvedimenti pubblicati a decorrere dal 2 marzo 2006, con conseguente rispetto da parte del ricorrente della disciplina inerente, ratione temporis, al ricorso in esame, relativo a decisione pubblicata il 27.7.2005.

2.6 - Tornando al motivo in esame, deve osservarsi che il D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 56 che prevede che “le questioni ed eccezioni non accolte nella sentenza della commissione provinciale, che non sono specificamente riproposte in appello, s’intendono rinunciate”, ha una portata analoga alla disposizione contenuta nell’art. 546 c.p.c., essendosi chiarito che il termine “questioni” (per tali intendendosi quelle “suscettibili di essere dedotta come autonomo motivo di ricorso o d’impugnazione”) non ha un’accezione più ampia di quella contenuta in detta disposizione, la quale si riferisce alle “domande”, e non comprende quindi anche le mere argomentazioni giuridiche (Cass., 13 marzo 2001, n. 3653).

La sovrapponibilita delle ipotesi normative testè richiamate consente di ricorrere al vasto filone giurisprudenziale formatosi in merito all’interpretazione della disposizione contenuta nell’art. 346 c.p.c., prevalentemente intesa nel senso che l’onere di riproposizione riguarda, in particolare, le questioni, nel senso sopra precisato, non esaminate o non accolte perchè assorbite, come quelle proposte in via alternativa o subordinata (Cass., 13 aprile 2007, n. 8854; Cass., 12 gennaio 2006, n. 413).

2.7 - Nel caso scrutinato non è chi non veda la piena autonomia dei distinti motivi posti a fondamento del ricorso introduttivo, attinenti, il primo, alla perentorietà o meno del termine previsto dal D.M. n. 701 del 1994, art. 1 ed il secondo all’efficacia non retroattiva della notifica della rendita definitiva ai fini dell’imposta comunale sugli immobili. Infatti la Commissione tributaria regionale, pur ritenendo infondata la prima questione, ha annullato gli avvisi sotto il secondo profilo.

L’autonomia e la scindibilità, sul piano giuridico, delle menzionate questioni, fondate su diverse causae petendi, risulta ancor più marcata ove si consideri che, come emerge dalla decisione impugnata, Banca Intesa aveva inizialmente proposto due distinti ricorsi, poi riuniti dalla Commissione provinciale, sia nei confronti dell’Agenzia del Territorio (non convenuta in questa sede per evidenti ragioni), che del Comune di L..

2.8 - Dall’esame dell’atto di appello proposto dalla ricorrente, consentito dalla natura procedurale del vizio denunciato, emerge che l’unico motivo di tale gravame è costituito dalla contestata natura perentoria del termine previsto dal D.M. n. 701 del 1994, laddove il riferimento della decisione impugnata a un richiamo alla questione esaminata e accolta “nelle conclusioni dell’atto di appello”, non può essere condiviso. Non è sufficiente, infatti, ai fini della rituale riproposizione di una questione, che deve essere effettuata in maniera chiara ed univoca, il generico quanto vacuo riferimento “a tutte le argomentazioni difensive prospettate nel ricorso principale”, contenuto nel ricorso in appello in esame.

Appare pertanto evidente come la Commissione tributaria regionale abbia, pur rigettando l’unico motivo proposto dall’appellante, proceduto alla declaratoria della nullità degli avvisi di accertamento in palese violazione del principio contenuto nell’art. 112 c.p.c..

né può condividersi il rilievo della controricorrente a ricorso principale, secondo cui si tratterebbe di questione che “rientra per la sua importanza tra quelle rilevabili d’ufficio in ogni stato e grado del procedimento”. Deve, in proposito, richiamarsi il principio secondo cui la decadenza dell’amministrazione finanziaria dall’esercizio di un potere nei confronti del contribuente, in quanto stabilita in favore e nell’interesse esclusivo di quest’ultimo in materia di diritti da esso disponibili, configura un’eccezione in senso proprio che, in sede giudiziale, deve essere dedotta dal contribuente, non potendo essere rilevata d’ufficio dal giudice (Cass., 11 dicembre 2006, n. 26361; Cass., 24 agosto 2007, n. 18019).

2.9 - L’accoglimento del secondo motivo di ricorso comporta l’assorbimento del terzo, in cui viene dedotta la violazione della L. n. 342 del 2000, art. 74 che la Commissione tributaria regionale non avrebbe dovuto rilevare; va altresì constatata l’inammssibilità per evidente carenza di interesse ad impugnare, del quarto motivo, con il quale si ribadisce la natura non perentoria del termine di cui al D.M. n. 701 del 1994, già affermata nella decisione scrutinata.

3.1 - Il ricorso incidentale di Banca Intesa deve essere dichiarato inammissibile, in quanto esplicitamente rivolto a “correggere la motivazione della sentenza di secondo grado nel capo sfavorevole alla contribuente e confermare la statuizione di annullamento degli avvisi di accertamento” (Cass., 24 marzo 2010, n. 7057). In ogni caso, vale bene richiamare il costante orientamento di questa Corte circa la natura non perentoria del termine previsto dal D.M. n. 701 del 1994 (Cass., 3 ottobre 2009, n. 21139; Cass., 3 settembre 2008, n. 22230), laddove la questione della ultrattività della proposta, in caso di rettìfica tardiva (cfr. Cass., 21 luglio 206, n. 16824), parimenti non rilevabile d’ufficio, non può essere esaminata in questa sede.

4.1 - L’accoglimento del secondo motivo del ricorso principale comporta la cassazione della decisione. Ricorrono per altro gli estremi, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, per decidere nel merito, nel senso del rigetto del ricorso introduttivo, avuto riguardo all’infondatezza dell’unica questione, come sopra evidenziato, ivi dedotta e non rinunciata. Avuto riguardo alla complessità e alla peculiarità dei temi trattati, ricorrono giusti motivi per l’integrale compensazione delle spese processuali dell’intero giudizio.


P.Q.M.


La Corte riunisce i ricorsi. Rigetta il primo motivo, accoglie il secondo motivo del ricorso principale, dichiara assorbito il terzo, nonché inammissibili il quarto e il ricorso incidentale. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto, e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo. Dichiara compensate le spese processuali dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 5^ sezione civile – tributaria, il 19 maggio 2010.

Depositato in Cancelleria il 20 ottobre 2010